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Checchino Antonini
«Crediamo che in Trentino abbiamo da rivendicare le tante attività svolte dai circoli territoriali, la nostra costante presenza in comitati, associazioni, nelle manifestazioni, in sintesi
la nostra concreta e utile presenza sul territorio a fronte di una scarsa o assente copertura mediatica». Questo messaggio, con cui Rifondazione comunista e la Federazione della sinistra,
annunciano il presidio di oggi pomeriggio della sede Rai di Trento, è una sintesi precisa della presenza sociale di quei soggetti politici invisibili ai radar della grande stampa. Anche a
quelli ipersensibili di quello che dovrebbe essere il servizio pubblico.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che ha prodotto questa chiamata odierna sotto tutte le sedi Rai d'Italia, è stata l'infelice battuta di Fabio Fazio per cui Rifondazione
comunista non esisterebbe più. Si tratta dell'ennesimo scivolone politico del conduttore genovese che, alla fine di ottobre, fu autore di un'indimentabile intervista "sdraiata" al
«metalmeccanico» Sergio Marchionne che un operaio vero per guadagnare quello che il suo ad s'intasca in un anno dovrebbe lavorare 160 anni. Mentre il presentatore guadagna in una stagione
"solo" l'equivalente di 67 anni di salario meccanico. Per cui potrebbe dedicare anche parte del suo tempo a perfezionare la conoscenza di quanto accade fuori dal suo studio. Allora
verrebbe a sapere che Rifondazione è diffusa capillarmente dalla Val d'Aosta alla Sicilia con circa 47mila iscritti, seimila dei quali sono giovani. Ha eletto 14 consiglieri regionali e
in tre regioni, Puglia, Toscana e Umbria, è in Giunta con un assessore. Apprenderebbe anche che il Pdci, l'altra anima della FedS, ha 22mila iscritti di cui il 35% proviene dalla Fgci, la
federazione giovanile. Ha eletto 5 consiglieri regionali e suoi assessori sono presenti nelle giunte di Emilia Romagna e Liguria. Con un minimo di applicazione supplementare potrebbe
anche venire a sapere che Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà, assieme a quei due partiti hanno avviato un percorso unitario che si chiama Federazione della sinistra, appunto. Ma è
meglio che Fazio, per documentarsi, non si avvalga dei repertori Rai più recenti perché difficilmente troverebbe tracce di questo lavoro politico. «Rifondazione comunista esiste. Se Fazio
non lo sa, forse guarda troppa televisione», dice il volantino che sarà distribuito oggi. Alle ultime elezioni, la Fds ha raccolto il 3,4% dei voti restando, a volte, fuori dalle
assemblee elettive grazie a leggi elettorali fatte apposta per escludere il conflitto sociale dai luoghi della politica.
Oggi, dunque, le bandiere della FedS sventoleranno sotto i palazzi della Rai per chiedere al servizio pubblico la fine dell'oscurantismo. A Roma l'appuntamento è a Saxa Rubra per le 16
quando il portavoce della FedS Massimo Rossi, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi e Gianpaolo Patta incontrareranno il presidente della Rai Galimberti.
«Siamo stati in tutte le piazze per la difesa dell'articolo 21 della Costituzione - spiega Rosa Rinaldi, della segreteria nazionale del Prc, ai microfoni del Federica Pezzoli Channel - e
oggi ci riprendiamo la parola. Pensiamo che non esista più la libera informazione che ha il dovere di rappresentare la realtà così com'è. Paghiamo il canone, siamo cittadini, chiediamo
solo il diritto di cronaca. E chiediamo diritto di replica. Se ci oscurano noi ci faremo sentire, rivendichiamo il diritto all'esistenza. Non vi chiediamo simpatia ma solo di esistere
anche nell'informazione. Forse avete diritto a delle simpatie ma non alla censura». E Fabio Fazio? «Ci venga a trovare, vedrà quante persone militano e quello che facciamo tutti i giorni.
Oggi ci troverà sotto una qualsiasi delle sedi Rai».
Sulla scia dei celebri elenchi della trasmissione "Vieni via con me", la Feds ha preparato due volantini. Uno con i dieci buoni motivi per non censurare la Federazione, l'altro sulle
ragioni per cui, invece, la censura c'è. Il primo spiega che l'informazione politica non può essere ridotta a spettacolo mediatico e che la Feds si batte per il diritto di tutti a essere
informati. L'altro denuncia che il bavaglio avviene proprio perché, riducendo la politica a litigio fra leader mediatici, oscura chi costruisce lotte fuori e contro il bipolarismo.
13/04/2011
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