Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Un successo la piazza dei beni comuni e della pace. Ora il quorum è più vicino
«Vogliamo l'acqua e il Sole Non chiediamo mica la Luna»
Parte con i referendum la prossima rivoluzione A Roma in trecentomila
Teste a rubinetto, cappelli a forma di pesce, striscioni azzurri che sembrano fiumi, soli che ridono e arcobaleni della pace. C'era anche uno striscione, ieri, che faceva una sintesi mirabile: "No alle guerre per l'acqua, per il petrolio e per l'uranio". Lo porta il comitato bellunese, nato due anni per riprendersi il bacino idrico del Piave: «Il 90% delle sue acque è artificializzato e nel rimanente 10% sono previsti oltre una ventina di nuovi impianti idroelettrici. E' ormai un ecosistema fortemente compromesso e un'ulteriore diminuzione della portata d'acqua avrebbe conseguenze negative sulla fauna e sulla bio-diversità», racconta il ventottenne Nico Paulon. Alle spalle degli striscioni d'apertura (uno per l'acqua, l'altro contro il nucleare) marciano i gonfaloni dei comuni virtuosi e ribelli, chiazzano di verde, bianco, rosso e giallo le bandiere delle grandi associazioni ambientaliste e dei comitati locali, dei sindacati di base e della diaspora comunista. Il corteo è giovane, pieno di studenti e con la partecipazione di migranti. A eccitare i cronisti mainstream, però, ci sono le hostess di Gheddafi che chiedono di fermare le bombe e attivare il dialogo. Poco prima del corteo, le reti pacifiste hanno prodotto un «appello-ombrello», come lo chiama Raffaella Bolini dell'Arci, che lancia la campagna diffusa per il cessate il fuoco, la riapertura di una via diplomatica e la solidarietà con le rivoluzioni democratiche. Sono arrivati in 300mila da tutta Italia con circa duecento pullman per ribadire «due si per l'acqua bene comune». Come "quello dei 150mila" del 20 marzo di un anno fa, anche quello di ieri è stato un corteo allegro, pieno di coreografie a sottolineare come quella per l'acqua pubblica «oggi è una lotta, ma alla chiusura delle urne del referendum sarà una festa» ci spiega Alessio Ciacci, assessore all'Ecologia di Capannori (Lucca) mentre tiene alto il gonfalone del suo comune, uno dei "Comuni virtuosi". Intanto a Capannori l'acqua come bene comune non è stata solo votata in consiglio comunale, ma si è fatta "pratica". «Abbiamo ristrutturato quindici fonti sorgive, riconsegnandole così alla comunità, mentre nelle sedi pubbliche, dagli uffici alle scuole, è ormai letteralmente bandita l'acqua in bottiglia di plastica». In testa al corteo tantissime istituzioni locali con i loro gonfaloni e decine di amministratori con indosso la fascia tricolore: c'è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano), altro "comune virtuoso" che nella Lombardia delle privatizzazioni, dove si vorrebbero abolire le Ato e far confluire tutta la gestione dell'acqua nelle mani delle società private, sta dando luogo a importanti investimenti nelle infrastrutture che consentano una migliore gestione dell'acqua. C'è, solo per citare alcune istituzioni, il gonfalone della Regione Marche, c'è il comune di Corchiano (Viterbo), quello di Giulianova (Teramo), Palma Campana (Napoli), Ostuni (Brindisi). Perfino la Provincia di Cagliari. Anche molti amministratori hanno sul viso il disegno di una goccia d'acqua blu, simbolo di tutti i comitati cittadini impegnati nel referendum. Cittadini ma anche lavoratori del settore come il caso di Antonio, portavoce del movimento per la ripubblicizzazione nato all'interno della società Acquedotto Pugliese (Aqp) Spa. «Chiediamo che Aqp torni pubblica perché laddove c'è un azionista privato a gestire quello che deve essere un bene comune, non potrà mai esser fatto l'interesse pubblico». Non è facile per un lavoratore di una società che gestisce un acquedotto essere in prima linea nella battaglia per l'acqua pubblica: «fare campagna per il referendum ci sta esponendo agli occhi dei nostri datori di lavoro ma non possiamo fare altrimenti. Prima che lavoratori, siamo cittadini». Imponente lo spezzone del movimento per l'acqua bene comune toscano. Da Viareggio a Lucca, da Prato all'aretino, un enorme telo blu tenuto in mano da decine di attivisti fa da scenografia a una lotta che, come nel caso di Arezzo dove si è raggiunto il record percentuale di firme per numero di abitanti, ben 22mila, il 9% della popolazione, «va avanti da dieci anni, da quando la gestione della nostra acqua è stata affidata ai privati col solo voto contrario di Rifondazione Comunista» ci spiega Lucio. «Oggi la società di gestione è controllata al 43% da Suez, Acea e Montepaschi Siena e la situazione è diventata insostenibile: tariffe altissime, anche il 400% in più rispetto a dieci anni fa, a fronte di investimento zero». C'è tanto Lazio e tanta Umbria, regioni accomunate «dal mostro Acea» commenta Piero da Foligno «che sta cercando di impossessarsi della gestione idrica da Roma fino Perugia». Il basso Lazio è invece in piazza «per denunciare la gestione di Acqualatina» ci spiega Roberto da Aprilia «che, da poche ore, potrà far sgorgare dai nostri rubinetti acqua con quantità di arsenico fino a 20microgrammi per litro». Merito dell'ultima deroga, arrivata venerdì, concessa alla regione Lazio dalla Commissione Europea. Quindi, la Campania. Sono decine i comitati per il referendum. Comitati che, spesso, sono gli stessi che si battono contro l'attuale gestione del sistema rifiuti e che sono pronti a tornare in piazza per opporsi a chi, come il governatore Caldoro, si è detto pronto a riaprire la centrale nucleare di Sessa Aurunca. «Siamo il prototipo della regione disastro» ci spiega Antonio Musella di Commons - rete dei comitati per i beni comuni di Napoli e provincia. Sono loro, come posizione nel corteo, a segnare l'unione della "pratiche" di mobilitazione per i tre si ai tre quesiti referendari su acqua e nucleare. «In fondo» commenta laconicamente «non poteva che essere anche stavolta la Campania la regione simbolo della speculazione": dalla privatizzazione dell'Ato 3, società di gestione del sistema idrico a nord di Salerno, alla gestione del sistema rifiuti incentrata unicamente sul sistema discarica-inceneritori fino ad arrivare all'apertura verso il nucleare in quel di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta».La presenza di diverse Ong, come Terres des hommes, è il link con chi rivendica il diritto all'acqua «dove noi la rubiamo - spiega Raffaele K. Salinari - con l'inquinamento, il turismo invasivo, con le multinazionali, con l'esportazione di frutta. Già se consumassimo a km zero sarebbe un bell'esempio di co-sviluppo». I commenti politici sono univoci e nel segno dell'entusiasmo. Per Vittorio Agnoletto, la battaglia per l'acqua è figlia di Genova e Porto Alegre, è una «grande manifestazione per la vita, senz'acqua non si vive, e guerra e nucleare la vita te la rubano».Già quand'era sindaco di Grottammare, Massimo Rossi ha sperimentato proprio con la vicenda acqua il paradosso di una retorica federalista e di una prassi privatizzatrice. Oggi, da neo portavoce della Federazione della sinistra, coglie tutta la portata politica di questa lotta contro il furto di futuro,per la difesa dell'acqua come bene comune e per ribadire il suo no al nucleare e alla guerra. «E' una battaglia che si può vincere se gli italiani andranno a votare», dice anche, mescolato alla folla, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione. Il Prc è visibile lungo tutto il percorso e interno alle esperienze territoriali per i beni comuni. Il popolo dell'acqua sta riscrivendo il paesaggio sociale e politico. E anche l'immaginario. L'azzurro, scippato dalla discesa in campo del Cavaliere, finalmente significa cose diverse dal liberismo immorale. Il corteo non avere fine. Marco Bersani, fra le voci più conosciute del movimento per l'acqua, immagina che la vittoria referendaria sia alla portata nonostante la data limite imposta dal governo per scongiurare il quorum. «Sarà la prima sconfitta delle politiche liberiste da vent'anni in qua. E aprirà spazi per le nuove conflittualità come dimostra l'intreccio delle lotte che vedi già in questa piazza. Potrà ripartire il cambiamento».
*Bricolage degli articoli di Checchino Antonini e Danielse Naldone apparsi su “Liberazione” il 27 marzo 2011