Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Checchino Antonini - A due passi da Marassi, sia il carcere sia lo stadio, si può vedere dove il Fereggiano s'immette nel Bisagno. Salendo a monte bisogna percorrere tutta via
Fereggiano per ritrovare il Rio di nuovo scoperto ma ristretto dalla carrabile. Il quartiere si chiama Quezzi. Ancora alcune centinaia di metri e c'è un'altra piastra, roba risalente agli anni
'60 che si salda e fa tutt'uno con un'altra copertura, recentissima, che accoglie giochi per bambini, un parcheggio per centinaia di posti e l'immancabile sala giochi. «Affacciandosi alla fine
della copertura si vede che il Rio entra in una tubatura molto più grande di quella di uscita, risalente agli anni '60 - spiega a Liberazione, dopo un sopralluogo, Antonio Bruno, capogruppo Prc a
Tursi - dunque è piovuto come dio l'ha mandata, s'è incanalata e ha preso velocità per mille metri in discesa ed è uscita altissima come lo spumante coprendo la strada, scavalcando la piastra che
scende a Marassi, travolgendo le auto che hanno travolto le persone. La piastra, non c'è che dire, ha resistito ma dal punto di vista idraulico è stato un disastro. Soprattutto a valle». E'
questo tipo di lavori che vengono indicati al capitolo "messa in sicurezza". Quella piastra in Largo Merlo è costata dieci miliardi di euro. Da lì si sale verso Chiesa di Quezzi e ci si imbatte
prima «sotto l'autostrada in un altro parcheggio su terreni alluvionabili - spiega Andrea Agostini, presidente genovese di Legambiente - dietro al curvone si trova Pedegoli, dov'è nato il
presidente della Regione. Fino all'anno scorso era in terra battuta ora è asfaltata così da consentire ai detriti e all'onda dal monte di prendere una gran velocità». Tre giorni prima del
disastro, Agostini aveva indicato a un cronista del Corriere Mercantile il punto esatto dove si sarebbero verificati i crolli. Ieri ha dovuto fare rafting sul Fereggiano. Continua a piovere e
tuonare, si prevede un'altra esondazione. «E' venuto giù il muraglione - racconta ancora a Liberazione - che proteggeva sulla sponda destra i terreni del convento delle suore. I guai grossi
succedono sempre lì dove non è mai stata fatta manutenzione». Legambiente, tra Spezia e Genova, ha tutti i volontari e i circoli impegnati con la protezione civile o, comunque "immersi" nella
situazione. Si attende l'esondazione dell'Entella a Chiavari. «Da fuori si può fare relativamente poco - dice Agostini - bisogna sostenere una diversa politica del suolo. E' grave, ad esempio,
che la Giunta regionale abbia in mente la riduzione da 10 a 3 metri della distanza dai fiumi per l'edificazione. Non so se il Governatore avrà il coraggio di perseguirla. E il Comune, entro
dicembre, farà votare il nuovo Puc, il piano urbanistico comunale, con una serie di "libertà d'azione" in perfetta sintonia con il pressing dei costruttori».
Un minimo di navigazione in rete è sufficiente per trovare le prove: c'è un video del governatore ligure che assiste compiaciuto alla posa delle ultime travi a Quezzi «per la messa in sicurezza
del rio Fereggiano, uno dei torrenti più lunatici ma anche con una viabilità più complicata». Su un blog genovese, http://dallagabbri.blogspot.com/, si poteva leggere da tempo la consapevolezza
della cittadinanza attiva di fronte alla cementificazione disinvolta, sui danni sociali e ambientali quando un borgo viene trasformato in periferia e di come la periferia degradi rapidamente. «Il
Rio Fereggiano nasce stretto tra un'enorme condomino ed un muraglione, un gruppo di piccole case e poi il degrado è totale, chiunque butta di tutto, e ciò verrà favorito dalle prossime
coperture». E nei dintorni una strada privata sventra la collina del Poligono; un'intera collina a fianco della piazzetta Pedegoli è stata rimossa per fare dei box-auto; altri box in Fontanarossa
e Poligono; ancora cemento sugli argini del Rio Finocchiara. Tutto questo in barba a una varietà di paesaggi e reperti arcaici (dalla presenza del Martìn Pescatore, delle Ballerine dalle piume
gialle o delle Ghiandaie a quelle di lavatoi di pietra e muschio che raccolgono l'acqua sempre abbondante lungo le creuze scassate. «Da sempre qui si fanno i conti con l'acqua - si legge sul blog
- a volte son conti in attivo come per le bugaixe ed i mulini, i frantoi, gli abbeveratoi... a volte invece le si paga il dazio. Dovrebbero pensarci prima di abbattere, modificare, costruire,
anche quel che già è progettato».