Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
L'articolo apparso oggi su VicenzaPiù numero 243,
“Sciarada nomade” di Marco Milioni, è puntuale e spiega molto bene la questione politico-culturale-sociale nei confronti di coloro che sono definiti impropriamente nomadi. Milioni pone delle
domande, interrogazioni che il cittadino comune si pone e alle quali mi piacerebbe rispondere. Alla prima domanda se questi hanno la possibilità di acquistarsi un'area, rispondo che molti sinti e
rom, come, per esempio, coloro che risiedono in viale Cricoli, al di là di quanto si possa credere, non hanno le disponibilità economiche per acquisire un'area dove stanziare la propria
“campina”, o al massimo possono avere la disponibilità per comperare un'area in zona agricola, che avendo un valore inferiore nel mercato, rispetto a quella in zona edificabile, costa molto meno,
ma non vi possono edificare alcuna struttura che non sia affine al fondo e nemmeno installarvi una casa mobile. Ne è testimonianza l'area di via Nicolosi e l'appezzamento in zona Gogna.
Al secondo interrogativo “Quanto la questione è sociale e quanto è culturale”, non è facile rispondere. I rom e i sinti sono due etnie culturalmente diverse, e se ci si aggiunge anche il Paese di provenienza, si notano ulteriori diversità. Basti pensare che i rom preferiscono vivere in alloggi (case) e i sinti in microaree attrezzate. Per quanto riguarda, sempre sotto l'aspetto culturale, altri luoghi comuni riferiti all'educazione scolastica per esempio, entrambi vorrebbero che i figli proseguissero gli studi, come garanzia di elevazione sociale, ma riscontrano spesso difficoltà vessatorie nel mondo scolastico; molti bambini scappano o rimangono a casa, malgrado gli sforzi dei genitori, proprio perché si trovano a disagio con i loro coetanei gagi. Altro aspetto, che lo si vorrebbe ricondurre ancora ad una questione culturale, è quello che sono dediti alla microcriminalità, sono ladri, truffatori e non hanno voglia di lavorare; anche questo concetto può essere defalcato, poiché sono molti gli imprenditori sinti onesti (vedi gli Zamperla), ma anche lavoratori che tal volta preferiscono non rivelare le loro origini e la loro residenza, per paura di essere giudicati ingiustamente.
E' chiaro che in situazione di disagio economico è facile cadere preda della microcriminalità, se non per cibarsi, per vestirsi, curarsi, fornire il necessario per la scuola dei figli, muoversi per cercare lavoro o raccattare ferro, quell'attività che permette loro di sopravvivere.
Sono sporchi, disordinati e incivili, anche questo dipende dall'educazione ricevuta e dal Paese di provenienza; d'altronde anche molti di noi hanno una “corte” in casa, dove ammassano di tutto e tante volte amano quel disordine che da senso di sozzaggine.
Le bollette non pagate, anche questo è un luogo comune, poiché con la sistemazione dei nuovi contatori, le devono pagare, anche se non hanno la disponibilità di centinaia di euro per saldare il conto. Il blackout scatta anche per loro. Purtroppo l'energia elettrica, la devono usare per forza, poiché tutto dalla cucina (anche se molti in modo irregolare usano i forni a gas, posti all'esterno della casa) al riscaldamento, funziona a corrente e le case non coibentate, ne consumano molta. Non è questione di non sapere come e quando accendere gli elettrodomestici come qualcuno pensa. Bisognerebbe vivere nelle loro condizioni per capirne i disagi.
Cosa c'è che non va nel bel Paese? Sono le norme che non tengono conto se non apparentemente della tutela delle minoranze sinti e rom, ci sono i luoghi comuni e culturali di cui noi “gagi” siamo intrisi, e noi non cerchiamo l'integrazione, l'interazione con le altre popolazioni siano esse rom o sinti italiani o stranieri, o anche immigrati comunitari o extracomunitari, o anche italiani. E poi non si può negare che gli italiani gagi, sinti o rom abbiano l'arte del cercare di cavarsela, anche fuori del rispetto delle norme imposte dallo Stato.
Irene Rui - responsabile dipartimento politiche migratorie ed etniche, Rifondazione Comunista-FdS di Vicenza