Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
di Checchino Antonini
Certe volte l'informazione è strabica. Come la politica. La Lega è travolta in queste ore dallo scandalo. Zaia e Tosi si ergono a paladini del buon nome del Carroccio ma da quasi due anni
qualcuno denuncia che la Lega Nord veneta arraffa (o consente di farlo ai suoi grandi elettori) un monte di milioni della sanità regionale. E tutto grazie a una delibera regionale, la 449 del
2006 firmata proprio dal governatore di oggi e dal sindaco di Verona. Zaia e Tosi. Questa storia sbriciola ancora una volta il mito del buongoverno leghista.
Com'è possibile che in Veneto le cliniche private fanno meno ricoveri guadagnando molto di più? Questo si legge nei bilanci della sanità degli ultimi anni: ad esempio che un risparmio di un
milione e 69.170 euro diventi un esborso di 5 milioni 15.270 euro. Questi numeri non sono mai stati smentiti. A fornirli è Guglielmo Brusco, assessore alla sanità in provincia di Rovigo. Due anni
fa, in assoluta solitudine, il quotidiano Liberazione ha messo in prima pagina questa notizia. Globalist e ilmegafonoquotidiano la rilanciano ora mentre la Corte dei conti di Venezia, le Fiamme
gialle e la commissione parlamentare sul Ssn presieduta da Ignazio Marino hanno tutte le carte in mano.
Tutto comincia in Polesine dalla relazione di un direttore della Asl, la 18, al bilancio di previsione 2010. Il dottor Marcolongo denunciava il peso sul bilancio di "alcune scelte programmatiche
regionali" come "l'importante rilievo concesso ai privati preaccreditati" che lo costringeva a sborsare 23 milioni di euro per le degenze in quelle strutture private e altri 18 per le prestazioni
specialistiche. A far fronte con le proprie risorse a tali prestazioni la Asl 18 (due terzi del rodigino) avrebbe risparmiato il 35%: 14 milioni di euro. Con tutto quel ben di dio Brusco stima
che si potevano assumere almeno 300 persone in una macchina della sanità pubblica depressa dall'eccesso di privatismo leghista. "E se qualcosa di analogo è capitato anche nelle altre province a
quanto ammonta il fatturato delle cliniche private?", si chiede Brusco. Facciamo una proiezione: se è vero un risparmio di 14 milioni di euro in una Asl con una popolazione pari al 4% del Veneto
in quelle casseforti potrebbero finire tra i 250 e i 350 milioni euro. Ogni anno.
E' la storia scritta dagli ultimi quattro assessori alla Sanità. Tutti leghisti e tutti veronesi. Il più famoso a sud del Po è l'attuale sindaco scaligero, Tosi, famoso per una condanna
per propaganda razzista. A Verona, coincidenza spettacolare, c'è Puntin Giuseppe, boss della sanità privata nordestina, già menzionato nelle cronache della sanitopoli veneta del 2006 per una
presunta tangente a un dirigente regionale (il dirigente dice che era solo un prestito). Le malelingue dicono che sarebbe lui il vero assessore. Il suo nome compare nelle partecipazioni di due
delle tre strutture private polesane. Un fatto reale è che in otto anni il fatturato dei ricoveri in cliniche private del Polesine è cresciuto del 132% nella Asl 18 e dell'81% nella 19. E le
fatture per le visite ambulatoriali sono lievitate del 350% nella prima e del 130% nell'altra. Il dato combinato provinciale è del 133% di aumento. Negli ultimi 15 anni, nel pubblico s'è
dimezzato il numero degli ospedali, ora sono 3; i posti letto sono scesi da 1700 a 800 e in pianta organica mancano 215 operatori.
Ma come, non si doveva produrre ogni sforzo verso il contenimento dei costi? "Tutto ciò è successo grazie ai meccanismi di recupero della cosiddetta regressione tariffaria e
dell'incremento finanziario", dice sempre Brusco. Quella delibera, dunque, è il meccanismo infernale che consente di diminuire le prestazioni come chiede Roma ma lievitando fino all'8%
l'incremento finanziario e concedendo che il calo di allettamenti si tramuti in una crescita delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche che sono schizzate a un milione nel 2008, quota
incredibile con un bacino di utenti che sfiora le 170mila unità. Prima di Tosi era comunque previsto un incremento finanziario del 2-3% e un aumento delle tariffe del 3-5%. La regressione
tariffaria è quella parte eccedente il tetto di prestazioni annue che viene pagata a prezzi più bassi ma poi viene sommata al tetto e diventa il nuovo budget. Così il liquidato dell'anno verrà
dato dal tetto previsto più la quota di regressione tariffaria. Ma c'è un altro trucco: la limitazione dei ricoveri si calcola solo sull'afflusso dalla provincia.
A guadagnarci sono i soliti nomi. E' il nordest, bellezza. E i nomi spesso sono gli stessi di quando non si muoveva foglia da queste parti se De Michelis non voleva. Negli ultimi tempi la
sanità privata veneta avrebe goduto di un'altra imprevista regalìa: una pioggia di 8 milioni e mezzo di soldi pubblici caduta per ben due volte (ed è questa la stranezza maggiore) su quelle
cliniche sotto forma di adeguamento all'inflazione reale.