Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Milano, 24 ago. (Adnkronos) - L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne non è "più duro" di Vittorio Valletta, l'uomo che fu protagonista delle fortune del gruppo torinese fino all'ascesa alla presidenza di Gianni Agnelli, nel 1967, ma "è più ipocrita". Perché Valletta "non aveva predicato quello che Marchionne ha predicato finora", non aveva mai avuto cioè "la pretesa di essere l'uomo delle nuove relazioni sindacali". In più, i provvedimenti presi a Melfi dalla dirigenza Fiat avrebbero delle analogie con quelli che sfociarono poi, all'inizio degli anni Cinquanta, nella creazione del reparto confino dell'Officina Sussidiaria Ricambi, ribattezzata Officina Stella Rossa dagli operai. È il giudizio di Diego Novelli, ex sindaco di Torino con il PCI dal 1975 al 1985, sulle ultime mosse della dirigenza Fiat, un gruppo che ha segnato la storia torinese per oltre un secolo.
"Era discriminazione nel 1952 - dichiara Novelli all'ADNKRONOS - e lo è anche oggi. Il contesto storico conta, ma l'atto è quello che è. Certo, Marchionne non ha proposto un reparto confino. Allora però avevano iniziato, già all'inizio degli anni 50, con i provvedimenti come quello di Melfi, con i licenziamenti di rappresaglia. Gli atti che ha compiuto Marchionne sono tipici del padrone delle ferriere, che non ha tempi né distinzioni. Il padrone sono me e decido io, insomma".
La Fiat di oggi, però, è molto diversa da quella di cinquantotto anni fa: "La differenza - spiega Novelli – è data dal fatto che nel 1952 Valletta non predicava quello che ha predicato Marchionne fino adesso. Non aveva mai avuto la pretesa di essere l'uomo delle nuove relazioni sindacali, ne' l'uomo che valutava il lavoro come uno dei tre fattori fondamentali per l'impresa (soldi, macchine e forza lavoro)".
Certo, continua Novelli, "Valletta aveva altre motivazioni: eravamo nel pieno della Guerra Fredda, l'ambasciatrice Luce voleva che facessero piazza pulita dei comunisti e della sinistra. Gli operai erano stati divisi in due grandi categorie: i costruttori e i distruttori. Naturalmente, i distruttori erano quelli che ogni tanto facevano sciopero, e i crumiri avevano addirittura un premio antisciopero".
Marchionne, continua Novelli, "è quello che si è presentato come l'uomo nuovo, delle relazioni interne alla Fiat improntate alla collaborazione. Dopodiché licenzia tre operai che fanno sciopero e incitano altri a scioperare? Quello è un segnale: ne colpisci uno per educarne cinquanta'".
E mentre la Cisl gli ricorda "tanto il sindacato giallo che si era inventato Valletta", riguardo alle posizioni del Partito Democratico Novelli sospira: "Peggio che andar di notte. Io - dice - non credo affatto che Sergio Chiamparino sia in imbarazzo. Credo che lui pensi, e lo ha fatto anche capire tra le righe, che tutto sommato il provvedimento di Melfi non è così sbagliato. Basta leggere cosa dice il professor Berta, che è l'ideologo di Chiamparino, e si capiscono molte cose. Porta ad esempio gli operai americani che hanno accettato una decurtazione dei salari pur di garantirsi il posto di lavoro. Possibile - conclude - che i sacrifici debbano sempre pesare su una parte sola?".