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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Sono bastate poche decine di persone armate di zappette e fiori colorati per far scattare il dispositivo di sicurezza all’interno del Dal Molin: blindati con i motori accesi e l’immancabile guardi

Evidentemente un po’ di sano giardinaggio rappresenta un pericoloso gesto eversivo per coloro che difendono il cantiere a stelle e strisce dalla curiosità dei cittadini vicentini. Non a caso hanno tirato una bella rete militare laddove fino a poche settimane fa passeggiavano anziani con il cane e raccoglitori di radici ed erbe di campo. Non sia mai che i loro occhi possano cadere all’interno del cantiere della nuova base militare dove l’illegalità regna e le divise sono chiamate a coprirla e difenderla.

Grossolanamente ridicoli; da una parte i fiori azzurri degli eversivi giardinieri – che hanno composto con le proprie piantine un’ingiuriosa scritta “no war” sull’argine del fiume Bacchiglione - dall’altra il blu opaco dei lampeggianti, prontamente accesi per identificare lo stato d’allerta. Decine di persone si muovono all’interno del Dal Molin: sono i tutori dell’ordine e della sicurezza, posti a guardia dell’imposizione statunitense sulla terra berica.

Ma sorge un dubbio: che sia, questa, l’ennesima compensazione per il “gran sacrificio di Vicenza”, come ama definirlo il buon Mancassola sulle pagine de Il Giornale di Vicenza (che, nonostante ciò, continua a descrivere la base come un grande affare per la comunità vicentina)? Decine di persone, infatti, ricevono la busta paga per fare la guardia a un recinto; e spendono migliaia di euro in carburanti per tenere accesi, tutto il giorno, i propri mezzi. Aveva ragione il commissario Costa: la nuova base militare statunitense porta lavoro; peccato che, a pagare il 41% delle spese delle truppe statunitensi in Italia, la costruzione di strade e servizi per le installazioni militari e, non da ultimo, l’imponente servizio d’ordine chiamato a difendere muri e recinzioni siano i cittadini italiani. “E io pago”, come amava dire Totò; ma il questore Sarlo non ha proprio di meglio da far fare a tutti questi uomini?

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