Overblog Tutti i blog Blog migliori Politica
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

Pubblicità

Manifestazione in tutta Italia. Ripensate grazie a un dibattito in rete. FEMMINISTE IN CENTO PIAZZE

 

Carla Cotti, "Liberazione" 13 febbraio 2011


Raramente una manifestazione è stata frutto di una simile elaborazione collettiva. I contenuti che oggi, a partire dalle 14, saranno portati in decine e decine di piazze italiane hanno subito infatti una profonda trasformazione grazie a una discussione serratissima, durata meno di un mese.
La mobilitazione nasce da un appello, "Se non ora, quando?", lanciato a fine gennaio, sull'onda del Rubygate, da una trentina di donne, attorno all'associazione Di nuovo promossa da Cristina Comencini. Lo schieramento è larghissimo, da Natalia Aspesi a Flavia Perina, da Maria Bonafede a Susanna Camusso, da suor Eugenia Bonetti a Giulia Bongiorno; comprende scrittrici (tra le altre Murgia, Sereni, Parrella, Avallone), attrici (Finocchiaro, Sandrelli, Savino, Buy), editrici (Feltrinelli e Archinto), politiche (Turco e Finocchiaro). Il testo raccoglie subito un mare di adesioni. Ma desta anche, in molte, profonde perplessità: parla della «maggioranza delle donne» che «lavora fuori o dentro casa» che «si sacrifica» che «si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani», che si impegna «nella vita pubblica allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società». Denuncia la mentalità che «propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici» e i «comportamenti che ne derivano», responsabili di «inquinare la convivenza sociale e l'immagine della nazione». Lamenta che si sia «superata la soglia della decenza». Chiede alle donne di mobilitarsi per difendere la propria «dignità» e agli uomini di «dimostrare amicizia verso le donne».
Non aiuta il fatto che l'iniziativa si intrecci con un'altra, distinta ma simile, e questa scientemente contrappositiva, lanciata dal quotidiano l'Unità a partire da un editoriale intitolato "Le altre donne" della direttrice Concita De Gregorio: l'appello "Dove siete donne? Diciamo: ora basta" («Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. E' dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. E' il momento di rispondere forte: dove siete ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete...») sfiora le 85mila firme. Intanto la Repubblica lancia tra le sue lettrici la campagna di testimonianza fotografica "Sono donna e dico basta", collezionando a sua volta migliaia di prese di posizione. In diecimila manifestano a Milano contro Berlusconi con sciarpa bianca al collo «in segno di lutto» (ma guarda caso il bianco è il colore della purezza). L'occasione insomma è ghiotta: dovesse mai l'agognata spallata al premier azzoppato dalle inchieste giudiziarie ma sempre in sella venire da questa molteplice mobilitazione "al femminile", meglio cavalcarla. Tra tutti si distingue il clamoroso autogol del leader del Pd Bersani: «Noi maschi saremo con le donne che il 13 vanno in piazza, se non altro perché conosciamo le nostre mogli, le nostre compagne, le nostre amiche, le nostre figlie. Perché le rispettiamo come persone e non accettiamo che siano considerate merce da vendere su cui esercitare il dominio maschilista».
E' in questo quadro poco promettente che scoppia la discussione tra donne. Ed è subito appassionante. Il settimanale gli Altri si distingue, dedicando alle critiche alla mobilitazione così come inizialmente pensata tre numeri in sequenza: Lea Melandri scrive contro "La trappola del moralismo", Ritanna Armeni propone "Se provassimo a capire le escort?", Lia Bonelli indaga gli slittamenti misogini del linguaggio (e del pensiero) "autorizzati" dal caso Ruby, intervengono Emma Baeri, Manuela Fraire, Elettra Deiana, Katia Ippaso, Anna Paola Concia, Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi ("Amici delle donne, attenti a quel che dite"); dirimente, sul numero del 4 febbraio, l'intervista di Angela Azzaro a Pia Covre: "Amiche di sinistra non andate in piazza contro altre donne".
Nei social network, nelle liste ci si confronta fittamente. Siti come donnealtri, universitadelledonne, il paese delle donne, zeroviolenzadonne, globalproject, rilanciano, e aggiungono materiali. Il manifesto propone, oltre alle analisi politiche di Ida Dominijanni, riflessioni e interventi. Il dibattito conquista ampio spazio persino sul Corriere della sera, coinvolgendo un nutrito gruppo di intellettuali diversamente toccate dal femminismo (molto interessanti, tra le altre, Luisa Muraro, Maria Nadotti, Emma Fattorini, Olivia Guaraldo). E lo spartiacque vero si rivela essere non tanto l'andare in piazza o no, quanto il come e il perché.
Chiari e condivisi i nodi. Il rifiuto drastico del rischio (concretissimo) di strumentalizzazione delle donne in una assai poco critica crociata antiberlusconiana. Il rifiuto del moralismo e della conseguente contrapposizione tra donne perbene e permale: se la discussione sulla prostituzione è per alcune ancora aperta, corale si rivela la denuncia del nesso sesso-potere-mercato, cuore di un sistema di potere patriarcale che non smette di attentare alla nostra soggettività, nei letti e fuori (da non perdere, a proposito, l'ultimo numero di legendaria, dedicato a "Prostitute, escort e donne permale", con, tra gli altri, un brano del '94 di Roberta Tatafiore). Puntuta la denuncia dei tanti conti aperti col governo Berlusconi. Legge 40, aumento dell'età pensionabile, attacchi all'aborto e ai consultori, precarizzazione del lavoro e tagli all'istruzione per le ragazze, negazione di diritti per le migranti: è questa la lista stilata dai collettivi centrodonnalisa, donnedasud, infosex-esc, lefacinorosse, lemalefiche, lameladieva, leribellule, luchaysiesta in un nuovo appello per il 13 febbraio che coagula molte energie, titolo: "Indecorose e libere". Sulla stessa lunghezza d'onda, da Napoli, i collettivi Pachamama e Degeneri, che rivendicano «un 13 febbraio tutti i giorni». Molto radicale anche la presa di posizione che Rifondazione comunista porterà alle manifestazioni (la accompagna un videoappello alla partecipazione del segretario Ferrero, mentre la Federazione della sinistra semplicemente adotta "Se non ora quando?"): sotto il titolo "Autodeterminate, indecorose, libere e ribelli" le compagne scrivono: «Per noi la questione morale è, in primo luogo, critica del potere. Siamo donne che lottano contro la precarietà e per i diritti del lavoro; che vanno a letto tardi e che si alzano presto; difendiamo il nostro diritto a vivere felicemente contro ogni forma di oppressione materiale, di sottrazione di reddito, di violenza domestica, di violenza vaticana; siamo donne che difendono i loro diritti, in primo luogo quello all'autodeterminazione; siamo donne che studiano, che accudiscono e che non accudiscono, siamo prostitute e missionarie, siamo lesbiche e madri: siamo tutte egiziane, in lotta per la nostra libertà. E non lasceremo sola nessuna, neanche la nipote di Mubarak». Ennesimo argomento cruciale, la chiamata agli uomini ad esprimersi in prima persona (altro che da "amici delle donne") su temi che mettono in questione la loro sessualità e "dignità". E le risposte ci sono: Stefano Ciccone, Alberto Leiss, Sandro Bellassai, Francesco Raparelli, Christian Raimo, tra gli altri. (Ai compagni della Federazione della sinistra, in particolare, si rivolgono dalle colonne di Liberazione Anita Sonego e Imma Barbarossa, ottenendo, per ora, una risposta, da Raul Mordenti).
E' un fiume in piena di argomentazioni. Le organizzatrici di "Se non ora quando?" precisano in un "Vademecum della manifestazione" che questa «non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive», e rivendicandone l'autonomia. Pia Covre dà appuntamento, con Carla Corso, a «Lucciole, Graziose e Bocca di Rosa» a Roma: «Vogliamo contaminare la piazza con la nostra partecipazione libere e indecorose insieme a una moltitudine di donne come noi», scrive. «Noi ci saremo ma non saremo il capro espiatorio, ci saremo per dire che vogliamo libertà, diritti, rispetto, giustizia e lavoro per tutte le donne». E propone un simbolo: l'ombrello rosso, lanciato come simbolo della lotta per i diritti dalle prostitute genovesi. Sembra questa la strada scelta da moltissime femministe: andare nelle piazze, ma con una propria caratterizzazione forte. Trasgressivi ombrelli rossi, o slogan che centrino radicalmente le questioni in campo. «Portando la nostra conflittualità, che non è guerra tra noi», spiega Lea Melandri. «Cattive ragazze, siamo state grandi», scrive Angela Azzaro: perché abbiamo avanzato critiche senza farle diventare insulti o offese, e le organizzatrici ne hanno tenuto conto (nonostante qualche segnale negativo ancora alla vigilia). Adesso si tratta di vedere come andranno le manifestazioni e come verranno raccontate. E soprattutto, come sottolineano insieme Angela e Lea, se avremo la forza di continuare a discutere, se sapremo non perdere la voglia di fare politica in maniera diversa.

 

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post