Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Aiuto!
Ho letto la lettera di Zaia a Federica Pellegrini sul Corriere del Veneto di oggi. Mi è costato fatica e pazienza. Il presidente del Veneto scrive tentando di "addomesticare" a proprio vantaggio la recente polemicainnescata da autorevoli esponenti della Lega in risposta aquanto ha dichiarato la Pellegrini dopo la vittoria agli europei di nuoto. Ma cosa ha fatto l'atleta di Spinea perprovocare l'irritazione leghista? Nulla di strano. Hacantato l'inno italiano, ha detto "sono veneta . Ma mi sento italianissima". Strana è stata la reazione dei leghisti. Si va da Calderoli (il ministro che siede a Roma, quello della legge elettorale "porcata") che dice "Federica è di Venezia, una delle città più assistite d'Italia e tra le poche in Veneto ancora nelle mani della sinistra" e si arriva al consigliere regionale vicentino Nicola Finco che
dichiara "capisco la sua posizione (della Pellegrini), rappresenta l'Italia, sta bene attenta a fare alcune dichiarazioni, ma chi è veneto se lo sente dentro e sa che non abbiamo nulla da condividere con chi abita a 700 chilometri da noi". C'è, poi, il segretario dei leghisti veneziani Corrado Callegari che sentenzia "è un'atleta, va all'estero, gareggia con i colori italiani, ma la maggior parte dei veneti non la pensa così" e la deputata padovana Paola Goisis che dichiara "ci sentiamo prima veneti, poi italiani". E così via.
Una polemica estiva, si dirà. Tanto per riempire le pagine dei giornali. Non proprio. È il seguito di quanto dichiara Gobbo sulla secessione già in atto. È la continuazione delle ultime esternazioni di Bossi e di Calderoli sul nord che si staccherà in caso di governo tecnico. È la conferma di cosa significa quel "prima i veneti" così "gridato" nel presentare la proposta di revisione dello statuto regionale. Una situazione pericolosa perché queste non sono "chiacchiere da osteria". Sono dichiarazioni di ministri della repubblica, sindaci, consiglieri, presidenti di regione. Donne e uomini delle Istituzioni che hanno giurato sulla Costituzione (che sancisce come la Repubblica Italiana sia una e indivisibile - art. 5) e percepiscono fior di denari pubblici per i posti che occupano. La cosa grave è che questa gente ci dovrebbe governare e, invece di risolvere i problemi che affliggono i cittadini (crisi, lavoro, crescente povertà .), si abbandonano a polemiche pretestuose. In questi giorni sono particolarmente scatenati. Fanno confusione.
Dobbiamo fissare alcuni punti fermi, non trattabili. "Prima i veneti" non è solo uno slogan. È un'affermazione pericolosa, assolutamente inaccettabile perché indica una società che si fonda su diversità e discriminazioni "etniche". Tutti abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri. Nessuno può venire prima o dopo rispetto ad altre persone. Il fatto di essere nati in un luogo piuttosto che in un altro non può concedere privilegi a chicchessia. Le discriminanti ci sono, certo, ma sono tra gli onesti e i delinquenti, tra chi paga le tasse e chi evade il fisco, tra chi lavora e chi sfrutta.
Stiamo attenti e vigiliamo perché il fascismo si alimenta e cresce anche con la sottovalutazione di azioni e dichiarazioni che, forse, sembrano "poca cosa".
L'Italia lo ha già sperimentato. Ce lo ricordiamo?
Giorgio Langella
segr. prov. Partito dei Comunisti Italiani - Federazione
della Sinistra Vicenza