Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
«Non è solo una boutade. Temo faccia sul serio»
Marchionne riapre i giochi e cerca di alzare la posta in gioco?
Per un verso mi pare che siamo su questo piano e cioè cercare di estrarre dai cosiddetti accordi di Pomigliano e Mirafiori il massimo che può. Però un amministratore delegato che fa un annuncio
così fa anche un passo in un'altra direzone. Nessuno, nella sua posizione in altre case automobilistiche, si sognerebbe di fare annunci del genere. Nessuno si è mai lasciato scappare l'idea di
collocare la sede in un altro paese. E' una novità assoluta. Mi stupirebbe che fosse solo una battuta vista la responsabilità che occupa Marchionne. Temo che ci sia un qualche intento.
Ma è davvero così facile chiudere uno stabilimento che rimane comunque il più grande d'Europa?
E' uno dei simboli dell'industria in Italia. Se fossero magliette o calzature, non così legate alla storia industriale del paese l'annuncio sarebbe meno pesante. E' comunque molto preoccupante, e
in qualche modo tradisce una sostanziale sottostima della città e del paese.
Verrebbe cancellato anche il Cetro ricerche Fiat, che è un punto d'eccellenza.
Molte aziende importanti si sono riferite al Centro ricerche Fiat. C'è da dubitare che il centro ricerche rimanga a Torino.
Quanto costrebbe chiudere e trasferire Mirafiori?
E' lo stabilimento automobilistico più grande d'Europa e anche il più vecchio. Il problema dell'invecchiamento degli impianti è reale. La soluzione prevista invece di una ristrutturazone è
costruire impianti più piccoli, come hanno fatto altri produttori europei. Li hanno ricostruiti però nello stesso paese.
Ma un settore industriale come l'Automotive non può essere rastrellato con la bomba atomica.
Altri settori in Italia sono scomparsi come se fossero stati colpiti dalla bomba atomica. Ci rimarrebbe il militare e un po di cantieristica. Si tratta di vedere se qusta dichiarazione è un
baloon d'essai. Ma in ogni caso la sua gravità non è certo diminuita.
Marchionne punta a rastrellare maggior valore per le azioni?
Non lo so, perché il brand è sicuramente importante. Quello dell'Automitove è il settore industriale dove il marchio ha importanza. Non so quanto possa giovare dire di voler cambiare paese. Può
darsi che i vertici Fiat abbiano pensato che lasciando intravedere un trasferimento verrebbero allettati gli investitori istituzionali. Ma un marchio che perde la sua nazionalità tradizionalmente
perde interesse nel m ercato azionario.
L'annuncio mette a nudo la responsabilità della Politica.
Se esistesse un governo minimamente competente nella politica industriale e minimamente presente, l'Ad di Fiat mezz'ora dopo sarebbe stato convocato dal capo del Governo per avere spiegazioni. Un
Governo responsabile già negli anni passati avrebbe tentato di itrattenere una serie di relazioni e di colloqui. E invece questo Governo è stato totalmente assente.
Finalmente gli imprenditori hanno articolato una reazione.
Certamente si perché per Torino sarebbe una perdita di enorme gravità. Sarebbe uno smacco per l'intera classe industriale della città e per tutta la provincia e la regione. Se se ne va il
cervello se ne potrebbero andare anche gli altri.
Fa. Seba. "Liberazione" 6 febbraio 2011