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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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SE DUE MILIONI DI LAVORATORI STRANIERI POSSONO BASTARE

Stefano Galieni, "Liberazione" 12 marzo 2011

 

Il rapporto, redatto dalla Direzione generale dell'immigrazione del ministero del welfare, è datato 24 febbraio 2011. Un documento che esamina, nonostante la crisi anche occupazionale, il fabbisogno di forza lavoro che si può prevedere per il prossimo decennio. Una valutazione cauta e prudente, il cui metro di ragionamento è basato sulle "braccia" che occorrono per mantenere in piedi le attività produttive e, in particolare, per proseguire nell'opera di privatizzazione del welfare che da anni ha preso piede in mancanza di investimenti pubblici. Secondo questo rapporto, per contenere la diminuzione della popolazione in età attiva, causa progressivo invecchiamento, occorreranno nei prossimi 10 anni quasi 2 milioni, sì "duemilioni", di lavoratori e lavoratrici stranieri, altrimenti il Bel Paese va a rotoli. Per essere più esatti ne occorreranno circa 100 mila l'anno nei prossimi 5 anni e 260.000 in quelli successivi. Questo nonostante la crisi, la chiusura di aziende, l'impoverimento generale.
Contemporaneamente è bastato l'arrivo in pochi giorni di 8 mila (ottomila) profughi tunisini, per far lanciare al ministro dell'interno l'ingiustificato allarme su un presunto esodo biblico che si starebbe per riversare sulle italiche coste. E pensare che i ragazzi arrivati al proprio paese lavoravano soprattutto in settori dell'economia come il turismo, per cui la richiesta resta alta. Si aggiunga che grazie alle ottuse mostruosità giuridiche per cui si eccelle in Europa, da noi ci sono almeno 540mila persone in condizioni di irregolarità amministrativa. Lavorano tutti e tutte in nero e potrebbero essere espulsi da un giorno all'altro perché privi totalmente di ogni diritto tranne quello di farsi sfruttare. Queste cose le sanno bene sia il ministro del welfare Sacconi sia il collega del Viminale, Maroni; le sa il loro boss e le sanno anche gli esponenti di quelle forze politiche che, se sentono parlare di sanatoria o di abolizione dell'assurdo meccanismo del decreto flussi, cominciano a sudare e a guardarsi con l'aria smarrita.
Se prevalesse un banale buon senso, si metterebbero in piedi meccanismi di regolarizzazione per chi è già in Italia, di inclusione attraverso la realizzazione di una reale eguaglianza nei diritti politici e sociali. Ma questo stride con i valori per cui i due ministri sono al loro posto. Non il posto formale: si sa che gli incarichi sono di ben altra natura, uno è in realtà il ministro dello sfruttamento, l'altro quello con delega alle politiche xenofobe. Uno guarda a come avere braccia senza avere persone; l'altro finge di non volere né braccia né persone proseguendo un'opera di clandestinizzazione forzata. Un'opposizione decente dovrebbe avere il coraggio di dire che i due ministri, e di conseguenza chi ha dato loro i delicati incarichi per cui sono remunerati, o sono incompetenti o compiono deliberatamente scelte scellerate.
Stefano Galieni

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