Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Siamo di fronte l’ennesimo attacco da parte della Lega alle
comunità Sinte e Rom residenti nel Veneto. Un attacco che sferrato proprio da coloro che rivendicano l’identità veneta e padana, che vorrebbero veder riconosciuto il “veneto” come lingua e la
cultura veneta. Ci sembra un ossimoro da parte di lor signori.
La Lega ci ritenta con il voler abrogare la Legge Regionale n. 54 del 22 dicembre 1989, intitolata “Interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti”. Una normativa rimasta pressoché inapplicata da molti Comuni. Le Amministrazioni spesso, infatti, disattendendo le normative europee, italiane e regionali, e tendono ad allontanare queste comunità, negando loro uno spazio – idoneo, decente e a norma di sicurezza - dove dimorare. L’abrogazione della L. R. 54/89, lascerebbe un vuoto legislativo, venendo a mancare il riconoscimento di queste culture. I Rom e i Sinti nel particolare hanno contribuito alla storia dell’Italia e alla Resistenza italiana. Non sono stranieri, bensì italiani, con abitudini e culture diverse dalla maggioranza, ma non per questo da non rispettare. Non sono più nomadi, sono stanziali. Il loro nomadismo è dovuto a costrizione, poiché cacciati dalle varie Amministrazioni o per lavoro. I giostrai che definiamo nomadi o zingari (la maggior parte sono appartenenti alla popolazione maggioritaria, o “gagè”), si muovono solo durante la stagione degli spettacoli. Chi viaggia con il circo lo fa per lavoro, ma una volta in pensione tende a standardizzarsi.
Chi siamo noi per imporre una cultura, un modo di vivere diverso a dei nostri cittadini? Quale legge proibisce di vivere nelle case mobili?
Perché le amministrazioni comunali non devono mettere a disposizione delle aree in affitto o a riscatto, come lo fanno con gli appartamenti popolari, per queste persone?
La normativa non prevede contributi da elargire direttamente a queste comunità, ma solo per sostenere le eventuali spese che le Amministrazioni dovrebbero sostenere per tutelare la cultura rom e sinti presente nel loro comune. Ricordo ai leghisti che elogiano tanto “l’America”, che i cittadini statunitensi risiedono spesso in case mobili e molti di loro usufruiscono delle roulotte messe a disposizione dai campeggi. Purtroppo noi tolleriamo i nostri vicini, se sono “gagè”, anche se sono maleducati e disordinati, ma disprezziamo coloro che consideriamo diversi.
In un mondo individualizzato, dove si pensa solo a Dio Danaro, abbiamo perso il senso della solidarietà tra noi e nei confronti dei più poveri, tanto che ora neghiamo anche un posto in cui vivere a chi non ha danaro sufficiente ad acquistare una casa o un terreno edificabile. C’è da riflettere.
Irene Rui
Resp. Dip. Politiche etniche e migratorie PRC – Federazione della Sinistra