Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Per capire cosa siano gli scontri che quasi ogni notte si scatenano a Giaglione, bellissimo borgo incastonato in un ramo laterale della val Susa, è necessario lavorare un po’ con al fantasia.
Immaginate di attraversare un fitto bosco di castagni per oltre quaranta minuti lungo una stretta strada sterrata. L’unica luce presente è quella gettata da una luna incerta, che malamente riesce
a illuminare il percorso immerso nel buio pesto della notte.
Il silenzio del bosco è spezzato da civette che danno l’allarme e cinghiali che girono tra le vigne poco distanti. Un posto dove solo pochi romantici farebbero una passeggiata notturna.
In queste condizioni oltre duemila persone hanno camminato verso la baita presidio in località Clarea, dove il cantiere del Tav ha portato le reti ad un passo dalla trincee costruite dai Notav.
Dietro le difese si possono vedere, anche a chilometri di distanza i lampeggianti blu della polizia. Non si vedono invece le truppe, nascoste e lontane, ma soprattutto protette da barriere
difensive non meno imponenti di quelle piazzate nei territori occupati dall’esercito israeliano. Alla baita c’è qualche luce fioca e un esercito nerovestito che si prepara. Sulla testa dei val
susini, e non, sono piazzati giganteschi teloni che dovrebbero bloccare la pioggia di lacrimogeni che arriva da lontano. Chi si prepara per la battaglia indossa maschere antigas, e si riempie le
tasche di sassi. Le decine di uomini e donne con i capelli bianchi presenti sono anche loro in assetto da guerra: scarponi, maschera e limoni. Suona una sirena alle undici di sera nel buio pesto.
E’ la partenza. In realtà dovrebbe essere un allarme ma la foga gioca brutti scherzi.
Grupponi partono e si avvicinano alle reti. I media lo chiamano assalto, e parlano di attacco alla recinzioni. Il ministro Maroni spara alto e accusa i Notav di voler uccidere. Sono frasi fuori
luogo. Le azioni di guerriglia notturna Notav non sono sicuramente pacifiche, ma non rappresentano, al momento, un pericolo serio per alcuno. Come molti insospettabili anziani del posto
raccontano, il senso di tali azioni è riconducibile al “mantenimento delle pressione psicologica ed economica su chi occupa il territorio.” Insomma, far innervosire i soldati di guardia dimodoche
tutta la catena di comando sia stressata, e rendere i costi della difesa del cantiere esplosivi. Basti pensare che già oggi l’apparato difensivo composto da finanzieri, carabinieri, alpini,
poliziotti (i Vigili del Fuoco si sono recentemente ammutinati, rifiutandosi di prendere alle operazioni di ordine pubblico. Sono Notav anche loro da queste parti) costa al contribuente italiano
quasi centomila euro al giorno. Il cantiere durerà circa venti anni: totale a questo ritmo seicentocinquantasette milioni di euro.
E che i mezzi economici necessari per mantenere questo apparato siano già oggi inesistenti è testimoniato dalle misere condizioni in cui i militari si accampano in alcuni posti di vedetta. Sul
parapetto presente sopra i cancelli del primo check point alla centrale elettrica di Chiomonte, carabinieri e alpini bivaccano in una specie di baracca fatta di assi e teloni di plastica
malandati e sudici. La capanna delle giovani marmotte è confortevole. Qualche sedia mezza rotta è a disposizioni di chi, battuto dal sole caldissimo, vuole riposarsi durante i turni di guardia. E
fra poco più di un mese da queste parti arriveranno le prime nevicate e la temperatura piomberà sotto zero.
In queste condizioni l’unico vero pericolo in cui incorrono i militari (alcuni sono giovanissimi, letteralmente sbarbati, soprattutto tra gli alpini) che presidiano questa fortezza Bastiani sono
le frasi scriteriate dei politici in cerca di consenso e la crisi economica. Da non sottovalutare anche le dosi massicce di gas che respirano loro stessi.
Perché la guerriglia della notte altro non è che una specie di massacro dei Notav.
Quando i ragazzi vestiti di nero con le fionde “professionali”(!!) ,citazione da Tg5, si trovano a cinquanta metri dalle reti alte quattro metri e coperte da filo spinato, inizia un fittissimo
lancio di lacrimogeni. Si sente uno sparo ogni quindici secondi per diversi minuti. I pochi che hanno maschere antigas professionali si avvicinano alle reti e qui vengono respinti con idranti
posizionati venti metri dietro le reti. Da lontano si sentono esplodere bombe carta che fanno un gran botto. Vengono lanciati chiodi a tre punte per bucare le gomme delle auto. E i sassi,
lanciati a profusione, solo raramente riesco a superare le reti. Lanciate anche biglie.
Gli uomini in divisa sono praticamente assenti. Si avvicinano ogni tanto, sparano i loro gas e indietreggiano. Si possono intravedere nel buio delle specie di robocop come quello di Genova che
hanno perfino difficoltà a deambulare. I gas piovono ovunque, vengono sparati soprattutto in direzione della baita presidio dove sia ammassa il grosso dei manifestanti. Tra quelli vicino alle
reti qualcuno tenta l’azione solitaria e viene immediatamente pescato dai poliziotti che aspettano solo che qualcuno faccia un gesto azzardato. Volano insulti e quindi scatta la denuncia per
resistenza, violenza e oltraggio. Le accuse stesse rendono l’idea di cosa accada realmente.
Alle due di notte tutto è terminato. Le reti sono intatte, manifestanti e poliziotti tornano nelle loro basi dopo aver inalato per tre ore gas che in molti definiscono altamente tossici. La nube
è così spessa che tornati a Giaglione, a quattro chilometri di distanza dagli scontri, nelle vie del paese l’aria è ancora acre e fa bruciare gli occhi. E nelle loro case i poveri residenti sono
costretti anch’essi a respirare questi veleni mentre dormono.
Maurizio Pagliassotti