Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Egr. Sig. Monti,
sono un edicolante, un componente di quella categoria che il governo definisce "casta" e che secondo la sua finanziaria vedrà liberalizzata la propria licenza per un motivo che definire oscuro è
un eufemismo.
Ma partiamo dalla definizione di "casta": Casta [cà-sta], sost. femm.: Gruppo sociale chiuso caratterizzato da specifiche norme di comportamento e dal ruolo predeterminato... Che mi risulti, non
è vietato a nessuno diventare edicolante e non servono particolari abilità o qualifiche. Il comportamento è quello di qualsiasi commerciante nei confronti dei clienti, mentre nei confronti di
Distributori ed Editori, il nostro compito è quello di finanziatori a tasso zero. Il ruolo è quello di garantire la pluralità d'informazione, visto che per Contratto nazionale siamo obbligati a
garantire pari visibilità a qualsiasi testata senza possibilità di scelta. Certo, le licenze sono in rapporto alla densità d'abitazione per kmq, ma c'è un motivo: dovendo - appunto - garantire la
pluralità d'informazione, bisogna che qualcuno si incarichi di mettere il proprio spazio a disposizione di qualunque foglio venga pubblicato, anche di ciò che non ha alcuno scopo informativo. La
licenza ha già il costo commerciale della sola marca da bollo, poiché vendere una licenza è illegale da anni.
Quello che dà valore al nostro lavoro è l'avviamento di un punto vendita di una categoria merceologica del tutto anomala. Perché è questo il punto: la categoria merceologica. Non ho una laurea in
Economia, mi accontento di un diploma di Liceo scientifico ed una laurea in Lettere e Filosofia, ma lei sarà così gentile da spiegarmi in che misura liberalizzare la vendita di quotidiani e
periodici porterebbe un guadagno alle casse dello Stato.
Mi spiegherà, soprattutto, quale sarà il vantaggio per l'utenza dato che il prezzo della merce è imposto. In che misura un prodotto con queste caratteristiche potrebbe innescare un principio di
concorrenza come ha dichiarato il signor Italo Bocchino...? In che misura un prodotto che è, ad oggi, in larga parte finanziato dallo Stato in funzione della tiratura e non del venduto (ci sono
quotidiani che hanno uno storico medio di 2 copie vendute al giorno) potrebbe portare un introito alle casse dello Stato? Mi perdoni se faccio un'ipotesi: al momento i finanziamenti statali sono
basati sulla tiratura (e quest'ultima influisce in maniera determinante anche sui costi della pubblicità, lo sapeva?) e con l'espansione dei possibili punti vendita aumenterà chiaramente anche la
tiratura nella stessa misura, ma non il venduto, perché le edicole sono già sufficienti, anzi troppe sulla superficie del suolo italiano... Questo a cosa porta?
Ad un aumento esponenziale delle sovvenzioni statali e quindi lo Stato con una mano prenderà i soldi delle marche da bollo da 14,62€ di chi avvierà una licenza, mentre con l'altra tirerà fuori
centinaia di milioni di euro per sovvenzionare ulteriormente un mercato che è già in calo. Mi perdoni, ma se io avessi fatto i conti in questo modo sarei fallito la settimana successiva
all'apertura.
Con il nuovo d.l. 201/2011, le sovvenzioni diverranno fondi elargiti a piene mani per un aumento dell'informatizzazione distributiva a monte, e forse non sa che verranno dati anche a giornali di
taglio e cucito, caccia e pesca e altre testate che con l'informazione primaria non hanno nulla a che vedere. A quel punto, in occasione di un aumento dei punti vendita, qualche nuova testata
fiorirà. Sarebbe disposto lei a sovvenzionare a fondo perduto le strutture per i nuovi imprenditori che si metteranno sul mercato per un anno, forse meno, con riviste destinate all'invenduto? I
macchinari costano e sono vendibili. Sempre ammesso che il Decreto divenga Legge effettiva entro febbraio.
La filiera per avere un qualsiasi giornale in mano è:
editore - distributore nazionale (erano 12 sono rimasti in 5) - distributore locale (erano 215 sono rimasti in 110) - edicola (molti nell'ultimo anno hanno cercato di vendere. Altri semplicemente
chiudono). I distributori nazionali e locali lavorano in regime di monopolio nelle varie zone di appartenenza. Perché?
Dunque, ricapitolando:
Editore: sovvenzionato dallo Stato
Distributore nazionale: 3 monopolisti puri, 2 monopolisti e al contempo società partecipate di editori, che quindi beneficiano delle sovvenzioni.
Distributore Locale: monopolista
Edicolante: al momento proprietario di licenza, a breve puro finanziatore a tasso zero delle suddette aziende.
Lei sa quanto si guadagna su un quotidiano che costa 1 euro? 18 centesimi lordi. Tolte tasse, Inps, bollette e affitto cosa rimane? Meno della metà. Con quella metà noi dovremmo vivere.
Lei sa che il Contratto nazionale prevede 12 ore di apertura al giorno per sei giorni la settimana più la turnazione delle domeniche mattina (circa 7 ore), il che ci porta a lavorare 333 giorni
l'anno facendo una media di 75 ore la settimana? Lei sa che per chiudere per ferie dobbiamo chiedere ad una commissione con mesi d'anticipo in maniera da consentire la turnazione delle ferie e al
contempo garantire il diritto d'informazione sul suolo nazionale in quanto parificato al servizio pubblico? Lei sa che non esiste il principio di scelta merceologica nel nostro Contratto
nazionale?
Questo significa che noi siamo costretti ad accettare e pagare qualunque cosa l'editore abbia intenzione di mettere in commercio...
Noi tutta questa merce la paghiamo (a meno che questa non superi il mese di esposizione, fatto piuttosto raro) al Distributore locale, che a sua volta la paga al Distributore nazionale, che a sua
volta la paga all'Editore, il quale trattiene i soldi nelle proprie casse fino al momento della resa. A tasso zero.
Non crede che prima di liberalizzare una categoria, sarebbe logicamente indispensabile liberalizzare il mercato?
Io capisco che tutto questo movimento giovi decisamente alle banche, ma in che misura un "non aumento" di volume d'affari porta un giovamento alle casse dello Stato?
E, soprattutto, lo sviluppo dov'è?
Come ho spiegato, le edicole sul suolo nazionale sono già troppe e il mercato è già saturo, per cui a fronte di un aumento della tiratura non ci sarà un aumento delle vendite, dunque nemmeno del
gettito fiscale.
Possiamo dire che un "non aumento" del mercato è di fatto una crescita zero, quindi una stagnazione.
La stagnazione, lei mi insegna, è il preambolo della recessione, termine - quest'ultimo - che definisce l'opposto dei termini crescita e sviluppo. Anche sinonimo di "decrescita" se le piace di
più.
E perché, visto che si parla di liberalizzare, non mi permette di vendere tabacchi?
Non ci saranno grandi aggi, ma è pur sempre un prodotto che crea dipendenza ed ha un mercato certo, perché un fumatore non può fare a meno delle sigarette.
Forse perché è un monopolio dello Stato? I due sillogismi che ne escono sono abbastanza banali, ma forse servirà esplicitarli.
Come direbbe Aristotele: Il tabacco crea dipendenza. Lo Stato vende tabacco. Lo stato vende prodotti che creano dipendenza.
Il sostantivo che significa "prodotto o sostanza che crea dipendenza fisica e/o psicologica" è una parola ben definita e alquanto nota.
E ancora: Lo stato definisce e combatte i monopoli. Il tabacco è monopolio di Stato. Il monopolio di stato non viene combattuto.
Oppure: "Lo stato definisce e combatte i monopoli. Il monopolio di Stato resta in essere. Il monopolio di Stato non è un monopolio", ma questa frase genera un nonsenso logico, un paradosso. Non
vorrà dirmi che il governo agisce per paradossi?
Perché non mi permette di avere un notaio Cinese, il quale costerebbe sicuramente meno di un notaio della Casta (ebbene sì, l'ho detto) dei notai italiani?
Caro Sig. Monti, da Dottore a Dottore, la licenza così strutturata dà il giusto valore all'avviamento ed è la nostra garanzia di Tfr, la nostra pensione integrativa, il nostro compenso per aver
tenuto duro e mantenuto la fede nello Stato anche in questi anni di disastro economico.
Affamare gli affamati non porterà ricchezza né stabilità.
Marco Bucciol Favaro Veneto (Ve)