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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Il Cavaliere ormai al tramonto

Frida Nacinovich, www.liberazione.it


Il capo comico di Arcore non fa più ridere i cittadini-telespettatori, mentre la Lega si imborghesisce e vuole spostare i ministeri al nord. Lo sfascio della maggioranza di governo si vede anche da fatti del genere. Al G8 di Deauville Silvio Berlusconi blocca il capo della Casa Bianca Barack Obama e gli dice: «In Italia c'è una dittatura dei giudici di sinistra». C'è solo da immaginarsela la faccia del presidente Usa. La notizia corre ma non fa colpo. Non ci si ride nemmeno più. Roberto Calderoli batte ancora una volta sul tasto dei ministeri. Il responsabile leghista della semplificazione legislativa sembra George Clooney («non ministeri no party»). «Ci sono problemi? Benissimo, vorrà dire che la frase "No Taxation without Representation" diventerà "No representation? No Taxation"». Tradotto in volgare significa che nelle valli padane sono pronti allo sciopero delle tasse, non vogliono più pagarle, almeno fino a quando non saranno accontentati nella loro richiesta di spostare in Lombardia un paio di ministeri. Quelli attualmente guidati da Roberto Maroni e dallo stesso Calderoli? Addio Viminale dunque? La provocazione - se di provocazione si tratta - è suggestiva. Ma su tutto emerge un contrasto, netto, con il passato leghista, quello di lotta e di guerra politica senza quartieri a Roma ladrona, ministeri naturalmente annessi. C'è crisi, c'è grossa crisi. A "Porta a porta" il caro leader di Arcore ha derubricato il "caso ministeri" a una pinzillacchera, un discorso chiuso, circoscritto «al trasferimento di alcuni uffici di dipartimenti della presidenza del Consiglio». Una bugia, l'ennesima. Il gran venditore è invecchiato, l'auditel impietoso lo segnala, i suoi italiani dei sondaggi non lo filano più. (1 milione e 740 mila spettatori con uno share del 20.30%). Di più, anche fra i berluscones c'è aria da "tutti a casa". Parlano in ordine sparso, si muovono in ordine sparso, si vedono a gruppetti (gli ex An, gli ex Fi, quelli di Scajola, quelli di Alemanno...), pensano al futuro. Al loro futuro. Non a quello del Cavaliere. Intanto però Berlusconi va avanti: «Io sarei assolutamente disponibile a fare un passo indietro, se questo avesse come contropartita la ricomposizione dell'area moderata». Pierferdinando Casini, l'oggetto del desiderio, lo gela a stretto giro di posta: «Io dialogo sempre con tutti, il problema non è il bon ton ma la sostanza politica. A noi interessa che si cambi la politica del Paese, non ci interessano i posti a tavola». Il governatore lombardo, Roberto Formigoni, è ancora più spietato.«Berlusconi è il nostro leader finchè non farà un passo avanti come Presidente della Repubblica». Cioè mai. E il futuro? Eccolo, visto da Formigoni: «A quel punto nel Pdl non bisognerà disperderne il lascito» perchè «dopo Silvio niente diluvio», ma il partito di maggioranza relativa dovrà procedere a una scelta del nuovo leader con «il grande metodo democratico delle primarie, secondo il modello aperto della vera democrazia americana e non quello delle primarie farlocche del centrosinistra». Il presidente lombardo pensa alle primarie. Nel partito creato e comandato da Silvio Berlusconi. Quando si dice di un caro leader al tramonto. Perfino Sandro Bondi, innamorato da sempre del Cavaliere, è preoccupato. Anche se l'amore vince su tutto. «Ma come, si è sempre detto che non c'era democrazia nel Pdl e adesso che si discute, si grida alla crisi. Vedo invece segnali di vitalità». Sarà. Gianfranco Rotondi, il ministro per l'attuazione del programma, arriva a mettere in discussione il termine centrodestra. «Troviamo una parola per definirci senza più parlare di centrodestra. È un termine riduttivo. La Dc non si è mai definita di destra e manco di centro, eppure ha preso per quarant'anni più voti del Pdl. Servono nuovi sogni e nuove parole chiave. Ma è meglio pensarli con Letizia Moratti e Gianni Lettieri alla guida dei maggiori comuni d'Italia». Fantasia al potere. Il tramonto del Cavaliere si accompagna a una montagna di parole in libertà, indubbio segnale di grande confusione. C'è da scommettere che lui, il capopopolo delle libertà, venderà cara la pelle. Ma gli affari sono affari. E tutto ha un prezzo. Questo Berlusconi l'ha sempre saputo, forse ancor prima di andare alle scuole elementari. I ministeri al nord? Tutto è possibile, nell'Italia sgarrupata della diarchia Bossi e Berlusconi.

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