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Il teatro interno della Ederle
È evidente che il dato è sottostimato. Quei cento statunitensi sono probabilmente persone non hanno nulla a che vedere con la presenza militare. Perché gli americani che
ruotano attorno alla base non sono tenuti a iscriversi all’elenco dei residenti. In Comune, in attesa dei dati dell’ultimo censimento, forniscono una stima approssimativa di circa 2300 persone.
Ma allargando lo sguardo al di fuori del territorio comunale le cifre sono ancora maggiori.
Secondo i dati forniti dalla stessa Ederle, solo all’interno della base vivono circa 1300 militari, soprattutto giovani non sposati, o in ogni caso senza famiglia al seguito. A
questi vanno poi aggiunte le famiglie che abitano nei 247 alloggi del villaggio americano di Vicenza est, una piccola città nella città chiusa e autosufficiente. E quelle che risiedono nei 372
alloggi che il governo americano prende in affitto a Vicenza e dintorni per poi assegnarli ai propri dipendenti. In totale fanno all’incirca altre 2000 persone. E l’appello non è finito: per
completarlo, bisogna conteggiare anche le famiglie che abitano nelle 1776 case affittate (sempre tra Vicenza e hinterland) direttamente da loro, cioè circa altre 4300 persone. Per un totale che
si aggira attorno ai 7600 americani. Il 6 per cento abbondante della popolazione di Vicenza città, destinati quasi a raddoppiare quando sarà ultimato il Dal Molin.
Vero che non tutti vivono nel
Comune di Vicenza, ma il dato fa a pugni con la ricadute visibili sul territorio. Per fare un esempio, tra i bambini che a settembre inizieranno la prima elementare negli undici
istituti comprensivi della città ce n’è solo uno di nazionalità statunitense. Contando anche le altre classi, si arriva ad una decina al massimo. Dieci su oltre cinquemila iscritti. E gli
altri? In parte sono italoamericani con la doppia cittadinanza. In parte sono iscritti nelle scuole dei comuni vicini. Nella grande maggioranza frequentano le scuole interne: perché, come si
sa, dentro alla Ederle (e lo stesso sarà al Dal Molin) c’è tutto: scuole, ospedali, ristoranti, piscine, impianti sportivi, negozi, supermercati, parchi gioco, cinema.
Così, di visibile all’esterno rimane ben poco. I gruppi di soldati che si vedono correre nella nebbia alle prime luci dell’alba. Qualche famiglia che fa shopping a prezzi
scontati. Il giro attorno a quella decina di bar, pizzerie e discoteche che frequentano più assiduamente. I matrimoni misti, tra soldati americani e ragazze italiane (11 nel 2011; erano stati 3
nel 2010 e una quindicina nei tre anni precedenti). O gli episodi che si guadagnano gli onori delle cronache. Come le risse dopo le sbornie serali o le truppe che fanno scattare l’allarme del
Museo del Risorgimento perché entrano a correre nel parco prima dell’orario di apertura. Poco altro. Anche perché loro stessi non hanno interesse ad inserirsi nel tessuto sociale della città:
per molti Vicenza non è che una tappa di passaggio verso una missione in Afghanistan o un’altra base in giro per il mondo. Evitare legami troppo profondi è un modo per minimizzare i disagi dei
continui traslochi.
Alla fine, la ricaduta principale finisce per essere sempre quella sul mercato immobiliare. Cioè i 372 appartamenti affittati dal governo, e gli altri 1776 affittati dalle
famiglie del personale militare e civile della Ederle. Fanno oltre duemila alloggi. A cui se ne aggiungeranno presto altri, nonostante i progetti che negli anni scorsi avevano ipotizzato la
creazione di nuovi villaggi al servizio dei militari a stelle e strisce siano stati accantonati per motivi di sicurezza (il Pentagono ha scelto, per minimizzare i rischi di attentato, di
collocare i propri dipendenti in contesti più piccoli e sparpagliati sul territorio). Al loro posto, infatti, il ministero della difesa ha lanciato dei nuovi bandi per la ricerca di alloggi:
uno da 174 abitazioni (in complessi con al massimo 12 unità abitative), un altro da 160, e in arrivo potrebbe essercene anche un terzo. Villette e appartamenti di almeno tre camere e un
centinaio di metri quadrati, che devono essere ad una distanza di una trentina di minuti di strada dalla Ederle, non di più. Non a caso molte sistemazioni sono state trovate, oltre a Vicenza, a
Caldogno, Altavilla e nei comuni dell’est vicentino.
Parise, cinquant’anni fa, descriveva gli americani come fossero alieni che sbucano dalla nebbia. Non sembra essere cambiato molto. A Vicenza, gli invisibili, più che i
senzatetto o i clandestini, vestono ancora con la mimetica della 173° brigata.