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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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A 120 anni dalla nascita l'attualità delle sue teorie per la rifondazione comunista contro un capitalismo sempre più totalitario

Il pensiero di Antonio Gramsci
e la nostra rivoluzione molecolare

 

 

Eleonora Forenza, "Liberazione" 21 gennaio 2011


gramsci120 anni fa nasceva Antonio Gramsci, comunista. Lo so, la specificazione sembrerà superflua, ma purtroppo non lo è se consideriamo gli insistiti tentativi di leggere l'opera di Gramsci attuando una selezione tra ciò che è vivo e ciò che sarebbe morto. Operando, cioè, non una doverosa storicizzazione del suo pensiero, ma una distinzione fra elaborazione teorica e pensiero politico, una "epurazione" funzionale ad un uso in chiave liberal del dirigente sardo.
Si può, più onestamente, fare dell'opera gramsciana materiale d'archivio interessante per chi "era comunista" o per chi non lo è ma stata. Io, come tutte le lettrici, leggo Gramsci da un posizionamento che, onestamente, converrà esplicitare: quello di chi è comunista perché pensa al futuro e pensa si possa e si debba uscire dal capitalismo in crisi. Ed è alla luce di questo posizionamento che mi risulta particolarmente viva la scelta di Valentino Gerratana di porre in epigrafe all'introduzione al suo Gramsci. Problemi di metodo una nota citazione di Italo Calvino: «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire».
La classicità di Gramsci per noi, noi che ci cimentiamo nel 2011 con l'elaborazione di teorie e prassi per la rifondazione comunista, rinvia immediatamente a una "questione di metodo": quello della traduzione, della traducibilità. Gramsci è stato un grande "traduttore", ha posto alla base del suo metodo storico e della sua prassi teorica la questione della traducibilità, spaziale e temporale, (tra "Oriente e Occidente", tra "passato e presente") di paradigmi, concetti, esperienze politiche.
E' anche alla luce di questa "questione di metodo" che considero il pensiero di Antonio Gramsci materiale indispensabile per la rifondazione comunista oggi. E penso che la rifondazione comunista oggi non possa non essere anche un gigantesco sforzo collettivo, teorico e politico, di traduzione dei Quaderni, per noi che dobbiamo costruire non più (o non solo) l'AntiCroce, ma l'AntiFukuyama, non solo l'AntiFord, ma anche l'AntiMarchionne (ove "anti", va da se, allude ad una esigenza di superamento).
E' la traduzione gramsciana, sulla scia di Labriola, del marxismo in una "filosofia della prassi", cioè la rigorosa e appassionata ricerca di un superamento tanto dell'oggettivismo che del soggettivismo, che ha permesso che la storia del comunismo italiano fosse una storia diversa. Di ragionare alla luce di una sconfitta, quella della rivoluzione in Occidente, di elaborare una via che tenesse assieme conto della impossibilità dell'Ottobre nelle società complesse d'Europa e della necessità di rifuggire da ogni interpretazione catastrofista della rivoluzione: la fine del capitalismo non era - scriveva Gramsci - «niente di catastrofico e tantomeno di imminente». Il fascismo avanza, e tuttavia Gramsci pensava alla rivoluzione come a un processo immanente, pensava ad una rivoluzione molecolare, processuale e assieme distantissima da ogni ipotesi gradualistica o riformistica. Ciò ha permesso che la storia del Partito comunista italiano fosse, come ricordava, su questo giornale ieri, giustamente, Guido Liguori, una storia di continue rifondazioni.
Si tratta ora di pensare e praticare la nostra rivoluzione molecolare (mutuando un titolo da Felix Guattari), la nostra rifondazione comunista. Di tradurre la domanda gramsciana «come si forma il movimento storico sulla base della struttura?». Come si forma il movimento storico sulla base di questa struttura del capitalismo? Come elaboriamo una teoria della trasformazione, della costruzione della soggettività politica all'altezza delle attuali forme di dominio, di un capitalismo sempre più pervasivo e tendenzialmente totalitario, come ha più volte ricordato Pasquale Voza? Come elaboriamo una via d'uscita dal capitalismo in crisi, ma ancora potentemente in grado di produrre la sua egemonia in termini di passivizzazione di massa, di regressione sul terreno della democrazia e dei diritti? Come superiamo quella contraddizione tra capitale e lavoro che oggi si traduce, inglobando la prima, nei termini di una contraddizione tra capitale e vita, stanti i processi di precarizzazione, di colonizzazione del senso comune, di intreccio tra neocapitalismo e neopatriarcato, la mercificazione dei beni comuni, dei corpi, delle coscienze? Come rendiamo il vivente indisponibile a questo processo corrosivo e globale di mercificazione? Eccolo qui il nostro Gramsci now come avrebbe detto il nostro querido Giorgio Baratta, che ci ha lasciati solo un po' più di un anno fa. Eccolo qui, in forma di domanda.
Gramsci si interrogava in carcere alla luce di una sconfitta, come si è detto, quella della rivoluzione in Occidente. Anche noi partiamo da una sconfitta, dal ciclo lungo della ristrutturazione neoliberista che da trent'anni è egemone su scala globale. Nel contesto di una sconfitta, Gramsci elaborava una teoria della crisi, o meglio una lettura del capitalismo come "continua crisi", ossia tematizzava la potentissima capacità del capitalismo di ristrutturarsi, di tradursi in altre forme. E allo stesso tempo elaborava una teoria della costruzione della soggettività politica, dell'antitesi, come continua critica, come costruzione molecolare di contro-egemonia. La "rivoluzione anti-passiva" di Gramsci contempla una attenta disamina dei processi di produzione di coscienza, di connessione fra condizione e coscienza, di formazione della volontà collettiva e del senso comune: "comprensione critica di se stessi" come progressiva acquisizione di autocoscienza della propria condizione, filosofia della prassi come "nuovo senso comune", "riforma intellettuale e morale" .
Una griglia concettuale che è necessario tradurre oggi per leggere la discontinuità che nel presente stanno producendo le generazioni precarie in Europa e in Tunisia rispetto ai processi di passivizzazione. Quella condizione precaria che qualcuna considerava destinata a non poter produrre soggettività del conflitto, perché frammentata e colonizzata dall'ideologia della competizione, è partita proprio dalla condizione per connettersi, diventare soggettività politica in nuove forme, nominando le contraddizioni all'altezza del presente, agendo nuove forme del conflitto. Ed è dalla condizione, dalla precarietà di lavoro, vita, diritti, che nasce la connessione, ora in Italia, tra lotta operaia e movimento sulla conoscenza.
Sono moltissime, e non certo qui tutte analizzabili, le ragioni, dunque, per parlare dell'utilità di Gramsci oggi. Ma ne voglio aggiungere una. Qualche giorno fa mi sono recata alla inaugurazione della bellissima mostra "Avanti popolo. Il Pci nella storia d'Italia", attualmente a Roma. Lì, in una teca, sono esposti gli originali dei Quaderni. Consentitemi di dire che è stata davvero un'emozione vederli. Ma ad un certo punto - ero proprio lì, davanti alla teca- mi giro e vedo vicino a me, e alla teca," l'operaio" Fassino e l'imprenditore Colaninno junior che parlano tra loro. Era il giorno del referendum a Mirafiori. In quel momento ho pensato con particolare intensità a quanto possano essere utili i Quaderni oggi… Materialmente. Perdonatemi, non era materiale.. era immaginario…

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