Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Dino Greco, www.liberazione.it
Il taglio secco del Fondo per l'editoria, deciso da Berlusconi e di cui Monti - confermandolo - si è reso pienamente corresposabile, è l'unica e sola ragione che ha costretto l'editore a
sospendere la pubblicazione di Liberazione. Immaginare o, peggio, sostenere che l'intervento del governo non sia altro che un alibi che nasconderebbe l'intento di Rifondazione di disfarsi del
proprio unico e fondamentale strumento di controinformazione e lotta politica è una tesi che non ha alcun fondamento.
In questi anni il giornale ha ricostruito una propria precisa identità politica ed ha riscosso l'apprezzamento dei lettori, dei militanti e di tante soggettività collettive che hanno trovato in
questo spazio l'eco robusta delle proprie battaglie e delle proprie pratiche sociali.
Le testimonianze che senza soluzione di continuità affluiscono da giorni presso la redazione non fanno che confermare quanto questo sentimento sia radicato fra la nostra gente.
La sospensione dell'edizione cartacea è dunque un danno gravissimo - e come tale vissuto - per l'intera comunità politica del Prc. E non solo per essa. Ma annullare ogni percezione della cruda
realtà dei conti, mischiare e rovesciare le responsabilità, significa offrire al governo e alla eterogenea compagnia di giro che lo sostiene, il pretesto per affermare che le ragioni vere della
sospensione non stanno nell'impressionante dimensione dei tagli, ma in una occulta propensione suicidiaria del Prc. Alimentare questa tesi nel mentre la direzione del giornale, con il pieno
coinvolgimento del partito, sta lanciando una grande sottoscrizione popolare proprio per dare una speranza ed un futuro possibile al giornale, significa praticare un atto di puro autolesionismo.
E sorprende che anche i nostri amici e compagni de il manifesto, vittime sacrificali, al pari di noi, di una furibonda offensiva contro la stampa libera e indipendente, con i quali stiamo
conducendo una dura battaglia per ottenere il reintegro dei finanziamenti pubblici, diano l'impressione di accreditare l'idea di un retropensiero di Rifondazione, di un suo recesso dalle proprie
responsabilità, di una decisione aprioristicamente coltivata.
Francamente, a chi come me ha vissuto questi anni in trincea, riuscendo - grazie ai sacrifici di tutti e ad un impegno senza soste - a riportare il bilancio in sostanziale equilibrio, riesce
molto difficile capire su cosa si fondi la reiterazione di un sospetto pesante quanto privo di consistenza. Ne sia prova ulteriore, benché non necessaria, che ove il fondo fosse reintegrato non
ci troveremmo sotto questa incudine e promuoveremmo, come stiamo in ogni caso facendo, la sottoscrizione di massa per assicurarci la liquidità necessaria a pagare - "sull'unghia", come ci viene
imposto dalla situazione presente - carta, tipografie, distribuzione, considerato che le banche non ci concedono un centesimo di credito.
Leggo poi che la disponibilità offerta da il manifesto e da l'Unità ad ospitare temporaneamente la "prima" di Liberazione, viene contestata dal nostro Cdr sino a chiederne la revoca, poiché in
questo modo quei fogli si renderebbero complici della chiusura di Liberazione. Di più: si afferma che quella «miniLiberazione» assomiglierebbe ad un «volantino», piuttosto che ad un «prodotto
giornalistico». Anche qui, veniamo in chiaro: la "prima" di Liberazione non è un volantino. Foto, titolo, sommario ed editoriale politico sono stati, in questi anni, la vetrina, il tratto
identitario del giornale, immediatamente percepibile, qualificato ed apprezzato. Da dove viene, allora, questo giudizio liquidatorio che coinvolge, direttamente, la direzione del giornale?
Un modesto suggerimento a quanti - redattori, poligrafici, lettori, amici, compagni, militanti - tengono alla sorte di questo giornale: studiamole tutte, proviamole tutte, sondiamo sino in fondo
ogni possibilità, senza preclusioni pregiudiziali. Facciamolo insieme, con tutta la determinazione necessaria. Senza evocare fantasmi e con l'onestà intellettuale che aiuta sempre, in particolare
chi si ingaggia in imprese complicate.
So, per diretta esperienza e convinzione profonda, che quando sono in gioco i posti di lavoro è sempre necessario combattere. E il direttore di Liberazione è a fianco di chi combatte. Altrettanto
decisivo è individuare con precisione alleati ed avversari, essendo deleterio confondere gli uni con gli altri. Occupy Liberazione serve a tutti se è chiara la consapevolezza che l'avversario sta
a palazzo Chigi. E che Rifondazione non sta a Wall Street.