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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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La politica è un bene comune. I comitati non tornano a casa

Checchino Antonini, www.liberazione.it


«Insomma - sbotta Cremaschi - noi coltiviamo la frutta, facciamo crescere le mele, ma poi passa Bersani (quello del Pd, ndr)a scuotere gli alberi e raccoglie tutto?». Il dubbio non è solo di Giorgio Cremaschi, leader della sinistra Fiom. Già i fischi al Tg3 dalla Bocca della Verità esprimevano, la sera della vittoria, la coscienza diffusa del paradosso che il pallino torni nelle mani di chi voleva il nucleare e l'acqua privata. Paolo Ferrero, proprio dalla Bocca della Verità, suggeriva «di consolidare questo risultato dando vita a una costituente dei beni comuni» usando un vocabolario che rivela la genesi altermondialista del movimento. In altri termini la domanda di fondo è si possono - e come - condensare le energie che hanno costruito questo risultato? Per Cremaschi «serve una proposta politica in grado di pesare». E traccia una piccola storia di questa vittoria: dal No di Pomigliano, alle piazze del 16 ottobre e del 14 dicembre. Anche vent'anni fa un altro referendum - il quesito di Segni - sulla preferenza unica - stravolse il quadro politico. Oggi c'è qualcosa di più della voglia di cambiare la classe dirigente: «nel perdurare della crisi è cresciuta intorno alla vertenza dell'acqua un'opinione pubblica di massa che vuole partecipare». Qualcosa che a Cremaschi ricorda gli indignados greci e spagnoli, «molto di più della tensione a scrivere regole nuove per scegliere il capo». «Adesso credo che ci voglia un programma per invadere la scena politica con i contenuti - risponde Cremaschi - per mandar via Berlusconi potrebbe bastare Fassino. Invece, come a Napoli serve un programma avanzato che reclami diritti civili e diritti sociali e una democrazia radicale.
Vittorio Agnoletto non nasconde la felicità ad aver sentito citare spesso Genova (dove il 23 luglio ci sarà una giornata specifica nell'ambito del decennale) tra chi ha esultato per il superquorum. E ripercorre la strada che ha visto nascere il concetto dei beni comuni tra Porto Alegre e Genova facendo uscire i movimenti dalla morsa statalismo-privatizzazione. Anche le modalità del movimento per l'acqua gli fanno pensare al patto tra le reti che si chiamò Gsf ed ebbe cura della piena autonomia dei diversi soggetti. «Ora va evitato sia che i comitati si sciolgano come neve al sole (e il milanese Agnoletto lo pensa anche per i comitati Pisapia) - sia che si tenti una cristallizzazione in partito». E ricorda: «Il Gsf durò quasi tre anni. Poi fu drammatico il cortocircuito elettorale».
«La democrazia ha bisogno di tempi, attenzione alle strozzature politiciste - avverte Renato Di Nicola, dell'Abruzzo social forum e del Forum dei movimenti per l'acqua - bisogna riascoltare tutti quelli che hanno fatto questa campagna che ha cambiato la vita di migliaia e migliaia di persone. Poi serve una campagna europea dei movimenti contro la mercificazione dei servizi perché questa vittoria non sia inibita dalle politiche liberiste della commissione europea». Di Nicola teme un maquillage politicista che trucchi le carte della ripubblicizzazione e crede che ci sia la possibilità di fare cose positive sui territori dove, a partire da un'interlocuzione con i movimenti, si proceda a nuove leggi locali e alla rivisitazione delle tariffe.
Anche Corrado Oddi, nel movimento per conto della Fp Cgil, crede che sia opportuna una riflessione «senza accelerazioni». Però punta su un dato: «Siamo la maggioranza assoluta del Paese e ci ripromettiamo di invertire la tendenza alle privatizzazioni dei servizi pubblici. Non è possibile ridurre tutto alla dialettica governo-opposizione perché questo voto chiude il ciclo che ha prodotto privatizzazioni e populismo. I comitati resteranno in piedi e torna d'attualità la nostra proposta di legge. La ripubblicizzazione dobbiamo ancora conquistarla».

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