Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Dai giornali (in particolare proprio su Il Giornale della famiglia Berlusconi, n.d.r.): "Il contratto di Sergio Marchionne prevede uno stipendio fisso di tre milioni di euro l'anno più bonus variabili. Inoltre il manager possiede 10 milioni di stock option il cui valore dipende dai prezzi del titolo Fiat. Oggi, in base alla quotazione delle azioni, queste opzioni valgono un premio di 100 milioni di euro".
Cento milioni di euro ... pari al salario annuo di circa 6.400 operai Fiat.
Evidentemente c'è qualcosa che non va. Ma come può questo "signore" imporre ricatti e sacrifici ai lavoratori, quando lui, da solo, prende molto di più di tutti i dipendenti di Mirafiori messi assieme? Dov'è la logica?
Di fronte a ingiustizie talmente grandi come questa dovremmo tutti avere, per lo meno, un moto di indignazione. Si dovrebbe scendere in piazza, protestare e pretendere che una sperequazione di tale portata sia cancellata subito. E invece il "signor" Marchionne, con l'appoggio servile di Cisl, Uil, Fismic e UGL e la benevolenza di tanti politicanti del governo e di una sedicente opposizione parlamentare (e pensiamo ai vari Fassino, Chiamparino, Veltroni, D'Alema ...) vuole cancellare i diritti dei lavoratori e la democrazia conquistata e difficilmente attuata nelle fabbriche e vuole far crescere la fatica e l'alienazione di chi lavora in cambio di qualche elemosina guadagnata con la diminuzione delle pause e l'aumento degli straordinari.
Opponiamoci. Facciamo ritornare le Legge e la Costituzione dentro la Fiat. Diamo tutti la massima solidarietà alla FIOM che coraggiosamente resiste e non firma gli accordi capestro del ricco manager Marchionne.
Le fabbriche devono essere di chi lavora e non di chi si arricchisce sulle spalle degli operai.
Giorgio Langella