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Vogliamo esprimere solidarietà al popolo di Haiti, martoriato dal gravoso sisma che ha distrutto il Paese, con queste parole di Carlo Gubitosa, apparse
su "Liberazione" il 16 gennaio 2010, e come egli agurimao per quest'isola.
"Mi auguro che a partire da oggi la Repubblica Dominicana accolga con più rispetto gli immigranti haitiani che tagliano la canna da zucchero a due euro la tonnellata, con le sacche di
sangue che ne costano 16 se ti becchi la dengue e hai bisogno di una trasfusione. Mi auguro che il razzismo dei neri dominicani verso i nerissimi haitiani, a tratti incredibilmente
feroce, sia finalmente compreso per quello che è: un sistema di politiche occupazionali organizzato a vantaggio di pochi per tagliare ai più poveri braccianti del paese l'accesso ai
diritti, ai documenti, alla dignità a tutto vantaggio delle compagnie zuccheriere italiane. Mi auguro che l'Europa, entrata da pochissimo tra gli acquirenti dello zucchero dominicano
addolcito col sudore degli haitiani, pretenda dai paesi che le vendono cibo lo stesso rispetto dei diritti umani che cerca di imporre militarmente altrove. Mi auguro che il prossimo
inevitabile evento naturale possa essere reso meno catastrofico lottando contro la povertà evitabile. Mi auguro che a partire da ora questo piccolo pezzo di mondo non sia illuminato dai
riflettori solo quando i morti si contano a sei cifre. Mi auguro che il nostro turismo diventi più responsabile, per portare futuro a chi abita queste terre e non ricchezza alle
multinazionali che le sfruttano. Mi auguro che gli zoo balneari per ricchi di quest'isola siano disertati, e che le persone sfuggite alle gabbie dei resort possano incontrare la buona
gente di Haiti e non solo le sue spiagge confezionate. Ma qualcuno mi ha detto che devo amare prima di tutto il mio prossimo, ed è per questo che domani mi auguro di trovare al suo solito
posto il fruttivendolo di Haiti che in questi tre anni mi ha dato una grandissima lezione di dignità dalla cattedra del suo carretto scassato, e spero proprio che mi racconti che i suoi
stanno bene."
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