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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Vicenza continua la guerra alle prostitute

 

Spiace che dopo l'episodio violento di domenica scorsa, in zona stadio, si voglia ridurre la questione sicurezza al solo problema prostituzione.

Confondere la tratta e lo sfruttamento delle persone, in questo caso a scopo di prostituzione, con il lavoro onesto, se pur non riconosciuto, delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso, è un grave errore.

E' vero che il mercato nero e illegale del sesso, induce a prostituirsi persone tal volta ignare del lavoro che le aspetta in Italia e crea dei problemi in primis alle lavoratrici, ricattate e sottoposte a violenze, non solo dai loro padroni, ma anche dai proibizionisti, dalle forze dell'ordine e da qualche cliente che pensa di avere un oggetto tra le mani. Schiave vendute da un padrone all'altro, piuttosto che dal fidanzato, dal marito o dai famigliari. Un fenomeno che non coinvolge solo il mondo del sesso, ma anche altre realtà lavorative, per esempio quelle del mondo bracciantile, edile e dell'assistenza domiciliare.

Propagandare quindi notizie distorte e faziose sullo sfruttamento illegale da parte di caporali, piuttosto che di “papponi”, solo nei confronti delle sexworks è al quanto ingiusto e inesatto.

Non si capisce poi perché per risolvere una questione di sicurezza cittadina si debba usare pratiche repressive e talvolta incostituzionali (vedi ultime delibere di Variati in matteria con il beneplacito del questore), nei confronti di queste lavoratrici; e perché si auspichi una normativa che vieti la prostituzione, quando poi il lavoro del sesso, pur con divieti (e ciò lo dimostra la forte domanda) continuerebbe e aggraverebbe maggiormente la sicurezza non solo dei cittadini, ma anche delle lavoratrici costrette ad agire in clandestinità con il pericolo di essere meta di violenze, soprusi e questioni igienico-sanitari.

La prostituzione non va vietata, bensì andrebbe normata in modo diverso, riformando la legge 75 del 1958 conosciuta anche come legge Merlin, e dando la possibilità a queste lavoratrici e lavoratori di esercitare la loro libera professione artigianale, in locali privati (oggi la normativa su citata lo vieta) o in “case del piacere” che non vanno confuse con quelle chiuse di triste ricordo. Si tratta quindi, di riconoscere un servizio che viene praticato a favore di alcuni richiedenti.

Forse in questo modo si potrebbero risolvere una parte dei problemi sociali e di sicurezza sia urbana sia del lavoro.

 

Irene Rui

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