Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Fabio Sebastiani, www.liberazione.it 07-05-2011
Centinaia di migliaia di persone in corteo, adesioni alte nei luoghi di lavoro (intorno al 60%), sit-in e blitz un po' ovunque da parte, soprattutto, dei giovani e degli studenti. Le cento piazze
della Cgil hanno mostrato per un giorno l'Italia reale. L'Italia che non si rassegna e chiama la crisi per nome e per cognome: Governo e Confindustria. Piazze creative e irriverenti, che non sono
certo rimaste compresse nel "part-time" imposto dalla segretaria della Cgil Susannna Camusso alla mobilitazione. In piazza, ha detto a Napoli, dove ha tenuto il suo comizio, «c'è l'Italia che non
si piega, non si arrende». Subito dopo ha incontrato il cardinale Sepe. Il dileggio del Governo non si è fatto attendere: «Poca gente, solo un modo di allungare il weekend», hanno detto i
ministri Sacconi e Brunetta.
Si è visto in giro poco "apparato". E le stesse adesioni non sono certo bulgare come le altre volte. Quella che si è sperimentata, di fatto, è stata la "contaminazione" tra sindacato e movimento,
lavoratori e precari. Ha protestato la gente in carne ed ossa, quella che sta subendo la crisi. Come a Milano, inondata da delegazioni di lavoratori dei grandi magazzini, ed anche del pubblico
impiego. Per Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, «baraonde che non servono a niente».
Qua e là tanti sberleffi: alla Cisl (Bergamo), a Equitalia e Lega Nord (Milano). A Torino i poliziotti si sono ritrovati imbrattati di vernice. Scontri a Genova, e a Roma gli studenti hanno
praticamente bloccato la stazione Termini e il Muro Torto, una delle principali arterie del centro. «Gli studenti riconquistano il loro maggio», rivendica la Rete della conoscenza, una delle
organizzazioni studentesche, a cortei finiti. «Chi ci voleva già a pregustare le vacanze estive è stato smentito. Siamo presenti in più di 50 piazze nelle principali città italiane perchè per noi
lo sciopero generale è il massimo momento di unione tra tutte quelle soggettività che da anni si mobilitano contro l'attacco ai diritti nel mondo del lavoro, al welfare, alla distruzione della
scuola e dell'università». «Scendiamo in piazza al fianco dei lavoratori - spiega un'altra organizzazione, la Rete degli studenti - non per semplice solidarietà, ma per manifestare un disagio che
è comune e trasversale: stanno distruggendo la scuola, le università pubbliche, il lavoro e i diritti, lasciando noi giovani in balia di un futuro incerto e di una vita precaria». Bei cortei a
Firenze, Torino e Bologna, dove sono sfilate alcune decine di migliaia di persone. Fa bene la Federazione della sinistra a dire che in Emilia Romagna «è tornato in piazza il "popolo del lavoro":
operaie/i, precarie/i, insegnanti e tante/i altre/i».
Ad Ancona sono scese in piazza quasi cinquemila persone. Prima del corteo, un gruppo di studenti universitari di Urbino e Macerata ha raggiunto la terrazza del palazzo dell'Assemblea legislativa
regionale srotolando uno striscione con scritto: "Fuori i soldi, reddito, borse studio, futuro". Poi i giovani dei centri sociali si sono staccati dalla massa che sfilava, bloccando la viabilità.
E dopo i comizi, il serpentone ha raggiunto il Municipio dove i lavoratori della Fincantieri e la Fiom hanno esposto un altro striscione con su scritto "Il cantiere navale cuore e storia di
Ancona, facciamolo vivere".
«C'è una crisi che non sta affatto migliorando - sottolinea Cremaschi -, che si aggrava soprattutto per i lavoratori e per i cittadini. E su questo ci sono responsabilità paritarie. Ho visto che
polemizzano, Confindustria dice che è colpa e del Governo, il Governo dice che la colpa è di Confindustria. La verità è che è colpa di entrambi».
Uno degli striscioni che hanno riscosso più successo Roma è stato "Damose da fa, semo precari" . ll riferimento è al "semo romani" di Giovanni Paolo II. Poi le donne, che tornano in piazza dopo
le proteste di febbraio. A fianco a loro anche parecchi taxisti «traditi» d Alemanno.
Per la Fiom, massicciamente presente a Torino, la riuscita dello sciopero è stata «buona». L'adesione, a livello nazionale, ha superato il 50% arrivando, in alcune realtà, fino al 90 e al 100%.
Il pieno di consensi allo stop generale è arrivato, informa la nota della Fiom, dal cantiere navale Fincantieri di Venezia, con relativi appalti, alle Acciaierie Venete di Verona, alla Graziano
Trasmissioni, alla Lamborghini Auto e alla Magneti Marelli di Bologna, alla Berco di Imola, alla Fincantieri di Ancona e alla Sirti di Bari. Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, «dopo il
riuscito sciopero generale la lotta continua domani (oggi, ndr) contro la Confindustria». La Federazione della Sinistra sarà presente a Bergamo con una «attiva contestazione della Kermesse
confindustriale». «In quella sede presenteremo le proposte della Federazione della Sinistra - conclude Ferrero - per uscire dalla crisi, proposte alternative a quelle di Marchionne, Marcegaglia e
Berlusconi».