Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Frida Nacinovich, "Liberazione" www.liberazione.it 13 aprile 2011
Il processo breve - salva-premier e ammazza-inchieste, dalla strage di Viareggio al terremoto dell'Aquila - scavalca il primo ostacolo. Lo scavalca in carrozza, la maggioranza si attesta sui
16/18 voti di scarto. Se la richiesta di voto segreto (concessa su un emendamento dell'Idv) doveva servire per provocare crepe nella maggioranza, ha invece ottenuto l'effetto opposto. Pdl, Lega e
onorevoli "responsabili" raggiungono 316, un risultato che supera di 6 voti la quota massima toccata durante le votazioni a scrutinio palese degli altri articoli di legge. In altre parole, quella
che doveva essere una buccia di banana sul cammino del processo breve si trasforma in un boomerang. Fabrizio Cicchitto esulta: «L'opposizione è stata ridicolizzata». Fuori dal palazzo si alza
invece l'urlo di indignazione e di dolore dei familiari delle vittime di tante stragi e disastri - dall'Aquila a Viareggio - che ora potrebbero rimanere senza colpevoli. Davanti all'obelisco di
piazza Montecitorio, fianco a fianco con i parenti delle vittime, ci sono bandiere di tutte le opposizioni, con l'eccezione dell'Udc. Ci sono i vessilli, ma non c'è il popolo. Pochi ma generosi.
Sale al cielo una commovente versione dell'"Inno di Mameli". Cantano i fratelli d'Italia, Pdl e Lega in aula si stringo a coorte, il caro leader vuole il processo breve. Loro forse non ci
credono, ma obbediscono e combattono. «L'Italia siamo noi», dice una elegante signora. Segue un'intensa "Bella ciao", un giovane ragazzo stringe il pugno alzato. Le radici restano. «Una mattina
mi son svegliato e ho trovato l'invasor...». L'onorevole avvocato Maurizio Paniz prova a spiegare ai manifestanti che la norma salva-premier è buona e giusta (l'ha scritta lui). Sembra un alieno,
non prende nemmeno troppi fischi Paniz, tanto distanti sono i due mondi. «Ma chi è?», chiedono i manifestanti ai cronisti. Non sempre la televisione fa miracoli. L'originalità della piccola
manifestazione in pizza Montecitorio è l'eterogeneità dei partecipanti. Accanto all'immancabile Gianfranco Mascia e alle sciarpe viola di alcuni manifestanti, c'è quello che è di destra e glielo
leggi i faccia e c'è chi rivendica con orgoglio di essere di sinistra. Li muove il rispetto della legge, che dovrebbe essere uguale per tutti ma non lo è. Perché Silvio Berlusconi non vuole
essere giudicato. La destra finiana (senza Udc e quindi non terzopolista), il Pd Sel, Rifondazione, l'Idv, il popolo viola insieme per difendere un principio. Ma il palazzo se ne frega. Tanto che
- nel segreto dell'urna - qualche onorevole teoricamente di opposizione condivide la linea di Paniz (cioè di Berlusconi). Il risultato era assai probabile, certo non fanno una gran figura gli
assenti nelle opposizioni, soprattutto dalle parti dell'Udc, ma c'è qualche posto vuoto anche nei posti di Fli. Alla Camera la maratona sul processo breve finisce per l'ora di cena, così come
aveva previsto la maggioranza berlusconiana, 314 voti contro 296. Troppa garzia san Silvio. La prescrizione più veloce per gli imputati incensurati passa l'esame di uno dei due rami del
Parlamento. Fra breve toccherà al Senato. La giornata trascorre tra votazioni a raffica sui vari emendamenti, la maggioranza è al gran completo, Umberto Bossi anticipa già di primo pomeriggio le
conclusioni: «Ci sono i numeri». E buonanotte ai professionisti del retroscena, che ipotizzavano maldipancia e crepe nel Pdl. Le crepe - in realtà - si creano fra quello che succede dentro il
palazzo e quel che accade fuori. Daniela Santanchè riceve un mucchio di fischi, qualche manifestante le offre soldi, l'apostrofa così: «Prenditi anche questi». In aula intanto si è consumato un
screzio fra il Pd e Gianfranco Fini. Il presidente della Camera ha contingentato i tempi, Roberto Giachetti se ne lamenta. Poca roba rispetto a quanto sarà approvato di lì a poco. Il resto è
cronaca. Il Pd vota Costituzione alla mano. Antonio Di Pietro è al solito il più colorito nel commento: «Berlusconi è come il marchese del grillo». Benedetto Della Vedova giura: «Fli ha sempre
votato compatta». Sipario.