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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Italia Lavoro, l'agenzia per il collocamento che licenzia i suoi cocoprò

  • TAGLIO BASSO di Antonio Sciotto
    IL CASO da www.ilmanifesto.it
    Controllata dal ministero di Sacconi, l'azienda vuole liberarsi dei precari storici. E li caccia via prima della scadenza dei contratti

     

    Va bene che il paradosso caratterizza già ampiamente l'attuale governo, ma quello che avviene alla Italia Lavoro è davvero speciale, e purtroppo viene pagato da una categoria piuttosto debole, quella dei collaboratori a progetto: l'agenzia che si occupa di politiche per il collocamento (400 dipendenti diretti, di proprietà pubblica, del ministero dell'Economia e del Welfare) sta buttando in mezzo a una strada decine di persone. Proprio in questi giorni sono partite le lettere di «rescissione anticipata del contratto» per una serie di precari storici - alcuni anche da 8-9 anni - ma il fine ultimo, sancito anche dal regolamento interno e da un accordo firmato solo da Cisl e Uil, è di fare «piazza pulita» di tutti i 500 collaboratori, non appena avranno raggiunto il 36esimo mese di contratto.
    Il paradosso dell'agenzia di collocamento che licenzia è in realtà una «sacconata», figlio cioè delle norme varate dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e applicato dai suoi uomini. Bisogna ricordare infatti che il recente Collegato lavoro imponeva a tutti coloro che avessero concluso un contratto a termine entro il 24 novembre 2010, l'obbligo di rivalersi per eventuali cause entro il 23 gennaio di quest'anno, pena la perdita dei diritti pregressi. E poiché moltissimi dei 500 collaboratori di Italia Lavoro sono precari da almeno una decina d'anni (l'agenzia esiste dal 1999), alcuni di loro hanno pensato di mettere a tutela i vecchi contratti inviando all'azienda una «lettera cautelativa» (che non è ancora una causa) entro il 23 gennaio.
    Cosa è successo allora? La dirigenza di Italia Lavoro, guidata appunto da un uomo di Sacconi - il presidente e ad Paolo Reboani, già capo della segreteria tecnica dell'attivissimo ministro «licenziatore» - ha cominciato a sfornare le lettere di licenziamento. Le prime - già almeno una ventina - stanno colpendo proprio i collaboratori che si erano voluti tutelare in forza del Collegato lavoro. Licenziati così, di botto: «dalla data di ricezione della presente comunicazione». Senza uno straccio di preavviso, e senza neanche ammortizzatori sociali (in quanto cocoprò).
    E non basta, perché la Cgil denuncia che mentre i collaboratori vengono cacciati via «alla ghigliottina», dall'oggi al domani, per i contrattisti a tempo determinato che hanno scritto a loro volta la lettera cautelativa, essendo non licenziabili prima della scadenza, si attua un sistema molto più «raffinato»: la dirigenza li starebbe convocando uno a uno, chiedendo di rinunciare alle cause e ai diritti pregressi, e promettendo in cambio il rinnovo. Che, letta a rovescio, sarebbe: ritirate tutto o questo è l'ultimo contratto.
    Ma, come detto, la paura di perdere il posto in realtà incombe su tutti i 500 cocoprò. Questo perché il regolamento varato nel 2008 dall'allora presidente e ad Natale Forlani, e siglato poi con un'intesa dalle sole Cisl e Uil, prevede un utilizzo massimo dei contratti a progetto per 36 mesi. Quindi nel 2011, vuoi o non vuoi, tutti i cocoprò sono a scadenza, e sul punto di piombare nella disoccupazione. «Forlani mutuò allora una normativa che vale per i contratti a termine nel settore pubblico - spiega Roberto D'Andrea, del Nidil Cgil nazionale - Ma non si vede perché essa debba essere applicata a dei collaboratori, peraltro in un'azienda a controllo pubblico ma gestita in regime privatistico. Molti progetti dipendono da finanziamenti europei, quindi non devono neanche subire il taglio del 50% imposto dalla finanziaria agli uffici pubblici. È chiaro che ci si vuole liberare di tanti collaboratori, ma a questo punto oltre alla vertenza sindacale partiranno le cause: a Italia Lavoro sono veri e propri "dipendenti mascherati", alcuni lavoratori hanno la scrivania al ministero». Chissà, magari precari proprio accanto all'ufficio di Sacconi.
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