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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Tremila posti di lavoro a rischio. Così titola il GdV di oggi 12 gennaio nella cronaca di Schio.

olimpias
 
Roberto Fogagnoli, segretario del circolo “P. Tresso” del Partito della Rifondazione Comunista/FdS - Schio - 150 aziende medie e piccole che rischiano la chiusura, forse a causa di un calo di commesse, ma soprattutto, mette in evidenza l’articolo, per mancanza di liquidità. Le banche non hanno più interesse a sostenere le aziende che producono beni, impegnate come sono ad investire grandi capitali nell’economia finanziaria e speculativa che rende sicuramente di più di un prestito a medio o lungo termine elargito ad attività produttive del nostro territorio.
Ci stiamo dibattendo in una crisi economica profonda che non è stata minimamente alleggerita nè dalle manovre della scorsa estate varate dal Governo Berlusconi né da quella appena varata dal governo golpista del Sig. Monti. Anzi le soluzioni trovate da questi governi, che hanno duramente colpito i salari e gli stipendi di milioni di lavoratori le pensioni di milioni di anziani, hanno potenzialmente aggravato la crisi stessa, e causeranno, a nostro avviso, ulteriori problemi al mondo produttivo perché la minore propensione alla spesa da parte delle famiglie italiane si risolverà in un drastico calo di consumi, non solo di beni voluttuari ma persino di beni di prima necessità. 
Non è questo il terreno di ragionamento dei comunisti ma pure lo facciamo affinchè la gente si renda conto che, anche considerando la situazione da un punto di vista oggettivo, dall’interno del mondo capitalista, è ovvio per tutti che le misure adottate dai governi liberisti non sono stati adeguati nemmeno a salvare il loro tipo di struttura economica. 
Le aziende sono in crisi, nell’Altovicentino come in tutta Italia, ma non ci sono ad oggi serie proposte affinché il mondo del lavoro e della produzione possa riprendere quota. Anzi, le uniche soluzioni di cui si sente parlare, anche per la ormai stantia “Fase Due” del governo Monti, sono le solite ricette di sempre: liberalizzazioni, (ma di cosa ancora?); riduzione reale e non solo nominale dei salari, come se fossero questi il peso economico per unità di prodotto da ridurre; cancellazione dei residui diritti dei lavoratori, cancellazione delle libertà sindacali, come se queste fossero direttamente collegate alla capacità produttiva di una azienda. 
Vorrei ricordare che tutte le leggi promulgate nel lontano e nel recente passato, l’istituzione di decine di tipi di contratti atipici e il precariato diffuso, che erano stati esaltati come la panacea di ogni male delle aziende italiane, hanno di fatto precarizzato la vita dei lavoratori, fatto sparire i lavoratori specializzati che erano i veri fautori del successo del “made in Italy”, abbassato fino ad azzerarla, la già scarsa propensione all’investimento nella ricerca e nell’ innovazione. Se ora ci mettiamo anche la mancanza di credito alle aziende da parte degli istituti bancari, ecco che giungiamo alla situazione di disastro economico del nostro territorio. 
I comunisti, la cui voce viene quotidianamente spenta dai mezzi di informazione, lo stanno dicendo da molti anni, inascoltati anche dagli “specialisti” in economia: le soluzioni proposte ed attuate sia dai governi di Centro-destra che da quelli di Centro-sinistra e il silenzioso, quando non aperto, appoggio alle scelte delle grandi industrie che hanno massacrato aziende importanti per il nostro paese, non avrebbero prodotto soluzioni ma avrebbero ampliato la crisi. Dispiace dire “avevamo ragione” perché di mezzo ci sono migliaia di posti di lavoro che vanno in fumo e migliaia di famiglie che passano il confine della povertà ma questa è la dura realtà: avevamo ragione, abbiamo ragione e il deserto che sta avanzando nelle zone industriali dell’ex favoloso Nord-Est lo stanno a testimoniare.
  
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