Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
di Guido Zentile
Il dibattito sul treno ad alta velocità, o meglio alta capacità, nella direttrice ovest - est, si è in questi giorni riacceso proprio qui a Vicenza. Si continua ad insistere e premere sulla necessità che il nostro territorio deve sacrificarsi per lasciare spazio al progresso, allo sviluppo economico. Ed ecco quindi che ci vuole un'altra ferrovia. Ma è proprio necessario, per il raggiungimento di chissà quali obiettivi, separare il traffico veloce, di scorrimento, dal traffico regionale? In previsione di che? La risposta è semplicemente indirizzata nel costruire un modello di politica industriale che innanzitutto vuole la mobilità territoriale, e poi, in secondo piano, la fabbrica, quella struttura che dovrebbe stare al centro di una dinamica che vede coinvolgere la persona e l'ambiente. Delocalizzare, spostare le merci, e creare il deserto nel territorio che si vorrebbe attraversare con questa ennesima grande opera. E la politica (una classe politica assai vasta) acconsente, anzi si fa addirittura promotrice.
Un clima politico che seppur in ambiti e contesti diversi si riscontrava 160 - 170 anni fa, quando a Vicenza arrivò la ferrovia. La costruzione della “Ferrovia Ferdinandea” fu molto dibattuta. In effetti l'arrivo del treno, qual moderno mezzo di comunicazione, suscitava molta perplessità e contrarietà come oggi avviene per il TAV o il TAC
Il tratto tra Padova e Vicenza fu aperto all’esercizio nel 1846, contestualmente con l’apertura del ponte translagunare che collegava Venezia con la terra ferma. Considerando che la prima ferrovia in Italia (Napoli - Portici) entrò in esercizio nel 1839, possiamo senz’altro dire che la nostra ferrovia si porta alle spalle un bel po’ di anni e di treni ne ha visti passare parecchi. Va innanzitutto evidenziato che la nascita delle ferrovie in Italia, durante il periodo risorgimentale, quindi prima dell’unificazione, non ebbe scopi prettamente di servizio pubblico (a quel tempo non si rilevava certo la necessità del trasporto di massa), ma scopi essenzialmente militari come per la nostra “Ferdinandea”, e scopi che costituivano in talune situazioni, il capriccio di qualche sovrano (ricordate che a quel tempo l’Italia era ancora divisa in tanti staterelli), che per essere alla moda, rispetto alla tecnologia dei paesi anglosassoni, non voleva essere di meno, lasciando magari i cittadini alla fame. A metà ottocento la rete ferroviaria italiana era divisa in più Società: la ferrovia Milano - Venezia era all’interno della S.F.A.I. (Strade Ferrate Alta Italia), poi diventata con la prima parte dell’unificazione dell’Italia, Rete Adriatica. L’effettiva nascita delle Ferrovie dello Stato, si ebbe nel 1905 (la completa distruzione di un ente pubblico, quale le Ferrovie dello Stato, si manifestò nei primi anni del presente secolo).
Dopo questo periodo, rimasero in essere alcune società, fra le quali, una a noi ancora nota, la Società Veneta Ferrovie, che rimase tale fino a pochi anni fa quando né fu fatto uno spezzatino societario. La Società Veneta Ferrovie, negli anni di massimo sviluppo esercitò nella provincia di Vicenza il sistema ferroviario dell’Alto Vicentino, compresa la Vicenza - Schio.
La stazione di Vicenza, e tutte le ferrovie che si dirigevano verso il fronte orientale, ebbe negli anni a cavallo della Prima Guerra Mondiale, un ruolo di supporto di non poco conto. Finita la guerra, che ha visto ampliare i nostri confini nazionali, la stazione ha visto transitare gli eventi che incisero, sia sulla storia ferroviaria, sia politica, che tecnica: la nascita del fascismo, e l’entrata in servizio delle automotrici termiche (la littorina, derivazione del termine littorio). A seguire l'esplosione della Seconda Guerra Mondiale e gli avvenimenti legati alla Resistenza che coinvolsero anche il nostro territorio.
Gli anni che vanno dal settembre del ’43, all’aprile del ’45, sono stati anni veramente difficili per la nostre ferrovie e la nostra stazione. Utilizzate intensamente per il transito militare e civile furono prese di mira dai bombardamenti degli alleati, e dai partigiani guastatori, che avevano il comando a Vicenza, per impedire il movimento delle truppe tedesche.