Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Ennesima stangata sulle pensioni, con il possibile blocco di quelle di anzianità e l'anticipo al 2012 della riforma che aggancia l'età pensionabile alle aspettative di vita; liberalizzazione dei
servizi pubblici locali e privatizzazione delle aziende a partecipazione pubblica; smantellamento dello statuto dei lavoratori, considerato di ostacolo alla crescita. E' così che il governo pensa
di trovare i venti miliardi necessari per accelerare il pareggio di bilancio al 2013, una delle condizioni imposte dalla Banca centrale europea per procedere con il massiccio acquisto di bond
italiani iniziato lunedì scorso. «Ora i governi facciano il loro lavoro», ha ammonito ieri il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, rivolto a Italia e Spagna.
Il fatto è che l'Istituto di Francoforte non si è limitato a chiedere al nostro paese di rimettere i conti a posto, ma avrebbe addirittura spedito al governo italiano una lettera riservata
indicando i settori d'intervento e persino le misure da adottare. Una sorta di commissariamento politico, reso meno umiliante dalla circostanza che le "riforme" sollecitate dalla Bce sono più o
meno quelle che il governo aveva in mente di fare.
Con questi presupposti, non è difficile immaginare che le proposte che l'esecutivo presenterà alle parti sociali oggi pomeriggio a Palazzo Chigi resteranno nel solco dell'ultima manovra
economica, già bollata come «macelleria sociale» da Famiglia Cristiana e dalla Cgil. Sente puzza di bruciato l'Anci, che denuncia l'incomprensibile esclusione degli enti locali dal tavolo
anticrisi.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, mette le mani avanti: «Non è il momento di resistenze caparbie», grida all'opposizione. «Il risanamento della finanza pubblica e l'obiettivo del pareggio
di bilancio comportano inesorabilmente - argomenta Sacconi in una lettera al Corriere della Sera - il pieno controllo sui conti della previdenza, dell'assistenza, della sanità, della finanza
locale e del pubblico impiego». Ma davvero la riduzione del welfare è inevitabile? Non tutti la pensano così. Ad esempio secondo alcuni analisti interpellati dal New York Times, gli ulteriori
tagli alla spesa sociale imposti dalla Bce potrebbero rallentare l'economia. E Italia e Spagna sono già i paesi che crescono meno nell'area euro...
Inutile, tuttavia, sperare in una "moral suasion" ad opera delle parti sociali. Anzi, il fronte unico tra sindacati, imprese e banche sembra destinato a rompersi, anche se, prima di recarsi a
Palazzo Chigi, le 18 sigle si vedranno per tentare una sintesi che, allo stato attuale, appare difficile. Se Confindustria infatti è notoriamente favorevole all'idea di fare cassa con le
pensioni, il governo dovrà stavolta fare i conti con il no annunciato dei sindacati. «E' inaccettabile - denuncia il segretario nazionale Spi Cgil, Ivan Pedretti - che siano ancora i pensionati a
pagare il prezzo più alto della crisi. Sulla previdenza sono state già effettuate tutte le riforme possibili, è impensabile toccare gli assegni di riversibilità o aumentare senza gradualità l'età
pensionabile». Gli fa eco, per una volta, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «Nessuno provi a toccare la previdenza», avverte, prima di suggerire altre strade: «Bisogna colpire
le rendite finanziarie, passando dal 12,5% all'aliquota del 20%. E poi io sono per la patrimoniale, ovviamente senza toccare la prima casa», precisa Bonanni. Il segretario della Cisl è favorevole
però alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, cavallo di battaglia del ministro Fitto.
Per la Cgil - alle prese con polemiche interne per l'insolito fronte comune con banche e Confindustria - il confronto con il governo si è già concluso: «L'Italia - si legge sul sito del sindacato
- soffre di un eccesso di precarizzazione e impoverimento del lavoro e non di rigidità sindacali che ne impediscono la crescita. Anticipare i tagli vuol dire portare il Paese verso la recessione
e colpire ancora di più i redditi dei lavoratori e dei pensionati, i consumi e gli investimenti. Che ce lo chieda la Bce - ribatte la Cgil - non cambia il fatto».
Posizioni nette, che rendono ancor più incomprensibile l'apertura del Pd sulla riforma del sistema pensionistico: «Bisogna tassare le rendite finanziarie, riformare i settori protetti e attuare
una seria lotta all'evasione fiscale. Se si fanno queste cose siamo disponibili a parlare anche di pensioni», fa sapere Stefano Fassina, responsabile economico dei democratici e braccio destro di
Bersani. Fassina boccia anche la patrimoniale: «In questa situazione - afferma - rischia di dare un colpo pesante ai ceti medi, in particolare del lavoro dipendente colpito già pesantemente da
questo governo».
Completamente opposta l'analisi di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione, il quale vede nel crollo della borsa la conferma che «il
neoliberismo che ci ha portato a questa crisi drammatica sta andando a catafascio, e questo - sottolinea - è un bene». In questo contesto «una misura necessaria e non rinviabile è la
rinazionalizzazione delle grandi banche di interesse nazionale, perchè - spiega Ferrero - il finanziamento dell'economia reale non può essere delegato ai desideri degli speculatori»