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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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VICENZA E L’ALLUVIONE - NOVEMBRE 2010

lobia allubChi sta seduto in poltrona, o sente le notizie alla radio o alla televisione, non può rendersi conto della gravità. Solo andando nei luoghi si può avere la reale visione dei danni, del fango, della disperazione di chi ha perso tutto in un’alluvione peggiore di quella del 1966. Nel vicentino si contano già due vittime, migliaia di sfollati, decine di migliaia di case allagate, aziende commerciali, artigiane, agricole, in ginocchio, persone e famiglie in situazioni disperate. Nel solo Comune di Vicenza, per l’esondazione, sono molti gli edifici storici e di pregio, come il Teatro Olimpico (opera di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi), a rischio; Ponte Pusterla, da cui si accede al centro storico da c.trà San Marco, rischia di collassare sul sottostante fiume Bacchiglione; sono 11236 gli sfollati (circa 5200 famiglie). I Comuni a nord-ovest di Vicenza sono al collasso. Caldogno il Comune più colpito dove la confluenza, nel fiume Bacchiglione, dei corsi d’acqua minori, fra i quali il più importante, il Timonchio, in località Cresole, ha comportato una notevole spinta delle acque che sono esondate, rompendo gli argini.

Si poteva evitare tutto questo? Probabilmente si. Le concause di questo disastro sono molteplici, la mancanza di opere idrauliche, l’ultima risale al 1926, l’esponenziale cementificazione del territorio, la scarsa o assente manutenzione delle scoline, e dei fossi, che spesso sono stati coperti o intubati all’interno di manufatti cilindrici a sezione inadeguata. A ciò si aggiunge il ritardo, o la mancata realizzazione delle sacche di espansione. Il tutto contornato dalla prevalenza degli interessi economici a scapito di importanti risorse territoriali, quali la tutela dell’ambiente e della persona. A tutto questo vanno ad aggiungersi le opere di costruzione della nuova base USA, nell’ex aeroporto Dal Molin, a nord della città di Vicenza, a confine con il Comune di Caldogno. 614.000 mq. circa di territorio, occupati da una base militare, i cui edifici poggiano su una fitta rete di pali di fondazione (circa 3900). Questi hanno intaccato una delle più importanti falde acquifere europee, una vasta area di risorgiva (tale da essere inserita fra i siti di interesse Comunitario), provocando l’innalzamento del livello delle acque sotterranee e, prima dell’esondazione, fontanazzi nei terreni e nei piani interrati degli edifici nei quartieri di Lobia di Caldogno, prospicienti la base. A ciò va ad aggiungersi l’innalzamento degli argini, ad opera del Genio Civile di Vicenza, a protezione della stessa base, intervento che ha compromesso l’equilibrio idraulico e la configurazione idrografica, spostando la parte più bassa verso i quartieri residenziali. Va precisato inoltre, che l’area dell’ex aeroporto doveva essere, come risulta dalla cartografia dell’Autorità di Bacino, una zona di esondazione controllata, di emergenza, e invece, ora che c’è la base, si è preferito anticipare la possibile esondazione a monte, causando l’allagamento delle località a nord. Quindi il vicino quartiere di Lobia e il Presidio Permanente sono andati sott’acqua, un fiume impetuoso che fino a martedì 2 novembre si è riversato sulle strade incuneandosi fra le abitazioni, provocando devastazione e ingenti danni, fra cui anche al Presidio.

I problemi non si fermano però, qui, attorno a Vicenza. Tutta la zona che va da Recoaro a Bassano del Grappa, nella fascia pedemontana e montana, sta franando, comportando la chiusura di strade e l’isolamento di alcune contrade. In tutta la provincia ammontano a più di 150 milioni di Euro i danni causati dall’alluvione.

Non è solo l’imponente sfruttamento e la devastazione del nostro territorio  - che nell’arco di 50 anni ha trasformato il volto e l’immagine di un’ampia fascia del Veneto - a preoccupare, dove il “Dio denaro” (o meglio i schei) detengono ancora oggi un ruolo di primo piano, ma anche ciò che ci prospetta nell’imminente futuro, dove si dà spazio per le grandi opere, quali TAV, sistema delle tangenziali, autostrada Valdastico Sud e Nord, e poi non ci sono nemmeno i soldi per gli interventi di ordinaria manutenzione, quali la pulizia dei fossi e degli argini. Fra queste opere va segnalata la tangenziale Nord di Vicenza, in pratica la strada che dovrebbe collegare l’attuale base militare Camp Ederle (a Vicenza Est) con la futura base Dal Molin, la cui ipotesi di progetto prevede il passaggio lungo l’argine del Bacchiglione, a Ponte Marchese (zona Lobia), dove il fiume è esondato.

Da tempo il Movimento NO Dal Molin aveva ravvisato i problemi per il territorio circa l’avanzata cementificazione e le conseguenze ambientali che ne derivano, in particolare per la costruzione della nuova base militare. E i problemi sono ora affiorati. A Vicenza sono andati sotto acqua anche zone che non erano rimaste coinvolte nell’alluvione del 1966, considerate sicure fino a che l’area dell’ex aeroporto non è stata manomessa. 

Il Consigliere Regionale Pettenò ha presentato, in Regione, le interrogazioni, circa i fenomeni franosi di Recoaro e le alluvioni che hanno coinvolto le province di Verona, Vicenza e Padova.

 

Irene Rui - resp. Dip. Comunicazioni PRC - Federazione di Vicenza

Guido Zentile - resp. Dip. Ambiente e Territorio PRC - Federazione di Vicenza

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