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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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IN RICORDO DI ENRICO BERLINGUER

Lo affermiamo con orgoglio, abbiamo nostalgia di Enrico Berlinguer.

L’11 giugno del 1984 Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, cessava di vivere. Qualche giorno prima, la sera del 7 giugno, era stato colpito da un gravissimo malore durante un comizio elettorale a Padova.

Sono passati 27 anni da quei giorni ma l’insegnamento di Berlinguer è ancora necessario. Berlinguer fu un grande politico italiano, un grande uomo. In Berlinguer c’era quella passione politica, quell’onestà intellettuale e personale che oggi sono estremamente rare. Era, il suo, un modo di concepire la politica e la vita che aveva radici antiche. Un modello che è stato spazzato via da quella che viene oggi spacciata per “modernità” e che si riduce al conseguimento del tornaconto personale, alla confusione tra politica e affari, al considerare la politica stessa la maniera più facile e veloce per fare carriera e arricchirsi. Una degenerazione che Berlinguer aveva già individuato nella “questione morale” (1). Senza nulla togliere ad Alessandro Natta, un gentiluomo che si autodefiniva “illuminista, giacobino e comunista”, e togliendo, invece, tutto ad Achille Occhetto che decretò la fine di quello che fu il più grande partito comunista dell’occidente, Berlinguer fu l’ultimo grande segretario del PCI. Il partito, come recitava uno slogan, “di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer”. Un partito che annoverava tra i propri dirigenti figure come Camilla Ravera (che, di fatto, ne fu segretaria durante la clandestinità fino al 1930), Pietro Secchia, Pio La Torre, Fernando Di Giulio, Nilde Iotti, Giancarlo e Giuliano Paletta, Giuseppe di Vittorio, Giorgio Amendola, Vittorio Vidali, Umberto Terracini, Teresa Noce, Maurizio Valenzi e tantissimi altri. Dirigenti e militanti politici che lottarono per costruire la democrazia nel nostro paese.

Leggendo questi nomi, conoscendo le storie di queste persone e confrontandole con quelle degli attuali dirigenti politici italiani ci si rende conto di perché il nostro paese viva da troppo tempo una crisi politica e culturale che sembra irreversibile. Si capisce come si sia persa, nel tempo, la voglia di studiare, di conoscere, di lottare, di costruire un progetto che possa cambiare lo stato di cose presente.

Oggi tutto tende ad appiattirsi in tatticismi esasperati. Con le ultime elezioni amministrative si intravede un cambiamento di rotta ma c’è ancora tanta strada da fare per renderlo solido e duraturo. Non ci si può fermare alla soddisfazione di aver battuto candidati sostenuti da un primo ministro improponibile. Dobbiamo mettere da parte i personalismi, la voglia di apparire a tutti i costi. Il successo personale è nulla di fronte al compito che ci aspetta: costruire un nuovo progetto di sviluppo per il paese. Ripartiamo dall’insegnamento di Enrico Berlinguer. E lottiamo perché i partiti e la Politica siano quello che dovrebbero essere e non continuino ad avere come obiettivo principale l’occupazione di qualche poltrona.

 

Giorgio Langella, PdCI – FdS di Vicenza

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