Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Maurizio Pagliassotti, www.liberazione.it
E' l'8 giugno e il cantiere della Tav in val Susa rimane un miraggio. Doveva iniziare entro la fine di maggio, data tassativa che più tassativa non si può. Il primo giugno è arrivato ma non
importa. Virano, Fassino, Chiamparino, Cota e tutti gli altri si sono regalati un mese in più per fare ciò che non hanno fatto in questi anni di osservatori tecnici, tavoli politici e company.
Soldi dell'ignaro contribuente buttati al vento.
In tutto questo tempo costoro hanno agito pervicacemente lontano dal territorio, hanno rifiutato ogni dialogo con chi l'opera non la vuole e così sono rimasti inchiodati allo schema ideologico
"della minoranza rumorosa" che non vuole il progresso. In questa maniera si sono ritrovati al punto di partenza: sei anni fa era una questione di ordine pubblico, oggi si discute se mandare
l'esercito in val Susa e se la polizia debba avere o meno "copertura politica totale" su ogni suo atto. Ovvero se possa sparare sulla folla. C'è un'assessora regionale, tale Bonino Barbara del
Pdl, che parla esplicitamente di «assenza di regole d'ingaggio per le forze dell'ordine». Ma anche le istituzioni politiche facenti capo al Pd vanno giù pesante e chiedono di fare piazza pulita
dei manifestati valsusini con manu militari. E' l'isterismo di fronte alla sconfitta che rende la situazione pericolosissima.
Ieri a Torino è venuto il ministro Maroni. In mattinata due pallottole venivano puntualmente recapitate ai parlamentari democratici Esposito e Merlo. In questa situazione surreale i dirigenti del
Pd torinese (Saitta, Morgando, Bragantini) auspicavano che il leader della Lega annunciasse l'arrivo in valle delle truppe e la classificazione della località Maddalena come sito strategico
nazionale sottoposto a leggi militari. Nulla di tutto questo è avvenuto: Maroni ha invece detto che il cantiere verrà aperto entro i tempi prestabiliti ma non ha azzardato previsioni sulle
operazioni che coinvolgeranno le forze di polizia. Questo perché il ministro è stato avvertito che comunque sarà tutto inutile e che davvero ci vorrebbe un reggimento per un tempo indefinito a
pattugliare due reti arancioni e nessun lavoro. Perché di questo si tratta: piazzare le reti, far vedere ai commissari europei che i lavori sono iniziati, mettere le mani sui fatidici 621 milioni
di euro pubblici, e poi aspettare chissà per quanto l'arrivo della talpa per il sondaggio preparatorio. Si parla di mesi d'attesa.
Pare che un uomo d'ordine e disciplina come il questore di Torino Aldo Faraoni sia colui che si oppone alla deriva guerrafondaia. E se manca il capo della polizia gli altri possono fare ben poco.
Il questore sa che una gestione militare della situazione esporrebbe le truppe e la popolazione a rischi gravissimi e sa anche che le voci che oggi invocano il pugno di ferro in fretta
prenderebbero le distanze di fronte a comuni cittadini di ogni età picchiati. Perché anche se Virano e soci continuano a fingere di non saperlo, di questo si tratta: la stragrande maggioranza di
coloro che difendono il presidio della Maddalena sono padri e madri di famiglia che nulla hanno a che fare con le pallottole giunte con precisione svizzera a due parlamentari Pd torinesi
particolarmente attivi sul fronte Sìtav. E infatti il movimento condanna senza appello.
Sandro Plano, presidente Comunità montane Val Susa-Sangone, oggetto di pesantissime pressioni da parte del suo partito, il Pd, commenta: «Riceviamo favorevolmente le parole del ministro Maroni. I
passi da fare sono politici, non militari. Continuiamo a stigmatizzare invece le promesse mai mantenute che hanno portato a questa esasperazione». Per Ferrero (Prc) «l'unica soluzione per la Val
di Susa è ritirare questo progetto assurdo».