Chi ieri si fosse documentato sull'esito del voto leggendo la Repubblica e, precisamente, i dati di Milano con la straordinaria affermazione di Giuliano
Pisapia, avrebbe capito che a contribuire al successo del candidato del centrosinistra siano stati, nell'ordine, il Pd (col 28.6%), l'Idv (col 2,6%), la Civica per Pisapia (con l'1,3%), Sel (col
4,7%), Radicali (con l'1,7%) e, genericamente, Altri (con l'8,3%). E la Federazione della sinistra, che ha conseguito un buon 3,1% nel voto di lista? Dov'è finita? Ovviamente, nell'asettica e
indecifrabile formula Altri. Si badi, non siamo di fronte ad una distrazione, ma alla voluta cancellazione di un dato politico, alla scelta premeditata e scientificamente perseguita di rimuovere
un'informazione dovuta, l'esistenza di un partito che ha presentato le proprie liste ovunque, in Italia, e che nel capoluogo lombardo rappresenta, in ragione dei voti riportati, la terza forza
della coalizione di centrosinistra. Ma la Repubblica, campione della campagna per il pluralismo e l'indipendenza dell'informazione, ha deciso che, per nessuna ragione al mondo, è concesso parlare
dei comunisti, non soltanto per consentire loro una ben che minima visibilità, ma neppure per illustrarne gli esiti elettorali, persino quando questi sono di evidente consistenza. Poi,
curiosamente, il testo che documenta questo istruttivo esempio di serietà giornalistica, si trova appaiato alla riproduzione delle ormai storiche domande che il giornale di Ezio Mauro rivolge a
Silvio Berlusconi, volte a smascherare le celeberrime Dieci bugie del premier, per capirci. Peccato che la Repubblica coltivi in proprio il non innocente vizietto. Questo vigliacco camuffamento
ai danni della Federazione della Sinistra non è un episodio isolato, quanto piuttosto il risultato di un sodalizio ad oscurare che coinvolge, più o meno, tutti i media, cartacei e televisivi. Nei
giorni scorsi, il Corriere della sera si era spinto persino a raccontare che a Napoli la candidatura di De Magistris fosse sostenuta da Idv e da Sel (!), senza neppure avvertire l'elementare,
deontologico dovere di pubblicare la successiva smentita o, quanto meno, di correggere un'informazione manifestamente falsa. Nella disinformazia dilagante si saldano così tre livelli di flagrante
dolo: il sondaggismo (che serve, come si è visto, non già a documentare le tendenze dell'elettorato, bensì a formarle); l'oscuramento dei competitori osteggiati; e l'annullamento dei dati di
realtà. Questa brutta storia, questa aggressione disonesta, signori, deve finire. Sappiate che non abbozzeremo.