Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Alessandro Dal Lago, da "Liberazione" 07 aprile 2011
Chissà se un dirigente o un militante della Lega coglierà mai il punto, non dico per solidarizzare, ma almeno per sforzarsi di comprendere: e cioè che nessun cordone sanitario o respingimento o
pattugliamento fermerà gente disposta a morire pur di avere una chance diversa di vita. Il naufragio di questa notte, esattamente come quello di qualche giorno fa davanti alle coste della Libia,
ne è una tragica dimostrazione.
Dietro le migrazioni contemporanee c'è semplicemente questo. Che fuggano dalla guerra, dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dall'incertezza politica, i migranti affrontano rischi tali da
rendere ridicole le misure di contenimento, sia in patria, sia nel canale di Sicilia o sulle nostre coste. E ciò rende in partenza un bluff gli "accordi" di Tunisi. Non si sa se il governo
italiano abbia promesso soldi (Maroni nega…), ma è da escludere che un po' di motoscafi veloci e di fuoristrada riescano laddove le passate mance a Gheddafi, Ben Ali ecc. hanno clamorosamente
fallito. E se anche il governo di Tunisi si consolidasse, le partenze continueranno e il problema resterà. Un governo capace di ragionare politicamente avrebbe affrontato da sempre la questione
strategica delle migrazioni, senza nascondersi dietro la truculenza, gli slogan razzisti e le proteste degli isolani preoccupati delle loro belle spiagge. Ma, lo ripetiamo, se Amato e Pisanu
hanno fatto un buco nell'acqua, non si vede come possano fare qualcosa politici del calibro di Maroni e Cota.
La reazione della Lega agli sbarchi di queste settimane dimostra, a parte l'ottuso localismo, la pochezza delle sue proposte politiche. "Svuotare la vasca", "chiudere i rubinetti" e così via,
prima di essere slogan da bar della bassa padana, sono ammissioni d'impotenza. Chiudersi nel recinto mentale di una Padania immaginaria può servire per il momento a tener buono il proprio
elettorato. Ma da domani, forse da queste stesse ore, rivela come la Lega non abbia nulla da proporre, salvo grottesche fughe in avanti (gli eserciti regionali!) a cui non credono nemmeno i suoi
militanti.
Qual è allora la questione strategica? Semplicemente che la globalizzazione, compreso anche il ricorso sempre più ampio all'informatica, mobilita una gioventù insofferente dei propri tirannelli,
della subordinazione economica a un occidente chiuso e propenso alle spinte neo-coloniali.
Non ci ricordiamo che, prima delle attuali sollevazioni, il Maghreb era la mecca delle maquilladoras, cioè delle imprese in subappalto che lavorano per le nostre economie, sfruttando lavoratori
sottopagati? E perché questi giovani dovrebbero accettare le briciole da loro, quando, dall'altra parte, da noi, le stesse mansioni consentirebbero una sopravvivenza almeno decente?
Non è un caso che i giovani tunisini arrivati in queste settimane siano solo di passaggio in Italia e puntino alla Francia o all'Europa del nord. Non è solo una questione di lingua, ma di
opportunità lavorative e chance di vita. E si noti che questo riequilibrio, economico prima che demografico, è già nei fatti. Le società meno ottuse l'hanno capito da sempre e, nonostante la
fortezza Europa, cercano di integrare civilmente i lavoratori stranieri. Ma l'Italia, condizionata dalla Lega e da politici incredibilmente miopi (si pensi solo alle litanie di Rutelli sul
"traffico di esseri umani" e sugli infami scafisti), no. L'Europa, dunque. Invece di piagnucolare sulla mancanza di "solidarietà" europea (senti chi parla!) nei respingimenti, un ceto politico
lungimirante comincerebbe a pensare al Mediterraneo come spazio sociale ed economico comune, a investimenti che non siano mirati solo allo sfruttamento parossistico della forza lavoro. Al
contempo, permetterebbe a queste intelligenze di accedere e circolare liberamente nel nostro paese. Ma per questo sarebbe necessario andare a fondo nella critica dei nazionalismi e smetterla, a
destra e a sinistra, di bearsi con le sceneggiate a base di tricolori e inni di Mameli.
Ecco un bel compito per quello che resta della sinistra.