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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Ora è il tempo del movimento contro la guerra

Da Liberazione 19 marzo 2011


Ormai la guerra è molto più di un'ipotesi. Il rumore dei tamburi che l'annunciano si è fatto frastuono. Incalza e si intensifica con il rafforzarsi delle postazioni dei sostenitori di Gheddafi.
Crescono gli appetiti di quelle potenze che da settimane lavorano per una soluzione armata: gli Stati Uniti, le cui navi sono già al largo delle coste libiche; la Germania, che ha già inviato aerei militari in Libia; l'Italia, i cui caccia F-16 e i cui Eurofighter sono stati messi in allerta ormai da giorni nelle basi di Trapani e Gioia del Colle; la Francia, che si era dimostrata nei giorni scorsi disponibile ad imporre una no-fly zone anche da sola. Anche il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha dato il via libera e, nelle prossime ore, la no-fly zone verrà imposta, «con tutti i mezzi necessari».
Attenzione, però: interdire all'aviazione di Gheddafi l'utilizzo dei cieli significa dare il la alla guerra senza dirlo esplicitamente, provando a raggirare un'opinione pubblica europea che in queste settimane sta subendo un vero e proprio bombardamento propagandistico, simile a quello messo in campo già per le guerre in Serbia, Afghanistan e Iraq. Per questo è la soluzione gradita ai più, all'establishment statunitense, all'Unione Europea e a quegli Stati che, per interessi tutti attuali, non vogliono essere da meno del proprio passato colonialista.
Nei giorni scorsi, però, contemporaneamente, abbiamo provato a muovere qualcosa di segno contrario. Dal basso delle nostre modeste forze, ben consapevoli della assoluta parzialità del nostro contributo e tuttavia provando a rimettere in campo un processo di solidarietà internazionale che sarebbe esiziale non attivare il prima possibile. Ci riferiamo all'incontro svoltosi a Vienna dall'11 al 13 marzo delle giovanili comuniste e della sinistra di alternativa d'Europa e dell'America del Nord.
Un incontro svoltosi grazie al lavoro della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica e che, anche grazie alla forte insistenza di organizzazioni come la nostra e come quella francese, ha messo a tema esattamente la necessità di organizzare, su scala mondiale, continentale così come all'interno di ciascun Paese, un movimento di massa, di opinione e di lotta contro la guerra che è alle porte.
Non si pensi che sia tutto semplice e tutto scontato. La recente approvazione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione a favore dell'imposizione della no-fly zone, con il consenso anche di alcuni deputati del Gue e della Sinistra Europea, lo dimostra plasticamente. Così come lo dimostrano le posizioni spesso dicotomiche e manichee che si sviluppano nel dibattito a sinistra nel nostro Paese, come se la ferma opposizione alla guerra significasse automaticamente assumere il punto di vista del governo del Paese sotto attacco. La realtà - come è ovvio - è molto più complessa e richiede tutta la nostra capacità di analisi e di approfondimento, nel comprendere esattamente i caratteri della rivolta e della guerra civile, i punti di contatto e di differenza con le esperienze di rivolta in corso in altri Paesi dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente, gli interessi in campo e gli scenari futuri.
Detto questo, ciò che con evidenza cristallina va messo in luce e che con grande forza l'incontro di Vienna ha messo a tema è proprio la necessità di costruire una opposizione internazionale alla guerra che si profila, esattamente a partire dalla ricostruzione di un livello internazionale che metta di nuovo insieme tutte le forze comuniste e anticapitaliste il cui fronte, purtroppo, in questi anni si è drammaticamente indebolito. Ovviamente il nostro compito è parziale, a maggior ragione perché parliamo degli organismi giovanili e non dei partiti in quanto tali (si badi che non esiste su scala mondiale il corrispettivo della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica). Ma è un primo passo e serve a spronare ciascuna forza nazionale a costruire all'interno dei propri confini nazionali un movimento per la pace ampio e trasversale.
Ad oggi, un'alternativa alla guerra c'è ed è forte. L'alternativa alla guerra non è l'afasia e il nulla ma è la riaffermazione del principio di non ingerenza, del diritto dei popoli alla propria autonomia e indipendenza e dunque la proposta di un tavolo internazionale di pace che, come suggerito da Chavez, imbocchi la via del negoziato. Un negoziato che, in quanto tale, provi a mettere in dialogo le parti in conflitto e cioè il regime di Gheddafi e i suoi sostenitori con i rivoltosi. Tenendo debitamente a distanza invece quelle forze politiche ed economiche che non hanno minimamente a cuore il destino della Libia e del suo popolo ma che hanno soltanto, pervicacemente e da decenni, lavorato per accaparrarsi le risorse energetiche e il controllo di una zona del mondo fondamentale dal punto di vista strategico.
Il tempo del movimento contro la guerra, anche in Italia, è ora. Se non ora, mai più.

 

Simone Oggionn, portavoce nazionale e responsabile Esteri Giovani Comuniste/i

 Marco Nebuloni, coordinamento regionale Lombardia Giovani Comuniste/i

 Cosimo Bruzzo, coordinamento regionale Veneto Giovani Comuniste

 

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