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Mara Carfagna
Reuters
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Frida Nacinovich
Il senatore Ignazio Marino del Pd dice no al rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Invece il suo partito dice sì. Semplici differenze di sensibilità?
Ci sono almeno una decina di senatori democratici ad aver espresso grandi perplessità sul rifinanziamento. Non sono il solo a pensarla così. Dobbiamo tutti esprimere cordoglio per
un'altra vita persa in Afghanistan. Al tempo stesso va anche ricordata la necessità sempre più urgente di una discussione serena e rigorosa, che non si fa in un pomeriggio a palazzo
Madama. Personalmente non voterò un decreto da 700milioni di euro, che fa riferimento ad una serie di missioni militari all'estero. A mio avviso questo tema meriterebbe una più
approfondita riflessione, così da capire almeno finalità e regole di ingaggio delle singole "avventure militari".
L'Afghanistan è sotto i riflettori: una guerra che dura ormai da dieci anni e che ha visto quarantuno morti solo fra i soldati italiani.
L'Afghanistan: pensi che c'è un unico comandante per Enduring freedom - gestita dalle forze armate degli Stati uniti, che nelle loro comunicazioni chiamano senza troppi giri di parole
"war", guerra - e Isaf - gestita dalla Nato. Una situazione quanto meno singolare. Anche perché un ex comandante come McChrystal ha recentemente affermato che per aver successo in
Afghanistan non servono più armi. Invece continuiamo a spendere in armamenti.
Però alla fine, anche grazie agli 8milioni che il governo ha concesso per la cooperazione, un accordo bipartisan è stato trovato. Come sempre.
Il nostro paese negli ultimi dodici mesi ha mobilizzato 8500 persone, di cui 6880 militari attualmente impegnati in zone a rischio, 4200 in Afghanistan. Perché faccio tutti questi numeri?
Perché sono ormai quasi dieci anni che abbiamo truppe in Afghanistan e il costo medio delle persone attive - cui va certamente il rispetto di tutto il paese e il mio personale - è di
circa un miliardo e mezzo di euro. Adesso aggiungiamo altri 700 milioni di euro. Cifre enormi senza risvolti positivi.
Marino è stato candidato alla segreteria del partito. Se avesse vinto le primarie, il Pd avrebbe tolto l'elmetto e votato no?
Certamente la mia posizione, o di altri, in questo momento è minoritaria. Ciò non toglie che dovremmo discutere. Anzi, penso che sia necessario, opportuno ed urgente aprire una
riflessione. Perché se da un lato è importante garantire la lealtà internazionale, dall'altro bisognerebbe riflettere prima di investire somme così ingenti e perdite di vite umane in
contesti in cui finalità e regole d'ingaggio sono tutt'altro che chiare.
Lei non è una mosca bianca dentro il partito, basta leggere le dichiarazioni del presidente toscano Enrico Rossi, del deputato Enrico Gasbarra, ecc.. Prima o poi il partito ne
dovrà parlare...
Il Paese si è impegnato a spendere ben 29 miliardi per acquistare oltre 300 tra elicotteri e aerei militari, mentre per il 2011, 2012 e 2013 è stato azzerato il fondo per la non
autosufficienza, ridotto a 36 milioni quello per le politiche per la famiglia e azzerato quello per l'infanzia. Con il costo di un solo F35 si potrebbero acquistare ben cinque Canadair
per l'antincendio, in questo momento quanto mai utili. Di più, il costo di un elicottero da combattimento potrebbe essere impiegato per venti nuovi treni per trasportare pendolari, stiamo
parlando di un servizio per 20mila persone. E sono solo due esempi. La politica può e deve fare delle scelte adeguate e strategiche in questo momento.
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