Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Beatrice Macchia, www.liberazione.it
Un 2 giugno contro la guerra e per l'abbattimento delle spese militari. Questo il messaggio politico di una mobilitazione flash della Federazione della Sinistra, organizzata e realizzata dal
Collettivo pace e solidarietà internazionale della federazione romana di Rifondazione Comunista. Un enorme striscione di cinque metri per venti, composto dai colori della bandiera della pace e
con la scritta "Contro la guerra", è stato srotolato per qualche minuto dalla loggetta di Castel Sant'Angelo e, successivamente, esposto dal ponte Vittorio Emanuele II°, attiguo al castello
stesso. Il personale addetto al controllo all'interno del castello è intervenuto intimando con gentile fermezza di ritirare immediatamente lo striscione, ma non ha potuto impedire che lo stesso
campeggiasse per pochi minuti sulla facciata dell'antica fortezza, davanti al ponte sul Tevere e sotto lo sguardo incuriosito dei numerosissimi astanti. «Siete pacifisti?» ha chiesto uno dei
guardiani. «Sì, siamo pacifisti e siamo di Rifondazione Comunista», ha precisato il segretario della Federazione Prc Fabio Alberti. «Siamo qui per ricordare che la nostra Costituzione ripudia la
guerra, anche quando è travestita da "missione umanitaria"», ha aggiunto.
Il manipolo di compagne e compagni si è poi spostato sul ponte Vittorio, dove ha potuto riesporre lo striscione, visibilissimo sulla dirittura del cupolone di San Pietro, questa volta con più
tranquillità e per una maggior durata di tempo. Federica Cresci e Maurizio Messina, membri del collettivo organizzatore, hanno spiegato ai passanti e ai giornalisti accorsi sul luogo che «questo
è il nostro modo di celebrare la festa della Repubblica, non con le parate militari ma con pacifiche azioni dimostrative per ricordare che il nostro Paese partecipa a bombardamenti aerei che
hanno già causato, sul territorio di un Paese sovrano, centinaia di vittime civili». Bruno Steri, del Dipartimento Esteri del Prc, ha altresì sottolineato: «In un contesto di drammatica crisi
economica, le uniche spese che aumentano sono quelle militari, mentre si tagliano i fondi per sanità, scuola e spese sociali. Noi siamo qui per dire che bisogna fare il contrario: niente azioni
belliche, meno spese militari, niente tagli e più risorse per la spesa sociale».
Il pomeriggio del 1° giugno, un altro sit-in di protesta no-war si era svolto a Roma, co-promosso dalla Federazione della Sinistra insieme alla rete dei comitati contro la guerra, nel cuore del
popolosissimo decimo Municipio davanti all'aeroporto di Centocelle, dove è dislocata una sede operativa militare. Anche in questa occasione volantinaggi a tappeto e giornali parlati. Ieri, la
replica, significativa sul piano simbolico, a Castel Sant'Angelo. Qualche passante, avendo ben chiaro l'orientamento politico delle iniziative, con l'occasione ha chiesto: «Ai referendum, ci
vogliono quattro sì, vero?». Risposta affermativa. Guerra, nucleare, privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni: sono obiettivi di un'unica battaglia di civiltà. Diciamo Sì alla loro
abrogazione.