Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
«La resistenza che dobbiamo mettere in atto negli enti locali è un pezzo della risposta alla crisi assieme alla difesa dei beni comuni e dei diritti del lavoro sottoposti al tritacarne della
"modernizzazione"», avverte Massimo Rossi, portavoce Federazione della sinistra, al termine di una lunga giornata iniziata con l'incontro tra governo ed enti locali con Tremonti che comunica loro
un «taglio ai trasferimenti» attraverso una «riduzione di 6 miliardi per il 2012 e di 3,5 nel 2013». Rossi, che fa parte dell'ufficio di presidenza dell'Upi, l'unione delle province dopo una
lunga esperienza prima da sindaco a Grottammare poi da presidente della provincia di Ascoli, è persuaso che «stavolta non basti la solita risposta, i sindaci con la fascia sotto al Palazzo,
perché poi gli stessi amministratori hanno venduto i gioielli di famiglia e promosso le privatizzazioni. Occorre una saldatura con i cittadini e le resistenze nei territori, la ripresa delle
politiche di partecipazione, il ritrovamento della credibilità». La crisi fa venire al pettine le ambiguità del federalismo e, in qualche modo, lo seppelisce con una manovra «che drena risorse
dai territori» costretti a loro volta a rimettere le mani nelle tasche della gente. Ha voglia Bossi a dire che «non è come sembra». Lo sdegno di chi amministra Regioni, città e province, è
bipartisan ed è tutt'altro che scontato che si trovi la quadra. Che Nicola Zingaretti dica che «la manovra proposta è una vera e propria macelleria sociale» perché «significa scardinare quasi
completamente qualsiasi intervento sociale nei confronti dei più deboli» è piuttosto comprensibile visto che il presidente della Provincia di Roma è del Pd e punta a scalzare Alemanno. Sono
proprio le dichiarazioni del suo antagonista, sindaco della Capitale, a segnare l'entità della crisi politica nella maggioranza. «Non è esattamente come sembra, non devono avere il terrore, ieri
sera abbiamo trovato la via per moderare», ripete come un mantra il ministro delle riforme e padre del Carroccio ma l'inquilino del Campidoglio non ci sta a vedersi scippare altri 270 milioni di
euro in due anni. «Manovra insostenibile» anche per lui, dunque, che fa appello all'Anci per una mobilitazione per arrivare «a correzioni significative e non semplici aggiustamenti». Rosica anche
Polverini che si arrampica sugli specchi per dire che la manovra è «necessaria ma pesante». Tra i commentatori più "creativi", il presidente del Friuli, Renzo Tondo che esorta i colleghi a uscire
«dalla difesa corporativa e suggeriamo dove intervenire». Mentre per il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, «il panorama di tagli che ci è stato prospettato non è altro che il
prodotto degli errori commessi dal governo. Se la sanità non è stata toccata è soltanto perchè è già stata oggetto di attacchi pesanti con l'introduzione dei ticket». Formigoni annuncia alla
stampa di avere avuto rassicurazioni che, invece del ritorno del ticket sanitario, salirà l'accisa sul tabacco. Ma il governatore della Lombradia sarà il capofila degli scontenti di maggioranza
tant'è che gli ultras filogovernativi lo accuseranno di cercare visibilità. Sarà il ciellino più famoso a intonare il de profundis per il federalismo: «Caro Calderoli, devo ribadire con
cristallina evidenza che il federalismo fiscale per le Regioni purtroppo è finito». L'autopsia parla di uno «svuotamento». Il cardine della legge 42 è proprio la trasformazione dei trasferimenti
dallo Stato in quote di tributi dai singoli territori. Se non c'è nulla da fiscalizzare, non ci sarà alcun trasferimento», spiega il Governatur che ingaggerà un altro duello con Tremonti per
salvare i fondi contro il dissesto idrogeologico. Lapidario il ministro dell'economia: «Ci sono altri equilibri da salvare».
La Lega per le autonomie non esita a definire la manovra una «schifezza». «I comuni sono ridotti all'asfissia e saranno nell'impossibilità di dare servizi essenziali e di fare gli investimenti
fondamentali - dice il presidente di Legautonomie Marco Filippeschi è una manovra cieca che non induce comportamenti virtuosi. Dobbiamo opporci, dalla parte dei cittadini». Ma la sua ricetta va
nel senso contrario a quello indicato da Massimo Rossi: si chiede una sola Camera legislativa e metà parlamentari. «Una ricetta che riduce la rappresentanza, taglia la democrazia e non gli
sprechi», ribadisce il portavoce Fds, consapevole di andare controcorrente.
In serata, mentre è in corso il consiglio dei ministri, giunge la conferma del progetto di ridurre le province e accorpare i comuni. 1500 i comuni interessati, quelli sotto i mille abitanti,
increduli di sentirsi additati come una delle cause del dissesto. Dalle prossime elezioni è prevista, secondo la bozza che trapela da Palazzo Chigi, la soppressione delle Provincie sotto i
300.000 abitanti e la riduzione dei componenti i Consigli regionali. Mentre scriviamo, il governo è ancora riunito ma ciascun sindaco, presidente o governatore si sta facendo due conti. Qualcuno,
in maggioranza, strepita (Galan e Micciché) dicendo che non ingoierà tagli senza investimenti o tagli alle rinnovabili. Riprende il balletto che vorrebbe spianare la strada al governo tecnico.
Nessuno accenna alla cucitura suggerita dalla Fds.
«L'impatto sul welfare è già colossale - dice a Liberazione Francesca Danese, presidente Cesv Lazio - chiedetelo alle famiglie con un figlio disabile o con un nonno con l'Alzheimer. Un euro
sottratto alle politiche sociali vuol dire rubare sicurezza sociale e futuro. I comuni hanno già azzerato i fondi per l'infanzia e l'adolescenza. Chi riuscirà ancora a curarsi? Il volontariato
non può, non deve e non vuole svolgere una supplenza politica».