Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Sandro Podda, www.liberazione.it
«La Santa Pasqua vede l'Italia impegnata nell'assistenza alle migliaia di persone in fuga dai Paesi del nord Africa. In ossequio al rispetto della dignità e del valore della persona umana sancito
- come ha affermato il Santo Padre - dai Popoli della terra nella Carta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, si sta adoperando al meglio per rispondere con generosità a tanta sofferenza». Al
Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarciso Bertone, firmato Silvio Berlusconi.
Facile rintracciare la profonda ipocrisia di questi auguri pasquali al pontefice che nei giorni scorsi aveva espresso (moderata) preoccupazione sui modi con i quali si sta gestendo la questione
profughi e la scarsa conciliabilità dell'"immigrati föra dai ball" bossiano con i valori cristiani. Ma vale la pena lo stesso di guardare ad alcuni fatti. A cominciare dall'abbandono totale dei
migranti a Lampedusa, lasciata arrivare per giorni al quasi collasso senza che nessuno nel governo muovesse un dito. Per fortuna collasso non c'è stato, grazie allo sforzo e alla generosità dei
lampedusani. Solo dopo che una vicenda che si presume gestibile si era trasformata in "emergenza" mediatica e concreta, ma poco prima che diventasse però un boomerang politico, il buon premier
vola sull'isola con le sue parole intrise di cristiana pietà: «I migranti che arriveranno sulle banchine del porto di Lampedusa saranno subito imbarcati sulle navi con destinazione Tunisia o
altri centri». L'isola sarà liberata dal "problema" in 48-60 ore, promette. Il tutto condito dalle solite barzellette di dubbio gusto, considerazioni fuoriluogo e promesse di portare rai e
mediaset a fare pubblicità all'isola. Quel che si chiama rispetto della dignità e del valore della persona umana, insomma.
Dopo le navi crociera cariche di profughi rispediti a Tunisi, inizia il balletto degli spostamenti da una parte all'altra dei rimanenti. I richiedenti asilo già in attesa vengono trasferiti dai
C.a.r.a. (centri di accoglienza per i richiedenti asilo) in altri centri, spesso in Cie. I tunisini a loro volta vengono trasferiti nei posti "liberati" in un'operazione a somma zero (la stessa
destinazione, come il C.a.r.a. di Castelnuovo di Porto viene asseganta ai rom sgomberati in questi giorni da Alemanno a Roma). L'"accoglienza" diventa cioé uno spostamento continuo del problema
senza arrivare una soluzione che in molti passaggi viola qualsiasi norma internazionale in virtù dello "stato d'emergenza". Il 5 aprile il governo decide di concedere il permesso di soggiorno
temporaneo di sei mesi ai tunisini in fuga. Un atto che di "generoso" ha però ben poco. Lo scopo è quello di delegare l'accoglienza all'Europa (sempre odiata dalla Lega e che ora si deve invece
assumere il compito di liberare le italiche terre dall'orda barbara). La Francia si oppone per giorni, producendo una situazione di stallo che alla fine sembra risolversi (mentre andiamo in
stampa fonti vicino all'Eliseo rendono noto che Parigi potrebbe chiedere una sospensione dell'accordo di Schengen, decisione che avrebbe ricadute drammatiche vista la totale mancanza di misure di
accoglienza messe in piedi dall'Italia). In questo cruciale passaggio manca il minimo di accoglienza che dovrebbe essere garantito. Quasi duecento tunisini bivaccano senza assistenza per giorni
alla stazione Termini di Roma. Senza soldi, senza cibo, senza un tetto e senza neanche un biglietto per un treno che realizzi il «föra dai ball» tanto desiderato dai leghisti (e sicuramente anche
da motli migranti che intuiscono il bruttissimo clima della poco accogliente Italia). Una situazione esplosiva che viene contenuta solo dall'intervento di attivisti e associazioni che si danno da
fare per fornire assistenza. Stessa storia a Padova, dove abbiamo raggiunto telefonicamente Paolo Benvegnù, segretario del PRC della Federazione di Padova che ci racconta del centinaio di
tunisini che da una settimana si trovano bloccati in città nelle stesse condizioni. Anche qui a supplire alla «generosità» dell'azione di governo ci devono pensare i ragazzi delle brigate di
solidarietà attiva che si fanno carico di una ventina di tunisini: li sfamano, li ospitano e li organizzano per un sit-in alla Prefettura. «Il punto politico - spiega Benvegnù - è: se non li
accoglievamo noi? Tutta la propaganda sull'ossessione securitaria, ma ci vuole poco a capire che lasciare queste persone in strada in queste condizioni significa consegnarle alla malavita con
tutte le conseguenze che puoi immaginare in un territorio a forte presenza leghista». Ci vuole poco e forse a più di qualcuno non dispiace vedere consolidare stereotipi razzisti, alimentati
magari da qualche incidente provocato dalla disperazione. Basta adoperarsi al meglio e con generosità del resto.