Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Phonemedia A rischio 1.600 posti in Calabria
Alessia Candito, www.liberazione.it
Licenziati. E' una condanna senza appello quella arrivata per i lavoratori del gruppo Phonemedia. Per il commissario giudiziario, l'avvocato Francesco De Mundo, da due anni alla guida
dell'azienda in amministrazione controllata, non esistono le condizioni per la continuazione dell'attività aziendale «neppure per il tramite della cessione d'azienda o di parti di
quest'ultima».
Il 31 dicembre prossimo, al termine della cassa integrazione in deroga, gli ex dipendenti dei rami calabresi dell'azienda - Multivoice, Wccr e Soft4Web - dovranno reinventarsi un futuro
lavorativo. E da soli. Perché, scrive De Mundo nella sua comunicazione al Ministero del Lavoro, «non risulta possibile garantire - neppure parzialmente - il reimpiego dei lavoratori o il ricorso
a misure alternative rispetto al collocamento in mobilità».
Un epilogo tragico per una lotta che dura ormai da due anni, ma, denunciano i lavoratori in una nota, dall'esito quasi scontato, perché «dopo aver fatto l'analisi economico-finanziaria
dell'azienda con pessimi risultati - una voragine di oltre 60 milioni di euro - il commissario giudiziario nulla di concreto ha fatto al fine di scovare almeno una qualche possibilità di ripresa
lavorativa». Così come nulla hanno fatto le istituzioni locali e nazionali che più volte sulla vertenza Phonemedia sono state chiamate in causa. Anche l'iscrizione nelle liste di mobilità
regionale, tanto attesa dai lavoratori che sono arrivati anche a bloccare i lavori del consiglio provinciale prima e comunale poi per accelerare la procedura, potrebbe rivelarsi inutile. I
bilanci, si giustificano dagli uffici della Giunta, da tempo virano al rosso e l'ultima finanziaria - che ha tagliato drasticamente i fondi destinati agli enti locali - rende i margini di manovra
ancora più esigui.
Eppure, la regione era stata generosa con Phonemedia, che all'epoca, per numero di addetti, era una delle più grandi realtà industriali del Mezzogiorno. Solo in Calabria, all'azienda sono stati
elargiti oltre 14milioni di euro di fondi europei, destinati a potenziare la struttura e spariti insieme al management prima del crack finanziario. Durissimo sulla vicenda il segretario generale
della locale Cgil, Giuseppe Valentino, secondo il quale «questa non è solo la storia di una truffa consumata ai danni dei lavoratori, dei fondi europei, delle famiglie che con questo lavoro
speravano di potersi mantenere; non è solo il ricatto della "politica" ai più deboli per ottenere quel posto di lavoro in cambio di favori elettorali; non è solo lo sfruttamento dei lavoratori
costretti a "produrre, produrre, produrre" per avere in cambio un salario misero, è molto di più». Per Valentino, l'esito della vertenza Phonemedia «è l'emblema dell'incapacità di un Governo che
non ha voluto vedere e non ha affrontato la crisi economica, delle istituzioni sorde alle richieste dei lavoratori, al loro disagio, ai loro problemi».
Parole durissime che fanno il paio con i giudizi amari che della vicenda danno gli ex dipendenti dei call center, ormai convinti che l'avvio della procedura di licenziamento di massa non sia che
il modo più semplice di eliminare il problema dalla radice. «Sfruttati e denigrati da padroni che hanno inseguito solo i propri illeciti profitti, da istituzioni nazionali e locali che hanno
pensato a curare sempre e solo i propri interessi - scrive il comitato di lotta dell'azienda - i lavoratori Phonemedia di Catanzaro ringraziano lo Stato per non essersi smentito nemmeno questa
volta e per aver dato l'ennesima dimostrazione della sua incapacità in materia di lavoro, di rilancio dell'economia italiana e di totale disinteresse e menefreghismo nei confronti delle sorti del
Paese». Considerazioni dure, come la battaglia che i lavoratori promettono di dare contro i licenziamenti di massa.
Un verdetto che arriva con tragica puntualità, all'indomani della pubblicazione dei dati dello Svimez, che inchiodano la Calabria a un destino da terra sempre più povera e disabitata, in cui
disoccupazione ed emigrazione toccano picchi storici. Stessa sorte che subiranno, forse, anche i quasi 1.600 dipendenti degli ex contact center calabresi, per i quali il futuro è una domanda
ancora tragicamente aperta.