Lunedì 14 Febbraio 2011 Renato Cardazzo
E’ davvero incredibile la modalità con cui il Ministro degli Interni
Maroni ha comunicato la decisione del Governo di realizzare un Centro di Identificazione ed Espulsione in Comune di Venezia in località Campalto. Nessuna preventiva informazione è stata data al
Comune interessato e sembra nemmeno alla stessa Giunta Regionale, almeno a leggere le dichiarazione dell’assessore Chisso che continua a prendersela con il sindaco di Venezia Orsoni, anziché
guardare molto più vicino a lui e cioè a Palazzo Balbi, dove siede in Giunta Regionale con il Presidente Zaia della Lega. Se poi andiamo a vedere i motivi ufficiali della scelta di Campalto c’è
da inorridire: si fa in quel posto perché lì si farà anche il nuovo carcere. “Due piccioni con una fava”, si direbbe e che dimostra la cultura unicamente repressiva e carceraria che chi ci
governa ha del fenomeno immigrazione. Carceri e CIE come “discariche sociali”, altro che governo sociale di questioni così complesse. E’ sbalorditivo poi che da parte della Lega vi sia un così
totale disprezzo delle autonomie locali e delle Regioni che invece dovrebbero essere i pilastri di un paese federalista. Crediamo di non sbagliarci, allora, quando riteniamo le proposte
federaliste della Lega e del Governo Berlusconi semplicemente come il frutto di una politica centralista ed autoritaria, che vuole imporre a livello decentrato le scelte assunte a Roma. Nessuna
scelta del genere, nuovo carcere o CIE, può essere calata sulla testa delle amministrazioni locali e della popolazione. Per questo ci rivolgiamo al Presidente Zaia, chiedendo un autorevole
intervento a difesa della popolazione veneziana che non vuole un nuovo carcere e un CIE a Campalto, ma chiede la riqualificazione del carcere esistente e politiche sociali in grado di uscire
dalle emergenze che da decenni si vivono negli istituti penitenziari veneti, a cominciare dall’adeguamento del personale che opera nei carceri che è drammaticamente in sotto organico da troppo
anni. Una popolazione che chiede siano rispettate le tradizioni di ospitalità, tolleranza, accoglienza che da sempre hanno contraddistinto Venezia e il Veneto nei confronti delle popolazioni
costrette alla migrazione.