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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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TRAIN DE VIE Roma Termini, giovani vite appese a un biglietto di treno

Roma Termini, giovani vite appese a un biglietto di treno

 

Stefano Galieni, www.liberazione.it


Sono tutti giovani, alcuni poco più che minorenni, hanno il volto stanco e lo sguardo determinato. Sono arrivati da Lampedusa, hanno accettato la trafila sulla "collina della vergogna", poi la reclusione in tendopoli e caserme, identificazioni, foto segnalazioni, rilevazioni di impronte. Cercano un futuro. Il permesso temporaneo che hanno in mano (Articolo 20 T.U.) permette loro di restare 6 mesi in Italia, ancora incerta la sua validità nello spazio Schengen, si aspettavano di trovare opportunità in Italia ma ora comincia a prevalere la rabbia.
Il sindaco Alemanno si ostina a dichiarare che i tunisini a Roma non metteranno mai piede, da alcuni giorni è stato smentito dai fatti, scavalcato da una burocrazia cialtrona e inaffidabile, dall'incapacità cronica delle istituzioni preposte. C'è stato chi ha dormito per un paio di notti alla Stazione Termini e chi è arrivato nella Capitale ieri mattina, una scelta obbligata. Lasciati senza alcuna protezione e neanche un euro in tasca, l'altro ieri chiedevano di poter raggiungere alcune destinazioni del nord dove hanno parenti, amici, opportunità di collocarsi. Dopo una lunga trattativa, in circa 140 erano stati condotti nel Cara di Castelnuovo Di Porto, con la promessi di avere rapidamente un biglietto ferroviario. Nel classico scarica barile delle responsabilità, alla mattina i biglietti non c'erano e fra i ragazzi ha cominciato a serpeggiare l'impazienza. Si sono sentiti anche traditi da coloro che (mediatori culturali, antirazzisti, volontari accorsi grazie ad un immediato tam tam mediatico) li avevano convinti a restare una notte nel centro. In mattinata molti sono usciti, con l'intenzione di farsi sentire e con l'idea di tornare a Roma, alla Stazione, dove intanto erano giunti altri compaesani. Coloro che erano andati al centro hanno ottenuto il biglietto, per gli altri si prospetta una notte dura.
Arrivano intanto confuse, le notizie dal resto d'Italia. Chi riceve il permesso di soggiorno, soprattutto dal sud, cerca di approdare a Roma: un centinaio sono in arrivo dalla Sardegna, un altro gruppo non meglio determinato da S. Maria Capua Vetere, ma altri risultano in partenza da Caltanissetta, Trapani, Crotone, Bari e così via. Alcuni hanno completato l'iter burocratico, altri vorrebbero ottenere il passaporto, che permetterebbe di viaggiare in Europa senza incontrare troppi ostacoli, ma il rilascio costa e ci vogliono giorni. Hamdi è convinto di poter risolvere tutto facilmente, ha uno zio in Emilia che lo assumerebbe: «Mi debbono dare il permesso di lavoro se ho il contratto, no?». Difficile dirgli che non è così semplice, che teoricamente il suo permesso vale solo 6 mesi - che diventano 3 se va in un altro Paese Ue - difficile spiegargli che con la disposizione emanata il 5 aprile scorso il governo ha guadagnato solo tempo ma non ha risolto alcun problema.
Zhair chiede di andare fino a Ventimiglia, da lì saprà come raggiungere la Francia dove ha un cugino, un altro, Remzi, vorrebbe tornare in Tunisia, si è amaramente pentito di aver rischiato la vita per vivere nell'immondizia e sconsiglia ai suoi amici di venire in Europa. Tutte e due i percorsi sembrano pieni di ostacoli, le indicazioni fornite nelle tendopoli dalla Protezione Civile e da chi ha avuto la convenzione per la loro gestione sembrano imbottite di discrezionalità. Teoricamente ognuno avrebbe dovuto indicare una destinazione e avere il biglietto ferroviario necessario per raggiungerla, teoricamente per chi decide di tornare a casa non ci dovrebbero essere problemi. Ma il meccanismo si inceppa sul solito elemento, chi guadagna sugli spostamenti e sulla cosiddetta accoglienza e chi paga le spese necessarie a garantire i diritti dei ragazzi? Possibile che non sia stato almeno predisposto un accordo fra Trenitalia e il Ministero dell'Interno?
Una ragazza tunisina che da 11 anni vive in Italia, insieme a suoi connazionali si è messa a disposizione per tentare di spiegare ai ragazzi quale è la situazione ed è molto arrabbiata: «Bisogna essere chiari! Questi non hanno fame o bisogno di una coperta ma di sapere di poter restare e lavorare. Sono venuti qui per questo, perché in Tunisia non c'è lavoro e c'è la crisi, perché ci vorranno anni prima che cambi qualcosa veramente».

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