Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Luciano dalla Vecchia, assessore a Perugia nel consiglio nazionale UPI
Checchino Antonini, www.liberazione.it
«Quante linee urbane vale un contingente militare all'estero? Noi continuiamo a dire che serve una patrimoniale per salvare i servizi pubblici, perché io, assessore e di sinistra, non voglio
privatizzarli».
Trentanove anni, dipendente pubblico prestato alla politica, Luciano Della Vecchia è assessore ai trasporti alla Provincia di Perugia. Da vent'anni in Rifondazione, figura nel consiglio nazionale
dell'Upi, l'unione delle province. Poco prima della chiacchierata con Liberazione, a Terni, decine di persone si sono incatenate a Palazzo Bazzani contro una manovra che, abolendo la loro e
un'altra trentina di province, squilibrerebbe i conti e l'assetto del territorio.
"Senza Provincia non c'è Regione - era scritto sullo striscione - riequilibriamo l'Umbria". «Terni, che è stata per molto tempo, grazie alle sue industrie, il motore economico dell'Umbria, ora
vive un momento di forte crisi ma ha comunque diritto ad essere rappresentata - hanno spiegato i promotori - ma bisogna alzare la voce in tutte le sedi competenti che finora hanno trascurato il
problema della rappresentatività».
«Hanno ragione - esordisce Della Vecchia - ma il dibattito che si è aperto oltre ad essere inopportuno nel considerare storie locali, territori e cittadini come pedine, connota sul piano politico
un atteggiamento difensivo e, di fatto, rassegnato». Spiega l'assessore perugino che i parlamentari umbri sembrano «accettare passivamente la manovra anche dal punto di vista dell'assetto. Ma il
livello istituzionale non si ridefinisce nell'ambito di una finanziaria, serve una riforma costituzionale. «Province e Comuni sono enti costituzionalmente riconosciuti, non sono a disposizione
delle funzioni delle Regioni. Pensiamo semplicemente che Province e Comuni non possano e non debbano essere soppressi sull'altare dei numeri, mentre di fatto vengono ridotte soltanto
rappresentanza e democrazia, non certo gli sprechi». L'attacco, secondo l'assessore, è sulla rappresentanza e sul piano economico: «I tagli sono impressionanti e spingono, anche le giunte più di
sinistra, verso la privatizzazione dei servizi, trasporti, scuola, sanità». La proposta di Rifondazione è quella che ognuna delle assemblee elettive dell'Umbria si convochi per esprimersi contro
ogni aspetto della manovra. Propongo una risposta unitaria, forte e chiara del mondo delle autonomie locali contro questa manovra iniqua e sciagurata. A partire dall'Umbria».La dinamica la
rispiega, numeri alla mano, un recentissimo rapporto del centro studi della Cgia, gli artigiani di Mestre: tra il 1995 e il 2010 la tassazione a livello locale è aumentata del 137,9%, da 40,58
miliardi a 96,55 miliardi di euro. Al forte decentramento fiscale s'è sedimentata nel tempo la tendenza al taglio dei trasferimenti che le manovre correttive di luglio e di Ferragosto portano al
parossismo. Che si taglino i servizi o si aumentino le tariffe non muta il bersaglio: le classi lavoratrici e disagiate. «Ma io non voglio fare nessuna delle due cose - riprende Della Vecchia -
per questo rilanciamo anche in sede Upi, l'urgenza della patrimoniale. L'ultimo direttivo dell' associazione delle province, però, ha varato un documento di opposizione netta alla manovra contro
i tagli e poi contro riassetto ma resta una forte timidezza anche dei parlamentari nei confronti della patrimoniale e delle logiche della manovra. Serve un contrasto che non si limiti ad una
protesta che, di fatto, termina con l'approvazione ormai avvenuta, senza nemmeno una visibile opposizione parlamentare e con posizioni nebulose e poco chiare anche da parte di alcuni parlamentari
umbri divisi tra stati generali ed assemblee costituenti».
L'Umbria, per la cronaca, ha già operato rispetto alle necessarie riforme di sistema di sua competenza. «Una strada sulla quale continuare a lavorare per conseguire ulteriori obiettivi di
riqualificazione della spesa», conclude Della Vecchia fornendo alcuni esempi: dall'unificazione delle cinque aziende di trasporti locali alla realizzazione di un unico soggetto regionale per
l'edilizia popolare fino al ridimensionamento del numero dei consiglieri regionali. Sull'altro versante, la Regione ha subito un taglio di 10 milioni di euro e il capoluogo s'è trovato di fronte
alla necessità di aumentare del 50% le tariffe tranviarie per mantenere il servizio pubblico. Sempre restando sulla competenza di Della Vecchia il taglio ai trasferimenti per il fondo trasporti è
di 35 milioni su un totale di 105.