Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Grazia Naletto, Presidente di Lunaria - www.liberazione.it
"La nostra linea sull'immigrazione deve diventare la linea dell'Europa. Qualche problema può esserci ma lo abbiamo gestito nel migliore dei modi". Parole del sottosegretario all'Interno Michelino
Davico, pronunciate ieri in riferimento alla gestione degli arrivi dei migranti tunisini degli ultimi mesi.
La dichiarazione giunge il giorno dopo che il Sindaco di Roma ha ribadito per l'ennesima volta l'indisponibilità dell'amministrazione capitolina a farsi carico dell'accoglienza delle poche
centinaia di migranti tunisini giunti a Termini negli ultimi giorni, nella maggioranza dei casi persone di passaggio che non desiderano rimanere a Roma ma vogliono trasferirsi all'estero per
raggiungere i propri familiari o perché pensano di poter vivere altrove meglio di quanto potrebbero fare in Italia. Come dar loro torto?
Di sicuro, il "sistema di accoglienza" italiano, nella sua declinazione caotica, improvvisata e discriminatoria delle ultime settimane, non ha nulla di "esemplare". Roma, che da sempre ha
costituito una delle principali mete dei migranti e dei richiedenti asilo che giungono nel nostro paese, area di insediamento ma anche di passaggio per migliaia di persone nate altrove, oggi si
proclama, attraverso le parole del suo primo cittadino, la città italiana più inospitale e disumana. E' pronta ad accogliere le migliaia di pellegrini in arrivo per la beatificazione di Giovanni
Paolo II, ma non è disposta a offrire un alloggio temporaneo a chi la attraversa dopo aver lasciato il proprio paese per necessità o perché si è sentito finalmente libero di cercare altrove una
vita migliore. Chissà se il Papa troverà il modo di spendere una parola anche per loro?
"Emergenza" e "insostenibilità" sono le parole chiave utilizzate per giustificare politiche migratorie sempre più restrittive e lo scarso impegno istituzionale nella costruzione di un sistema di
accoglienza e di inclusione sociale dei migranti degno di questo nome. Parole che ricorrono spesso anche in buona parte dei media italiani i quali oscillano in modo schizofrenico tra la
descrizione allarmistica della pressione migratoria oltremare e degli "sbarchi", la retorica indignazione ogniqualvolta avviene una tragedia in mare e la narrazione dell'inefficienza degli
interventi di accoglienza predisposti dal Governo.
La verità è che gli eventi di queste settimane portano allo scoperto la grande distanza che intercorre tra la demagogia e la capacità di mettere in campo politiche pubbliche adeguate a far fronte
ai mutamenti economici, sociali e culturali che attraversano le nostre società cogliendone la complessità e non perdendo mai di vista le persone, i loro bisogni e i loro diritti.
Ostentare il pugno duro nei confronti dell'immigrazione "clandestina", incoraggiare l'ostilità e l'intolleranza dell'opinione pubblica nei confronti dei migranti tunisini, è stato semplice.
Gestire concretamente l'arrivo e la presenza di migliaia di donne, uomini e bambini in carne ed ossa è molto più complicato. Ed è su questo che il Governo italiano ha dimostrato di non essere
all'altezza: costringendo migliaia di persone a vivere in condizioni inumane a Lampedusa, nelle tendopoli e nelle strutture di accoglienza improvvisate e scatenando, in questo modo, vere e
proprie rivolte popolari contro i migranti. Oppure lasciando per strada, come sta succedendo in questi giorni, i profughi tunisini ormai titolari di regolare permesso di soggiorno.
Pensare di ottenere la solidarietà dell'Europa (per altro sempre più asserragliata nella sua Fortezza) quando il Sindaco della capitale chiude le porte a poche centinaia di persone e la priorità
del Ministro dell'Interno è quella di allontanare dall'Italia il prima possibile i profughi tunisini, è semplicemente un paradosso.
Le elezioni amministrative sono alle porte e questo non favorisce certo scelte di responsabilità da parte di quei partiti politici che hanno costruito la loro fortuna elettorale anche
sull'incitamento alla xenofobia e al razzismo.
Ma noi non possiamo stancarci di chiedere a coloro che ci governano di tornare ad essere umani: predisponendo gli interventi necessari per favorire la prima accoglienza e l'inserimento sociale
dei profughi tunisini che desiderano restare nel nostro paese; escludendo qualsiasi provvedimento che prefiguri respingimenti e rimpatri indiscriminati e sommari; garantendo il diritto a chiedere
asilo; evitando che i migranti e i rifugiati sub-sahariani, prigionieri dell'ennesima "guerra umanitaria" in Libia, siano costretti a rischiare la vita in mare per raggiungere le nostre coste.
L'Italia e l'Europa facciano qualcosa di buono: vadano a prenderli.