Irene Rui*
– In questi giorni grazie al caso di Campiello si scoprono all'improvviso i parja vicentini, quei poveri soprattutto immigrati che a causa di un'occupazione saltuaria e mal pagata,
sono costretti a vivere in scantinati o cantine, spesso bui e senza la possibilità di ricambi d'aria, dati in locazione da gente senza scrupoli ad affitti elevati, per quei tuguri, ma
accessibili ai locatari. I circoli cittadini di Rifondazione Comunista da anni, precisamente dal 1995, hanno più volte segnalato agli organi competenti, la situazione di degrado residenziale
del condominio di via Bellavitis–strada del cavalcavia, e chiesto che venissero trovati unità abitative adeguate per le famiglie che vi risiedevano, ma si sono scontrate con un muro di omertà
istituzionale e mediatica. I cittadini del quartiere, giustamente ora denunciano, meglio tardi che mai, ma di fatto hanno sempre tollerato la questione, non tanto per le povere famiglie, ma
quanto per il quieto vivere di vicinato.
E le amministrazioni hanno sempre fatto finta di non vedere e sapere, salvo spuntare quando i fatti vanno sulla stampa. Oltre ai condomini di via Bellavitis e del Campiello, chissà quanti sono i garage o cantine affittate in modo non consono, ad altrettante famiglie in stato di povertà o di disaggio abitativo. Non è tollerabile che nel ventunesimo secolo, in Italia, a Vicenza, le persone siano costrette a vivere in questo modo. Chiediamo che l'amministrazione comunale si faccia carico per trovare un alloggio a queste famiglie e non nell'albergo cittadino che è un espediente temporaneo, dove gli orari rigidi, non permettono alle persone di continuare a vivere la loro vita, ma in unità abitative a canone popolare alla pari o inferiore a quello versato per quei tuguri, poiché di più non possono permettersi. Chiediamo che si arrivi finalmente a sanare questa situazione e che non sia più permesso affittare garage, cantine, negozi o sottotetti fuori norma come unità abitative, ciò è possibile grazie ad accurati controlli, anche per l'idoneità alloggio documento che ognuno dovrebbe essere per legge in possesso, per avere la residenza. Purtroppo siamo ben consci che anche questo nostro appello cadrà, una volta che l'oblio scenderà sulla notizia, nel dimenticatoio, se non per affiorare un domani grazie magari ad un altro Ibrahim che risiederà con le sua famiglia in un garage. *Responsabile politiche migratorie Rifondazione Comunista – FdS di Vicenza