Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Irene Rui e Guido Zentile - Lo scandire dei sassi e bastoni sul guard-rail, sovrapposto, ad intervalli, al suono di sirene, ha accompagnato buona parte della giornata di domenica 24 scorso: un sottofondo sonoro, al limite dell'esaurimento, la cui eco si diffondeva nella valle sottostante il paesino di Chiomonte (foto d'archivio). Quanto basta per "far saltare i nervi" alle forze di polizia e carabinieri, lì presenti a presidiare la strada che porta al museo archeologico e passante per la centrale idroelettrica forzatamente chiusa per proteggere il campo base allestito nell'area del museo, per il cantiere sottostante non recintato e in mano ancora ai valsusini. Centinaia di uomini, perfino gli alpini di rientro da Kabul e mandati nella valle degli alpini, sono impiegati per presidiare un'area che è fatta passare per cantiere TAV. Alt di qui non si passa, cantiere TAV. E' la sicurezza di Stato
Gli "indignados valsusinos" oltre a manifestare il loro dissenso con rustici mezzi sonori hanno temporaneamente allestito, fino al 30 luglio, in sinergia con i vari movimenti nazionali,
territoriali e tematici, il campeggio NO TAV, in mezzo alla natura. Chissà per quanto resisterà questo ambiente alla furia devastante dei cantieri, fantasma o realtà di un treno che si
inerpica fra i monti.
Inidignados valsusinos che, nella giornata di domenica, concluso il momento clou della giornata con l'assemblea dibattito con Haidi e Giuliano Giuliani, hanno subito lo "scellerato" attacco,
accompagnato dal consueto lancio di lacrimogeni e di idranti (ad acqua, olio, sapone e ghiaino), delle forze dell'ordine o meglio del disordine, imposto da una pratica governativa che vede
complici anche i nostri alpini, modello Afghanistan, e il corpo dei vigili del fuoco muniti di "innocui" idranti.
Il motivo della prova di forza? Contrastare il quasi riuscito tentativo di abbattere la recinzione che divide in due la strada pubblica, espropriata, o meglio sequestrata, per il museo, ora
cantiere TAV. Un'area all'interno della "libera repubblica della Maddalena", così battezzata dagli indignados valsusinos, raggiungibile da questi tosti montanari, per sentieri e mulattiere,
dove in mezzo ai boschi, in prossimità del viadotto dell'autostrada, dove dovrebbero uscire le gallerie TAV, hanno allestito un campo base- osservatorio. Un'area dove al tempo della
costruzione dell'autostrada si sono accorti che esisteva la frana di Chiomonte e perciò non si poteva perforare. Per questo è lì che hanno costruito degli obbrobriosi viadotti.
E' una battaglia dignitosa e civile quella portata avanti dai valsusini, o guerra? Lacrimogeni, con tanto di sostanze cancerogene espulse, contro i sassi, i sassi della Maddalena, per
proteggere un cantiere presidiato da congrui contingenti, forzatamente conquistato con un blitz da armata Brancaleone, attraverso un varco (o meglio distruzione) aperto nella rete di
protezione dell'autostrada del Frejus. Lo Stato paga, anzi noi, lavoratori e pensionati, ridotti allo stremo, dal blocco degli stipendi, paghiamo il mantenimento di questi uomini spediti sui
monti. Mentre i valsusini che vi risiedono a turno vanno a casa a riposarsi, gli altri dovranno essere sempre all'erta (anche se in fase di riposo) per le possibili incursioni degli
indignados, dovranno tapparsi le orecchie ai suoni emessi dagli idignados arrabbiati o inc... Potranno rimanere lì anche per quarant'anni, ma quanto ci costerà questa TAV?
La resistenza continua, oggi, domani ... e così per giorni, mesi, anni, per contrastare un'opera devastante e inutile, frutto di una impositiva logica (?) imprenditoriale, a danno di un
servizio pubblico che giorno dopo giorno è sempre più snaturato. Chi la dura la vince.