Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Checchino Antonini, www.liberazione.it
Napoli è la prima città a introdurre la nozione di "bene comune" nel proprio Statuto. Quando la modifica statutaria che riprende la nozione elaborata dalla "Commissione Rodotà" è passata in
Giunta, Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni, informatizzazione e democrazia partecipativa, non ha esitato a evocare la rivoluzione. «E' partita da Napoli la rivoluzione politica dei beni
comuni e della democrazia partecipativa al di là delle mistificazioni e della retorica che, da anni, impediscono l'effettiva tutela dei diritti fondamentali», ha detto il docente di diritto
pubblico alla Federico II e a Parigi 1, 47 anni, divenuto assessore quando De Magistris e la sua coalizione, il 27 maggio, sono riusciti a sbaragliare il bassolinismo bloccando pure la strada
all'opaco Pdl campano. Da allora sembra prendere corpo un approccio inedito ai temi della partecipazione e dei beni comuni. Già la prima riunione di Giunta, nell'imminenza del referendum aveva
stabilito immediatamente la ripubblicizzazione del servizio idrico da affidare a un ente di diritto pubblico con i cittadini nel Cda. Passano alcune settimane e centinaia di persone riempiono una
sala di Piscinola, la municipalità di Scampia, per lanciare dal luogo simbolo del degrado sociale, la Costituente per i beni comuni - "Laboratorio Napoli". Lucarelli le chiama «assemblee del
popolo. La parola cittadino - spiega - riconduce alla rivoluzione borghese, popolo richiama le conquiste del XX secolo».
Per la cronaca, nella stessa seduta sono passati il voto ai sedicenni ai referendum consultivi e la rappresentanza dei cittadini extracomunitari nel Consiglio comunale. E in queste ore si va
definendo la pedonalizzazione di tutto il centro storico. «E anche qui seguendo un metodo inedito».
Ce lo illustri, assessore.
C'è stata un'assemblea di duecento persone al Maschio Angioino, esponenti di associazioni, singoli cittadini. Il modello che seguiamo è quello definito dalla convenzione di Aarhus (è legge dello
Stato dal 2001) con cui l'Ue prevede che i cittadini partecipino alla determinazione delle politiche ambientali, non solo alle fasi di proposta o controllo. E' qualcosa di più della democrazia
partecipativa. Si può definire democrazia deliberativa e a Napoli verrà estesa non solo ai temi ambientali ma a tutte le tematiche locali. E' il senso della prima assemblea del popolo di
Piscinola.
Verranno istituite dodici consulte, una per ciascun assessorato, autogestite ma in contatto on line tra loro e con l'assessorato, ciascuna consulta avrà più tavoli tematici e dalle consulte
verranno proposte delibere per l'assessore. La Giunta deve attenersi al deliberato oppure argomentare la scelta differente. Questo processo si chiude ancora all'"assemblea del popolo" con un
giudizio politico. Ne immagino 2-3 in un anno.
Ma qual è lo scarto dai modelli di partecipazione in voga finora?
Questo percorso ci aiuta ad uscire dalle mistificazioni della partecipazione, usata spesso per scaricare la responsabilità sui cittadini o per mascherare forme lobbistiche o corporative.
In effetti, spesso la partecipazione è ridotta alla messinscena di un rito. E i riti servono a confermare i rapporti di forza.
Invece, qua si rimettono in discussione!
Ma come si scongiura l'irruzione delle lobbies?
E' certo un rischio del processo partecipativo ma l'assessorato sarà garante dell'interesse pubblico, di questa trasformazione. Il modello, ora, è stato presentato in rete, il 27 luglio sarà
definitivo e presentato nel bene pubblico più grande d'Europa, l'Albergo dei Poveri, più grande di Versailles.
E' il luogo dove è stato appena scoperto un laboratorio tessile clandestino?
E' un complesso enorme, con alcuni spazi giù ristrutturati, scampato a vari piani di lottizzazioni di giunte precedenti, va riportato a una funzione sociale radicata nel territorio e
attualizzata. Ma anche questo oggetto di una sessione assembleare.
Non ha timore a spendersi un termine così impegnativo come "rivoluzione"?
Ma è una rivoluzione perché così si va a destrutturare il concetto di diritto pubblico che prevede finora un processo decisionale ottocentesco, la finzione giuridica dello stato borghese per cui
la sovranità appartiene al popolo ma…
Ma?
… la esercita qualcun altro a suo nome. Il diritto pubblico, fino ad ora, prevede tre dimensioni: quella amministrativo-gestionale, la più autoritaria, la dimensione politica e, con Weimar e con
la nostra Costituzione del 1948, arriva la dimensione sociale. Dagli anni ‘70 ogni forma di democratizzazione non è stata sufficiente a realizzare una democrazia sostanziale. Oggi affermiamo una
quarta dimensione quella partecipativa che si può affermare solo se passa una categoria giuridica nuova, quella dei beni comuni. Una dimensione comunista, in grado di uscire dalla strettoia dei
regimi proprietari pubblici o privati, dall'accentramento decisionale, dalle politiche sociali calate dall'alto e dallo sfruttamento sui beni pubblici e privati. Tutto ciò è stato reso più grave
dai processi di privatizzazione degli anni '90, da allora assistiamo ad un'accelerazione del saccheggio. Ecco allora l'esigenza di uscire dalla dicotomia pubblico-privato con la categoria dei
beni comuni.
A questo punto serve una definizione dei beni comuni.
Sono una categoria inclusiva e collettiva in contrasto con i principi escludenti, individualistici e borghesi della proprietà.