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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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GAZZEBBO IN PIAZZA DEL CIRCOLO "A. GRAMSCI" di Vicenza per la solidarietà agli alluvionati

DSCN0776Il volantino distribuito ieri al gazebo in centro.

 

L’alluvione che ha causato due vittime e tanta devastazione nel Vicentino, come in altre zone del Paese, non è stata un “fenomeno naturale”.

La cementificazione selvaggia dell’area centrale del Veneto, ormai divenuta una città diffusa, (nella nostra provincia sono censite ben 530 zone industriali!) con migliaia di Km di strade, parcheggi, bretelle, complanari, autostrade, passanti, tutto ciò ha comportato un abuso del terreno.

I corsi dei fiumi sono stati spesso strozzati e la terra resa sempre più impermeabile, non in grado di assorbire una pioggia un po’ più abbondante del solito. In particolare il fiume Bacchiglione ha subito danni anche dalla costruzione della nuova base militare Usa al Dal Molin, (600.000 metri cubi di cemento che sorgono sulle falde acquifere!).

La classe politica ed imprenditoriale del Veneto, che si è arricchita sfruttando i lavoratori e sconvolgendo l’equilibrio naturale, intende perseverare in questa direzione, sponsorizzando una valanga di opere devastanti per il territorio: dalle nuove tangenziali di Vicenza e Verona, alla Pedemontana, alla Nogara mare, alla camionabile PD/VE, alla Romea Commerciale, alla Terza corsia autostradale Ve/TS e via dicendo fino ad arrivare al progetto assurdo della TAV.

Puntano il dito su Napoli e sull’emergenza rifiuti, e contemporaneamente bussano alla porta di “Roma ladrona” per poter continuare con la politica di prima.

Noi pensiamo, invece, che per uscire dal fango serve un Piano Straordinario di Riqualificazione del Territorio e significativi investimenti per la manutenzione di montagne, colline, torrenti, fiumare, fiumi e litorali. Servono soldi per sostenere l'agricoltura di montagna e l'agricoltura in generale, come presidio concreto del territorio; estendere a tutto il Paese la rete di radar meteorologici regionali; completare la conoscenza del territorio per prevedere e prevenire i danni; servono urgenti interventi per la sistemazione e la sicurezza idrogeologica del territorio. Serve una politica completamente alternativa che metta al centro le esigenze dell’ambiente e dell’ uomo per determinare insieme dal basso “una via di uscita dal fango”.

Serve la mobilitazione e la partecipazione democratica di coloro che hanno subito le conseguenze devastanti dell’alluvione, coloro che hanno spazzato le strade dal fango, i lavoratori, gli studenti che hanno subito questo modello di sviluppo senza mai aver voce in capitolo, serve riprendersi in mano la gestione del territorio e mandare a casa questa classe politica parassitaria.

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