Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Maurizio Pagliasotti
Susa (To)
Domenica sera, verso le otto, gli ufficiali delle varie forze armate presenti alla Maddalena di Chiomonte comunicavano ad alcuni leader Notav, ma forse sarebbe meglio abbandonare questa
definizione ed iniziare a parlare di insorti, che se entro cinque minuti la folla non avesse abbandonato il ponte che porta al primo cancello della neo caserma-cantiere avrebbe sgomberato il
campeggio poco distante. Poco prima un paio di ragazzi avevano fatto saltare la serratura da cantina applicata ad un cancello da caserma. Non c'era nessun bambino utilizzato come scudo umano,
come favoleggiato da qualche agenzia di stampa che copia le veline in arrivo da chissà dove. Un paio di ragazzi, loro stessi spaventati di quanto era avvenuto, avanzavano di qualche metro e poi a
seguito del fitto lancio di lacrimogeni si scatenava la fuga.
A distanza di dieci anni dai fatti di Genova domenica sera si è rischiata quindi un'altra mattanza. Compresa la determinazione ed il nervosismo delle truppe, estenuate da tre giorni di attacchi
simbolici ed anche dalle numerose pietrate piovute, i manifestanti facevano così marcia indietro. Due ore dopo i cinquecento Notav presenti alla quotidiana assemblea popolare decidevano di
allentare la presa sui cancelli perché il rischio sgombero-macelleria era da evitare. Una scelta per salvare una testa di ponte, il campeggio, che si trova a pochi metri dai primi check point.
Una scelta che non rinnega il confronto fisico: i cancelli fatti saltare, le pietre, poche in relazione alla massa di persone a cui prudono le mani, il frastuono dei guard rail battuti con i
bastoni giorno e notte, gli insulti, le noccioline lasciate lungo le inferriate di ferro che racchiudono le forze dell'ordine. L'assemblea decideva che per il momento tutto questo è sospeso. Ma
probabilmente non basterà. Giovanni, mente lucida del movimento, commentava domenica sera: «Quei cancelli in questo momento è bene che rimangano chiusi, perché proteggono noi da loro. Sono
nervosi e hanno voglia di regolare i conti di questi giorni». Che fare nel mentre?
Ieri mattina un volantinaggio all'alba ha interessato gli operai dell'Italcoge a Susa che uscivano con gli automezzi alla volta di Chiomonte. Un po' di discussioni ma nulla più. Due notti prima
qualcuno aveva incendiato un automezzo della stessa ditta. Nessuno ha chiamato direttamente in causa i Notav ma si è usata la stessa tecnica dell'incendio alla stazione Tiburtina di Roma, dove
senza il minimo dato oggettivo veniva fatto un accostamento con la questione Tav in val Susa. Dopo il presidio davanti all'Italcoge, i cui mezzi hanno poi raggiunto regolarmente la caserma, ecco
un volantinaggio in piazza a Susa, dove il tricolore sventolante presso il monumento ai caduti veniva affiancato da una bandiera Notav. Queste operazioni, il cui valore è solo simbolico, vengono
raccontate dai vari mezzi di comunicazione nazionali, vedi La Repubblica, in maniera errata e fuorviante. Sull'edizione on line del quotidiano diretto da Ezio Mauro il titolo era: "Susa, la
bandiera Notav al posto del tricolore." Ma nella successiva galleria fotografica si vedevano le due bandiere sventolare affiancate. Un gesto che voleva significare la vicinanza di un popolo allo
Stato viene completamente capovolto. Dopo le proteste il titolo sul sito nazionale veniva corretto.
Il tutto è parte di un'operazione d'assedio verso la Val Susa che punta alla demonizzazione del movimento. Operazione che al momento pare ottenere il risultato opposto: le grottesche accuse e le
improbabili richieste di leggi speciali hanno reso queste trentamila persone ancora più livorose e coese. La disonestà nel raccontare ancora la favola dei centri sociali come fautori della
violenza, ingenera odio in quella parte di movimento che rappresenta lo zoccolo duro che non verrà mai domato: quelli con i capelli bianchi che un tempo quando vedevano un ragazzo che si
incappucciava lo bloccavano. Ora restano fermi e controllano con lo sguardo.
Ma i problemi delle prossime settimane, e mesi, non saranno i ragazzacci che lanciano il sanpietrino.
Il movimento Notav ha assunto il ruolo di anti casta e sta raccontando l'irraccontabile: le relazioni tra sperpero di denaro pubblico, gli intrallazzi politico-economici ed i salassi che vengono
imposti al popolo italiano. Questo messaggio ancora ben taciuto dai vari giornali che si ergono paladini della giustizia inizia ad uscire e verrà fermato. Con le cattive. Ieri una articolo su
Repubblica parlava di un ex terrorista di Prima Linea avvistato alle manifestazioni. E' vero. Si tratta di abitante della val Susa presente da anni a tutte le manifestazioni e a tutte le
assemblee, che ha pagato il suo conto con la giustizia. Sei anni fa, durante i tumulti di Venaus, altri giornali scrissero la stessa cosa: presente ex terrorista di Prima Linea. Al tempo veniva
col suo bassotto alle manifestazioni. Ex terrorista anche il cane? E' un disegno che avrà sviluppi progressivi e diverrà più pesante con l'allargarsi tra l'opinione pubblica di una verità che
nessuno può controvertire: in val Susa è in atto un'insurrezione di popolo contro il malaffare politico-economico. Non si tratta di quattro gatti ma di migliaia di cittadini che hanno come
obbiettivo l'estirpazione di questo cancro da tutto il tessuto nazionale. Se i Notav volessero solo fermare il treno sarebbero già tutti al mare, tutti sanno che non si farà mai.