Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
| Massimo Rossi portavoce della Federazione della sinistra | |
Portavoce della FdS ma anche grazie ad una proficua esperienza di amministratore locale, Massimo Rossi prova a ragionare a partire da quella che sarà la più colossale manovra finanziaria della
storia della Repubblica.
«Mi risulta difficile parlare di una manovra che non ha preso corpo, che cambia ogni minuto in maniera farsesca. La sola cosa certa è che con essa si esplicheranno le politiche liberiste più o
meno temperate, condivise da tutto lo schieramento parlamentare. Domina la sovranità del mercato, non c'è pudore nell'ammettere di voler modificare un articolo cardine della costituzione come il
41 che impone un orientamento delle attività economiche a fini sociali. Si vuole la ritirata incondizionata del ruolo pubblico».
Una manovra che sembra non doversi mai definire
«Il governo agisce esplicitamente in modo goffo e raffazzonato perché è disperato, ma anche perché non teme conseguenze. Il centro sinistra ha molti scheletri nell'armadio, balbetta. Se uno come
Nicola Rossi, eletto grazie a Veltroni, dice cha la manovra è troppo sbilanciata sul piano delle entrate significa che quello è il suo orizzonte. Si parla tranquillamente di derogare le attività
economiche, di libertà di licenziamento, di traffico dei rifiuti tossici, di disporre del territorio devastandolo come vogliono, di non toccare la speculazione. Una situazione oscena».
Su questa linea l'attacco ai risultati referendari
«Si vuole impedire la gestione pubblica dei servizi. I referendum sono stati un richiamo ai principi costituzionali in antitesi alle ricette liberiste ma viene ignorata la volontà popolare. Gli
stessi enti locali sembrano inadeguati. Una presa di posizione dell'Anci di alcuni giorni fa esplicitava la privatizzazione di servizi e la creazione di un fondo di investimento in cui banche e
privati si prendono quote per pagare i debiti. I rappresentanti locali debbono essere ostaggi dei cittadini e non di poteri con cui non ci deve essere neanche interlocuzione. Viene meno un ruolo
di governo che invece va salvaguardato».
Per gli enti locali sarà una fase difficile
«Certo ma dobbiamo darci da fare per gestire una fase per cui c'è una soluzione alternativa al taglio delle spese sociali. Tagliare invece le inutili infrastrutture, le spese militari, prendere
risorse dai grandi patrimoni. Non sono i Comuni a doversi far carico dei tagli ma debbono scendere sul piano di una opposizione politica all'impianto della manovra. Anche perché è nei territori
che sono visibili le risorse sprecate. Dobbiamo con proposte, riconquistare credibilità coinvolgendo cittadini e attori sociali. Non dobbiamo solo dire cosa non vogliamo ma evitare di svendere il
futuro, i gioielli dei territori, entrando nel merito, indicando una alternativa altrimenti siamo perdenti, anche utilizzando in maniera intelligente le leve tributarie».
Una delle voci su cui sono d'accordo tutti è il taglio ai costi della politica
«Bisogna ridurre le spese ma non la rappresentanza. Più che diminuire il numero dei Comuni, delle Province e dei parlamentari io dimezzerei le indennità togliendo benefit e vitalizi. Credo che su
questo tema ci sia molta demagogia e così come si vuole togliere potere reale al pubblico in favore del mercato si vogliano diminuire gli spazi di democrazia. Invece che abolire province -
istituzioni elettive e democratiche - perché non eliminare i tanti enti di secondo grado e ridare alle istituzioni un ruolo di controllo politico evitando il sovrapporsi di competenze? Io sono
contrario ai privilegi ma va ricostruito il diritto ad essere rappresentati».
Servono insomma proposte di alternativa?
«Sì infatti mi sento di lanciare un appello verso i compagni e le compagne di base. Dobbiamo aumentare la mobilitazione nei territori anche utilizzando gli strumenti tradizionali, dal volantino
alla raccolta firme senza aspettare i media, stando nei luoghi della vita sociale. I referendum hanno manifestato attivismo sociale che debbono tradursi in soggettività politica e ridiscutere
anche il tema della rappresentanza. Un terreno in cui la FdS deve esserci e crescere senza velleità egemoniche. Partendo dai contenuti come la costituente dei beni comuni, connettendosi con tutti
i movimenti per ricostruire democrazia insorgente, stabilendo relazioni e lavorando a progetti di aggregazione. Anche essere nello sciopero del 6 sarà importante».
Una urgenza di alternativa mentre avviene lo sfaldamento del blocco sociale del centro destra.
«Si tratta della logica involuzione di un modello socio economico basato sulla somma di egoismi. Finché si riesce a gestire va bene ma quando produce meccanismi autodistruttivi, tanto che
all'interno dello stesso blocco i segmenti più forti divorano i più deboli, il sistema implode. La crisi è anche questo e il cannibalismo della produzione attuato dal sistema finanziario non
poteva produrre altro».
Sistema finanziario che cannibalizza la produzione. Ci aspetta un autunno complesso
«Sì. Sarà impegnativo sia per i compiti politici che ci spettano sia per le nostre vite individuali e per le nostre condizioni materiali. Da insegnante mi aspetto aule più piene e una scuola
sempre più allo sbando, anche per questo la costruzione di una alternativa è urgente».