Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Marco Sferini, Liberazione, 25 marzo 2011
Ti hanno preso per mano vecchi e nuovi dirigenti di quel Partito Comunista Italiano che qualche sognatore di socialdemocrazie rinnovate nel liberismo italiano aveva pensato di sciogliere,
provando a mettere fine all'esperienza anticapitalista in Italia. Ti hanno portata da un notaio e ti hanno battezzata: "Rifondazione Comunista". Un doppio unico nome, una doppia e unica missione
della tua vita: continuare ad essere comunista nell'innovazione della rifondazione, per elaborare un nuovo modo di stare con i lavoratori e le lavoratrici e con tutti quei soggetti sociali
deboli, sempre attaccati dal profitto e dalle indebite ricchezze dei padroni.
Per qualche anno ti hanno dipinta come la ragazza dai capelli bianchi, precocemente invecchiata per un legame con le vecchie esperienze del socialismo reale. I tuoi padri venivano da esperienze
un po' diverse: Lucio Libertini dal Psiup, Cossutta dalla corrente sovietista del Pci. La loro età non era quella certo di giovani leader di una però giovane forza politica. Si sono scontrate
spesso idee sul tuo futuro e anche sul tuo presente. C'era chi ti voleva più movimentista e meno legata allo schema di partito classico; c'era chi ti sognava come una nuova Democrazia proletaria
(e fra questi anche io…), come una bella ragazza (o un bel ragazzo) libera, liberata, libertaria "come cavallina brada" (confrontate Ivan Della Mea in "La Mongolfiera"), senza freno alcuno,
capace di immischiarsi sempre nelle lotte per rimarcare una, cento, mille differenze che avevi e che ancora hai rispetto alle altre tue colleghe che siano o meno in Parlamento.
C'era poi, chi ti sognava come un processo continuo di elaborazione di un nuovo comunismo, di una rigenerazione costante di pensiero e di azione. E c'è chi non ti ha conosciuto quando sei nata ed
è arrivato da te qualche lustro dopo. Ti ha guardata, ha respirato l'odore dei tuoi biondi capelli, di quel giallo fatti che segna anche il colore della falce, del martello e della stella che
porti sulla tua bandiera rossa romboidale. Ti sei messa quel simbolo antico addosso e molti lo hanno riconosciuto come una volontà vera di continuare un'esperienza di grande respiro, di grandi
lotte in un contesto che fosse quello di un nuovo pragmatismo capace di rielaborare un comune sentire nei campi dei diritti civili, sociali, ambientalisti, scolastici, sanitari.
Hai difeso senza alcun tentennamento quei giovani di Genova che nel 2001 sono stati pestati a sangue dai manganelli del potere, rinchiusi nelle caserme e torturati, umiliati. I tuoi parlamentari
sono andati a visitarli e si sono presi anche loro insulti e spintoni. Hai vissuto quella stagione con grande amarezza, ma anche con un cuore molto grande, aperto, di largo respiro, perché
sentivi che una generazione intera capiva l'importanza di un cambiamento globale della società e prendeva coscienza dell'ingiustizia del capitalismo.
Accanto a te i migranti, centinaia di migliaia nel corteo più bello e rumoroso di Genova. E poi la tragedia del giorno dopo, la morte di Carlo e la caccia ai "sovversivi" per le vie della Fiera
di Genova: e tu eri lì, nelle bandiere che un po' resistevano alte e un po' cadevano sotto i colpi di una polizia che non obbediva agli ordini dello Stato, ma ad una strategia ben orchestrata per
mostrare al mondo cosa fossero i "rossi": solamente dei teppisti, dei "black block", mentre - come ai tempi di Piazza Fontana - la verità era da capovolgere e da scoprire, anche per i soliti
perbenisti del caso, che dietro gli scontri più cruenti (come accertato ormai dai molti processi che si sono conclusi) c'era stato un abuso di potere che metteva spavento e una sospensione dei
diritti costituzionali mai vista nella storia repubblicana del Paese.
E tu hai continuato a vagare per le vie di Genova, ormai vuote, ma colorate ancora del sangue di piazza Alimonda e di quello delle zone di Brignole e della Fiera, come un fantasma: in ansia per
quelle migliaia di giovani con la testa rotta alla Diaz, a Bolzaneto e per la strada. Ma anche arrabbiata e pronta a nuove lotte dopo quella "macelleria messicana".
Sono tue le battaglie contro ogni guerra: a volte molti non ti hanno capita, perché il tuo linguaggio è quello di chi non ha paura di scontrarsi con la morale comune, col comune "senso del
pudore" e con la sacralità patriottica che ha violentato la Costituzione tantissime volte e ti ha fatto soffrire prima con la guerra jugoslava, poi con quelle nel Golfo e nell'Afghanistan. Le tue
bandiere sono state in mille piazze d'Italia per dire "no" a tutte le guerre, per dire che il voto parlamentare su quegli interventi armati era un voto incostituzionale, era un tradimento di uno
degli articoli più alti della nostra Carta.
Ti hanno ascoltata in pochi in Parlamento, ma molta gente ti ha seguito: sui balconi delle tue federazioni provinciali accanto al rosso è comparso l'arcobaleno della pace e non c'è stato un
attimo in cui tu ti sia distratta da questa lotta. Liberazione, la tua voce, ha sempre urlato che quell'altro mondo possibile era tale solo se le guerre venivano messe fuori dalla Storia.
Ma come vedi, anche oggi le guerre continuano: le chiamano "Missioni di pace". E' l'epoca del regno della menzogna, dove il berlusconismo bene si ritrova in questi cardini di azione. I tuoi figli
hanno denunciato ante litteram questo imbruttimento della politica italiana, così come la deriva sempre più centrista del tuo ex fratello maggiore.
E alla fine ti hanno abbandonato anche quelli che giuravano che non ti avrebbero lasciato. E sono rimasti a consolarti solo Guido Cappelloni e Bianca Bracci Torsi di coloro che un tempo ti
avevano cullato nei tuoi primi vagiti nel 1991. Te lo ricordi quel 3 Febbraio di vent'anni fa… I delegati uscirono dall'ultimo congresso del Pci senza cantare bandiera rossa perché Cossutta disse
che non era il caso. Ma poi la cantammo in tante e in tanti in mille manifestazioni in tutti gli anni a venire.
Ti ricordi le manifestazioni settembrine? Ogni anno ne facevamo una. Quella del 1993 fu un po' triste perché Lucio non era più con noi. Poi se ne andarano anche compagne e compagni che avrebbero
dovuto vivere ancora a lungo: Ivan Bonfanti, l'amico degli animali; Giovanni De Murtas, un tuo deputato sardo. Così, in questi decenni, sei rimasta a tratti sola, a tratti speranzosa e a volte un
po' sconsolata.
Hai compiuto vent'anni. E' una bella età: sei giovane, sei ancora gentile e sei anche di bell'aspetto. Ci sono tantissimi compagni e tantissime compagne giovanissimi che credono in te, che nei
cortei per la difesa della scuola pubblica ti sventolano ancora e ti immaginano come io ti ho immaginata sempre. Come uno degli amori più belli della mia vita. Spero di averti amata nel modo
giusto, anche se ti posso aver ferita qualche volta. Credo di aver rimediato.
Tu lo sai che ti voglio ancora bene e che te ne vorrò sempre, perché sei non solo un partito politico comunista, ma sei una comunità di donne e uomini veramente liberi e svincolati da ogni
libidinosa attenzione per il potere, per quello che è deleterio per chi cerca di superare il capitalismo e che ha ancora una grande, immensa voglia di continuare a costruire ovunque sia possibile
un balzo in avanti verso una società senza profitto, senza merci, senza sfruttati e senza sfruttatori.
Auguri mia bella, cara e dolce Rifondazione Comunista!